Il costante calo del tasso di natalità sta producendo effetti non indifferenti in termini demografici. Gli ultimi dati ISTAT nel rapporto “Natalità e fecondità della popolazione residente”, certificano il drastico calo di nascite in Italia negli ultimi anni.
Dal 2008 al 2016 le nascite hanno subito un calo di circa 100 mila unità. Secondo gli esperti tra le cause correlate alla crisi demografica, la crescita dell’età media delle donne alla prima maternità ed anche le nuove dinamiche e variabili da cui dipende la stessa maternità, in particolar modo quella lavorativa.
E’ noto che spesso avere figli e lavoro non si prestano ad essere complementari e questo il più delle volte porta le donne a dover scegliere tra la realizzazione professionale e quella familiare. A confermarlo sono i dati CENSIS ed EUROSTAT, i quali hanno messo a confronto il tasso di occupazione femminile e quello maschile, calcolando in entrambi i casi la variante genitoriale.
Succede così che se per gli uomini il tasso di occupazione è man mano più elevato con la crescita del numero dei figli, per le donne si verifica la dinamica diametralmente opposta, per cui con l’aumento dei figli diminuiscono le donne che lavorano.
Nel 2020 in media nell’ Ue sono state occupate il 73,2% delle donne tra 20 e 49 anni contro l’83,9% degli uomini della stessa età. In assenza di figli, il divario si riduce: le donne europee che lavorano sono il 76,2%, gli uomini il 79,1%. Al contrario, invece i divari tendono purtroppo ad allargarsi. Le donne con figli occupate scendono al 71,2% mentre il tasso di occupazione per gli uomini sale all’89,1%. Un gap che passa da meno di tre a quasi 18 punti di differenza.
Questa dinamica è ancora più palese nel nostro paese. Sempre nella fascia tra 20 e 49 anni, in Italia in presenza di un figlio lavora l’83,5% degli uomini e solo il 55,2% delle donne. Un divario superiore ai 28 punti percentuali. E’ evidente che siamo davanti ad una tendenza fortemente controproducente in termini economici e sociali.
Economicamente condanna il nostro paese a un basso livello di occupazione e di conseguenza a un mercato del lavoro più fragile ed esposto a rischi. Socialmente, si tratta di favorire la denatalità. Per contrastare l’inverno demografico potrebbe essere funzionale mettere in pratica una serie di iniziative che fronteggiano la denatalità e che quindi promuovano la maternità.
In questo senso è fondamentale un forte impegno in primis da parte dell’esecutivo e in seconda istanza dell’UE per strutturare una larga rete di investimenti in termini di pianificazione familiare, detrazioni fiscali e inclusività economica. Con l’obiettivo di invertire quello che ormai si può definire a tutti gli effetti come un vero e proprio megatrend.



