Bologna, sinistra choc: aboliti i “patrioti”

lunedì, 13 Marzo 2023
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Bologna, la Giunta comunale va fuori di testa: dalle targhe cittadine dedicate ai combattenti antifascisti sparisce la parola “patriota” per far posto a “partigiano/a”. Roba da non crederci.

Eppure è così. Ecco la nota ufficiale che spiega, senza timore di cadere nel ridicolo, la sconcertante decisione.  La delibera prevede che i sottotitoli (partigiano, patriota ecc.) «vengano uniformati con l’utilizzo del termine “partigiano” o “partigiana”», Tutto nascerebbe dalle «tante segnalazioni dei cittadini che chiedevano lumi su questi sottotitoli». Al progetto, la Giunta bolognese avrebbe lavorato «un anno, arrivando alla conclusione che uniformare era la cosa migliore», ha poi dichiarato al “Corriere” l’assessore alla Toponomastica di Bologna Simone Borsari. Di qui la scontata conclusione: «Continuiamo a prenderci cura delle radici antifasciste della città e preservare la memoria di coloro che persero la vita per ridare dignità all’Italia».

Figuriamoci quanti cittadini bolognesi si siano posti il problema di “uniformare” i sottotitoli della toponomastica… a chi vogliono darla a bere? È di tutta evidenza il tentativo del sindaco di Bologna, Matteo Lepore (Pd), di appoggiare il nuovo corso di “sinistra” del suo partito, gratificando l’ardente antifascismo della neosegretaria Elly Schlein.

Né è difficile cogliere, in questa decisione, una frecciata contro Giorgia Meloni e i dirigenti di FdI, che fanno frequente uso, nei loro discorsi, del termine “patriota”, per definire se stessi e tutti i bravi italiani di cui hanno stima. È come se i “compagni” di Bologna dicessero ai loro avversari: «Visto che vi piace tanto questa parola, noi non vogliamo confonderci con voi. E la escludiamo dal nostro lessico, fin dalla toponomastica».

Per carità, la polemica politica ha le sue regole. Ma a tutto c’è un limite. E il limite che non andrebbe mai superato è quello del buon senso. Perché, piaccia o non piaccia, cambiare targhe che stanno sui muri di Bologna (magari da settant’anni e più) solo per fare un dispetto all’avversario, è follia allo stato puro. Una follia che dà peraltro la misura del basso livello raggiunto, complice anche l’isteria di tanti “partigiani” da tastiera, da certo radicalismo di sinistra, dopo la conquista del governo da parte della destra di FdI.

Come tutte le follie ideologiche, questa ultima trovata dei “compagni” bolognesi è anche controproducente, perché porterebbe (se assunta su larga scala) all’autoesclusione della sinistra dal richiamo al valore cui rimanda il  termine “patriota”: la Patria, che non è né di destra né di sinistra, ma un principio comune, un bene morale di tutti i cittadini.

Il sindaco Lepore e i suoi compagni dimostrano inoltre di conoscere poco la stessa storia della resistenza, perché l’acronimo Gap (come venivamo chiamati i nuclei di antifascisti che agivano nelle città del Centro-Nord al tempo della Rsi) sta per “Gruppi d’azione patriottica”. Fu Giangiacomo Feltrinelli a sostituire “patriottica” con “partigiana” quando, sul finire degli anni Sessanta, scelse la via della lotta armata, dopo la folgorazione di cui fu vittima sulla via de L’Avana,  di Fidel Castro, di Che Guevara e dei Barbudos vari.

Strano che l’intellighenzia di sinistra taccia davanti a questa autentica castroneria che arriva da Bologna, a parte qualche rara eccezione. Un silenzio eloquente, che fa da velo a un significato inquietante: escludere la parola “patriota” a vantaggio di quella di “partigiano” vuol dire privilegiare una logica da guerra civile, rispetto a una mentalità pacificatrice. Perché solo tra “patrioti”, seppur di opposta tendenza politica, ci si può riconoscere come appartenenti a una stessa comunità storica e umana.Tra “partigiani” (cioè uomini di parte) ci si vedrà sempre come nemici.

L’epoca segnata dall’avvento della figura del “partigiano” (che risale alle guerre napoleoniche) è segnata dall’ «inimicizia assoluta». È il concetto fondamentale espresso da Carl Schmitt in “Teoria del partigiano”, un testo importante per capire (e smascherare) le logiche della guerra civile. Ci verrebbe voglia di spedirne una copia al sindaco Lepore. Sperando che non sia fatica sprecata…

 

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