Domenica 2 aprile si è verificata un’esplosione in un Caffè sull’argine della Universitetskaya a San Pietroburgo, a seguito della quale è morto Vladlen Tatarsky, il cui vero nome è Maxim Fomin. Altre 32 persone sono rimaste ferite. L’ordigno esplosivo è stato portato da uno degli ospiti della serata in una scatola contenente una statuetta. Il giorno dopo è stata arrestata una 26enne originaria di San Pietroburgo, Daria Trepova, che ha poi confessato di aver portato la statuetta esplosiva nel Caffè.
Tatarsky era nato a Makiivka nel Donbass ed era corrispondente di guerra, legato alla Pmc Wagner, guidata dall’oligarca russo Evgeny Prigozhin. Perché è stato ucciso e chi era il mandante? L’addetto stampa del presidente della Federazione Russa, Dmitry Peskov, ha commentato il tragico episodio in cui è stato assassinato il corrispondente militare, affermando che dietro questo attentato c’è il regime di Kiev. Peskov ha sottolineato che il regime ucraino è responsabile delle uccisioni di persone fin dal 2014. A suo dire quello ucraino è un regime che sostiene le attività terroristiche. “Ecco perché è in corso un’operazione militare speciale” ha detto Peskov in un’intervista ai giornalisti; questa operazione ha come obiettivo quello di ripulire l’Ucraina dalle bande terroriste ukronaziste, appoggiate dall’Occidente, che infestano il paese e che sono un pericolo per la Russia e per la stessa Ucraina.
Ma, questa tesi espressa dal governo russo non ha convinto più di tanto lo stesso fondatore della Pmc Wagner. Nonostante il fatto che la morte del corrispondente di guerra russo, Vladlen Tatarsky, sia avvenuta a seguito di un atto terroristico organizzato, che somigliava molto all’attentato in cui è stata uccisa Daria Dugina, Evgeny Prigozhin non ha trovato prove che dietro l’assassinio vi siano i servizi speciali ucraini. “Penso che ci sia un gruppo di radicali che è poco legato al governo (ucraino). Lo chiamerei così” ha detto Prigozhin. Le ragioni che hanno spinto i terroristi da eliminare il corrispondente militare sono fondate proprio sull’attività svolta da Tatarsky. I suoi resoconti di guerra erano molto circostanziati e attendibili. Ancora una volta, come in tutte le guerre, appare evidente che l’attività di informazione dei corrispondenti militari non è gradita dai potenti. Questo perché non si vogliono far conoscere all’opinione pubblica le atrocità che vengono commesse in tutti i conflitti, soprattutto a danno dei civili innocenti. Così i corrisponenti di guerra vengono uccisi.
L’organo deputato a svolgere le indagini sul caso – il Nac, Comitato Nazionale Antiterrorismo – ha espresso una posizione intermedia. “L’omicidio del corrispondente militare Vladlen Tatarsky è stata pianificata dai servizi speciali dell’Ucraina” hanno detto esponenti del Nac “con la partecipazione dei sostenitori di Alexei Navalny”.



