L’ennesimo blitz degli ambientalisti, che questa volta ha preso di mira il Palazzo Vecchio a Firenze, di ambientalista ha ben poco. Dopo l’imbrattamento della facciata da parte di due esponenti del movimento contro la crisi climatica “Ultima Generazione“, è arrivata la conta dei danni.
Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, su Twitter ha scritto: “A proposito di ambiente e di siccità, per ripulire Palazzo Vecchio dal ‘blitz ambientalista’ sono stati consumati più di 5 mila litri d’acqua. Cinquemila”.
L’episodio è accaduto lo scorso 17 marzo quando, durante la mattinata, gli ambientalisti sono entrati sull’arengario di Palazzo Vecchio e hanno iniziato a spruzzare vernice arancione contro la facciata. Ad averli fermati è stato lo stesso sindaco Nardella, insieme ai vigili urbani. Dopo la protesta, la facciata è stata immediatamente pulita, ma per togliere la vernice sono stati appunto impiegati 5mila litri di acqua.
“Questo non è bastato ad evitare danni – ha chiarito il sindaco di Firenze – perché da una serie di sopralluoghi successivi, mi è stato detto dalla responsabile delle Belle Arti che sarà necessario un intervento più approfondito per rimuovere tracce di questa vernice, che nel frattempo si è insinuata nelle fessura della pietra porosa. Si parla al momento di un danno di 30mila euro“.
Le proteste degli ambientalisti, nell’ultimo periodo si sono moltiplicate e diffuse in tutto il pianeta e non intendono arrestarsi, neppure difronte agli effettivi danni e polemiche che hanno suscitato. Le proteste sono quindi continuate, ma a quale scopo? Salvare l’ambiente e diminuire le emissioni di gas serra, oppure combattere con dei pretesti la società moderna, accusata di essere la causa delle ingiustizie e dei danni dell’ambiente? Certamente i modi fanno la differenza, perché i veri ambientalisti lavorano per salvaguardare la biodiversità, cercano delle soluzioni ai problemi ambientali, non ne causano altri.
Imbrattare, deturpare, danneggiare o, quantomeno, cercare di farlo a cosa rimanda? A quale forma di protesta, di ribellione, di sovvertimento vuole portare? In che modo colpire un Van Gogh, un Monet o, come nell’ultimo episodio, un palazzo simbolo della nazione, aiuta gli altri a riflettere e agire per la difesa del pianeta e la tutela dei suoi ecosistemi?
Un attacco all’arte, alla cultura e alla bellezza, che rimangono inermi davanti alla violenza e che nascono per il bene dell’umanità, non può mai giustificare la battaglia per una causa, anche la più condivisibile.
Per ora nessun danno è risultato irreparabile, grazie ai vetri protettivi, alla stessa intenzione dei manifestanti, ribadita in ogni occasione, di non avere la reale intenzione di danneggiare ma solo di sensibilizzare il pubblico. Ma sono veramente convinti, i ragazzi di Ultima Generazione e non solo, di riuscire in questo modo a ottenere i loro obiettivi? Non li sfiora il sospetto che così facendo attirano le critiche e la mancanza di solidarietà di quanti, pur condividendo la loro battaglia, non vorrebbero vedere un simbolo nazionale o mondiale “offeso” in quel modo?
Di questo passo, oltretutto, è legittimo temere rischi ben più gravi per opere fragili, ultracentenarie, da custodire e proteggere. Come reagiremmo se disgraziatamente un giorno un’azione degli ambientalisti dovesse causare danni irreparabili? Con l’aggravante di non essere riusciti a salvare il pianeta.



