I laureati Italiani nelle farms in Australia 

domenica, 5 Marzo 2023
1 minuto di lettura

«Ho lavorato come infermiera in Italia per quattro anni e dopo la pandemia mi aspettavo degli incentivi che compensassero l’impatto che l’impegno nei reparti Covid ha avuto sulla nostra salute mentale. Ma non sono mai davvero arrivati e così ho deciso di venire qui dove la mia professione è una tra le più richieste».

Queste sono state le dichiarazioni di Martina Ferri, ex infermiera su territorio nazionale ed attualmente contadina di professione in Australia.

Quello di Martina non è un caso sporadico. Difatti lei è solo una dei tanti laureati italiani, che hanno deciso di abbandonare le professioni che svolgevano in Italia per emigrare in Australia e ricoprire il ruolo di farmer.

Medesima è stata la scelta di Federico Palisca, laureato in digital marketing. «Mungere le mucche qui in Australia per tre mesi mi fa guadagnare come un anno da videomaker in Italia, non mi danneggia affatto», ha dichiarato Federico.

E’ quindi chiaro come la presenza di italiani under 36 nelle farms australiane  non riguardi singole casistiche, ma un vero e proprio fenomeno diffuso.

In questo senso la domanda sorge spontanea: si tratta di convenienza economica o di una scelta esistenziale? E’ senz’altro complesso fornire  una risposta oggettiva.

Ciò che è oggettivo però sono dati forniti dagli esperti. Difatti nel  2022 gli italiani sono stati al secondo posto, per nazionalità i più impiegati nelle fattorie australiane.

Una percentuale mai stata così alta negli ultimi anni secondo il governo australiano. A fornire una lettura diversa e probabilmente più concreta del fenomeno è l’agenzia di visti JA con doppia sede a Milano e Melbourne.

Ad avviso dell’agenzia, il lavoro nelle farm è solo un mezzo, ovvero un trampolino di lancio verso ciò per cui si è veramente competenti. Difatti il consiglio dell’agenzia JA è quello di richiedere in prima istanza un visto temporaneo e lavorare nelle farm, per poi, una volta sul territorio richiedere un visto permanente, che ha ovviamente dei prezzi estremamente elevati.

E’ quindi chiaro come l ’odissea dei giovani italiani in Australia costituisca senz’altro una questione diffusa, che necessità però al contempo di maggiore chiarezza.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.