Calcio: gli oriundi spaventano gli italiani

giovedì, 13 Aprile 2023
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L’Italia chiamò gli oriundi (e gli italiani si offesero). Il nostro Paese è uno delle poche superpotenze sportive europee a non chiamare quasi mai cittadini stranieri naturalizzati italiani ed è l’unica Nazione nella quale convocare un “oriundo” è visto come un affronto, un colpo basso alla tradizione italiana e ai giocatori italiani.
La recente convocazione di Mateo Retegui ha riaperto un dibattito che dovrebbe essere chiuso una volta per tutte.

Politici e calciatori si sono schierati dalla parte di Mancini per la convocazione dell’italo-argentino, mentre un’ampia fascia dell’opinione pubblica ancora non sembra riuscire ad accettare che gli italiani “impuri”, come definiti da alcuni, entrino nelle nostre rappresentative nazionali.

Neanche 10 anni fa, la Germania di Low vinceva il mondiale con 11 giocatori su 23 di origine straniera. Giocatori fenomenali come Mesut Ozil, di origine turca, erano convocati grazie allo “ius soli” e, anche se non si sentivano al 100% tedeschi o, in altri casi, non parlavano bene la lingua, partecipavano ad uno dei cicli più vittoriosi della storia della nazionale di calcio tedesca.

In altri ambienti sportivi, come quelli della pallanuoto e della pallavolo, i naturalizzati sono più ben accetti e, in alcuni casi, anche fondamentali per le vittorie della nostra nazionale. Basti pensare che un giocatore chiave degli azzurri di pallavolo come Ivan Zaytsev ha dovuto aspettare i 20 anni per giurare come cittadino italiano e, finalmente, ottenere il passaporto italiano (insieme alla convocazione in nazionale).
Anche nello stravincente Settebello gli oriundi sono numerosi; infatti, già dal 2010, grandi campioni come Figlioli e Perez (il primo nato in Brasile e il secondo a Cuba) venivano convocati e risultavano fondamentali nelle cavalcate mondiali e olimpiche della squadra.

Eppure, in molte situazioni, la tossicità del mondo del calcio italiano continua a dominare sopra il buonsenso. Molte tifoserie sono composte da forti gruppi razzisti che probabilmente preferirebbero giocatori scarsi a calciatori di colore o stranieri. Gli episodi di razzismo nelle partite italiane sono impossibili da conteggiare. Infatti, nell’ultimo mese sono state protagoniste in negativo le tifoserie di Juventus, Roma e Lazio in particolare; i primi insultavano con epiteti razzisti il giocatore nerazzurro Romelu Lukaku, i tifosi giallorossi sono stati invece zittiti dal loro stesso allenatore, Jose Mourinho, per aver dato dello “zingaro” a Stankovic. Infine, i tifosi laziali sono stati, per l’ennesima volta, condannati per cori antisemiti durante il derby di Roma.

Tra tifosi razzisti, mentalità retrograda e un nuovo ciclo da aprire, Mancini dovrà riuscire a portare avanti una vera e propria rivoluzione interna per riuscire a convocare altri “oriundi”. Intanto, nella lista del CT sono apparsi nomi del calibro di Rayan Cherki stella 19enne del Lione. Il giovane franco-algerino potrebbe essere convocato in azzurro grazie ai nonni italiani.

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