Attentato a Kishida, chi c’è dietro?

lunedì, 17 Aprile 2023
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L’8 luglio dello scorso anno, è stato assassinato Shinzo Abe, già primo ministro del Giappone e leader del Partito Liberal Democratico. Qualche giorno fa a subire un attentato è stato il suo compagno di partito e attuale primo ministro giapponese, Fumio Kishida, che, però, è rimasto completamente illeso. Le modalità dei due attentati sono molto simili. Nel caso di Abe, un giovane gli ha sparato due colpi a distanza ravvicinata con un’arma artefatta, durante un comizio elettorale a Nara. In questo secondo caso, Kishida stava visitando il porto di Saikazaki nella prefettura di Wakayama, per sostenere il candidato del suo partito alle elezioni locali, quando un giovane ha lanciato contro di lui un fumogeno contenente esplosivo, ma il primo ministro avrebbe fatto in tempo a mettersi al riparo prima dell’esplosione, rimanendo illeso, mentre l’attentatore veniva catturato dagli uomini della sicurezza.

Una cosa è sicura: i due attentati sono strettamente connessi fra loro. E’, però, molto difficile individuarne il mandante e soprattutto il movente, che allo stato attuale rimane sconosciuto. Chi e perché vuole decapitare la leadership del Partito Liberal Democratico, che ha governato il Giappone per decenni? Si possono fare soltanto ipotesi rigorosamente suffragate dai fatti.

L’attentato è avvenuto a pochi giorni dalla riunione del G 7 di Hokkaido-Giappone, che ha avuto inizio sabato 15 aprile tra i ministri dell’ambiente e dell’energia. Questa coincidenza potrebbe non essere casuale. Infatti, l’agenda del G 7 di Sapporo riguarda i cambiamenti climatici, l’energia, la biodiversità, gli oceani, l’economia circolare, l’efficienza delle risorse e l’inquinamento. Tutte tematiche molto care all’agenda globalista dei vari Geroge Soros, Klaus Schwab (World Economic Forum), Bill Gates, etc.. Qui sta il punto. Il Giappone promuove i vertici internazionali su queste tematiche, ma non è completamente in linea con le posizioni dei globalisti e del Deep State statunitense. Negli ultimi anni, anche in conseguenza del disastro della centrale nucleare di Fukushima, il Giappone ha persino aumentato la sua dipendenza dalle fonti fossili, come petrolio e gas naturale. C’è una cosa che i globalisti e il Deep State americano non perdonano ai giapponesi: il fatto di continuare ad acquistare il petrolio russo. E’ notizia recentissima, il Giappone sta acquistando petrolio russo a prezzi superiori al tetto dei sessanta dollari al barile, stabilito dal price cap, proposto dagli Usa e dai loro partner occidentali, nel tentativo non solo di indebolire la Russia, ma soprattutto di contenere l’inflazione che sta dilagando nei paesi occidentali. In conclusione, è evidente che il Giappone non sia allineato con i diktat di Washington, perlomeno non abbastanza. E se il movente del duplice attentato a Shinzo Abe e a Fumio Kishida fosse proprio questo?

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