Bitcoin: finanziamo i malaffari?

giovedì, 9 Marzo 2023
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Dopo l’odierna notizia della bancarotta di Silvergate, banca specializzata in criptovalute, conseguente a una perdita del 96% del proprio valore azionario in un anno, sul mondo delle criptovalute c’è aria di tempesta.

Le criptovalute, nate con l’intento di sostituire le monete tradizionali, continuano a mietere vittime tra piccoli e grandi investitori. I compratori si affidano a queste piattaforme per l’acquisto e la vendita di denaro con pochissimi controlli da parte dei regolatori; con tutti i vantaggi e gli svantaggi che tale meccanismo comporta.

Il Bitcoin, la criptovaluta per eccellenza, continua per esempio ad essere un importante rifugio di operazioni poco chiare. Tra le ipotesi più accreditate nelle riviste specialistiche quelle di: riciclaggio di denaro, monete scambiate per i narcotraffici o per la compravendita di armi. 

E’ forse per quest’ultimo scopo che gli organi di sorveglianza mondiali non hanno mai imposto per le cripto regole chiare e ferree al pari delle leggi antiriciclaggio ed antiterrorismo? 

Direttive a cui doverosamente si attengono tutte le banche e le istituzioni finanziarie. 

Ed è per questa mancanza di regolamentazione che quando inevitabilmente scoppierà la bolla speculativa, gli stati non potranno intervenire a supporto dei clienti in perdita. 

Nel frattempo continuano a proliferare le operazioni sospette. A riprova della spropositata mancanza di tracciabilità delle suddette operazioni, ricordiamo i riscatti richiesti in bitcoin con i cyber attacchi. 

E’ chiaro quindi che, nonostante la pericolosità di questi strumenti finanziari e delle loro quotidiane e molto elevate variazioni percentuali, ci siano interessi a non regolamentare e rendere trasparenti le operazioni.

Ma fino a quando andrà avanti così? Probabilmente quando ci saranno altri grossi fallimenti di criptovalute sarà inevitabile intervenire…

Maria Longobardi

 

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