Il Castello di Écouen sorprende i visitatori per la sua posizione che domina da una collinetta la cittadina omonima e che offre una vista spettacolare sulla pianura di Francia, che degrada verso Parigi.
L’edificio è circondato da una tenuta di 19 ettari di foresta rigogliosa che invita, in tutte le stagioni dell’anno, a passeggiate nella natura tra una ricca flora di faggi, castagni e felci.
Il Castello d’Écouen è un prezioso monumento poco conosciuto del Rinascimento francese.
Il suo prestigio lo deve alla famiglia Montmorency e soprattutto al Conestabile (comandante delle milizie del re) Anne de Montmorency.
Uomo potente, mecenate e appassionato d’arte, fece demolire un vecchio castello medievale e dal 1538 al 1555 lo ricostruì chiamando per la sua realizzazione i migliori artigiani e artisti francesi e stranieri dell’epoca. Il risultato fu un castello ricco di vetrate, boiserie, fregi e dipinti, ceramiche e maioliche italiane.
In particolare fu l’architetto Jean Bullant, rappresentante del Rinascimento francese durante il regno di Francesco I, a realizzare gran parte dei lavori, ispirandosi a ciò che aveva osservato e apprezzato durante un suo viaggio in Italia. L’entrata monumentale del castello era al tempo ornata di una grande statua equestre del conestabile, oggi purtroppo scomparsa.
Al suo interno si possono visitare gli appartamenti del re e della regina, dove anche Caterina de’ Medici soggiornò in quanto moglie di Enrico II, nonché quelli del conestabile e di sua moglie. Al terzo piano, troviamo una sala ornata di boiserie con l’emblema di Anne de Montmorency accompagnato dal suo motto “Aplanos”, una parola greca che vuol dire letteralmente “tutto dritto” o “senza deviare”. Questa stanza ospita la ricca biblioteca del conestabile.
Anne de Montmorency fu erede di una immensa fortuna che negli anni aumentò anche grazie al matrimonio con Madeleine de Savoie e con appoggi della Corte di Francia.
Alla sua morte nel 1567, possedeva circa 130 castelli sparsi in tutta la Francia ma nessuno eguagliò la magnificenza di Écouen.
Durante il periodo napoleonico, il castello venne trasformato in collegio riservato alle figlie di coloro che avevano ricevuto l’illustre riconoscimento della Légion d’Honneur. Mantenne questa funzione fino al 1815 e successivamente dal 1851 al 1962. Oggi, questo collegio si trova a Saint-Denis, accanto alla basilica che ospita le tombe dei re di Francia.
Dal 1977, dopo un importante lavoro di restauro, il castello d’Écouen fu assegnato al Ministero degli Affari Culturali per ospitare il Museo Nazionale del Rinascimento inaugurato dall’allora presidente Valéry Giscard-d’Estaing.
Le sale espongono pezzi pregiati di ceramiche, sculture e oreficeria provenienti in gran parte dalle collezioni del Museo di Cluny di Parigi. Quest’ultimo oltre a non disporre di sufficienti spazi espositivi, nasce come museo del Medioevo e conserva quindi opere anteriori al Rinascimento.
Tra le tante preziose opere del museo risalta lo splendido arazzo di “David e Betsabea”, di ben 75 m di lunghezza per 4,50 m di altezza, realizzato forse per il re Enrico VIII d’Inghilterra. L’arazzo raffigura l’orgoglio e l’affronto del re Davide nei confronti del potere divino, ma anche il perdono di Dio. È quindi facile comprendere il valore che Enrico VIII poteva attribuire a questa storia, in un contesto in cui cercava l’accettazione papale del suo divorzio da Caterina d’Aragona, che non gli aveva dato figli.
Un altro vanto del castello di Écouen è senza dubbio una copia dell’ “Ultima Cena” di Leonardo da Vinci. L’opera fu commissionata nel 1506 a Marco d’Oggiono, un allievo del maestro, dal cardinale di Amboise e realizzata dunque poco dopo l’affresco originale, terminato nel 1498. Nel 1555, Anne de Montmorency l’acquistò per la cappella del castello di Écouen dove rimase fino al 1793. Fu esposta e conservata al Louvre che la restituì nel 1980 alla sua sede originaria, dopo l’apertura del Museo Nazionale del Rinascimento.
A maggio la cittadina di Écouen accoglie i visitatori con il “Festival du Connetable”. Tre giorni di spettacoli con artisti di strada, concerti, mercato delle arti e dei mestieri in ricordo del Rinascimento e di Anne de Montmorency
Sofia Barilari
