Corsa a tre per il Sudan

giovedì, 20 Aprile 2023
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E’ come la Parigi-Dakar, ma la tappa finale non è il Senegal, bensì Khartoum, Sudan. Tre grandi potenze si stanno contendendo il predominio nell’Africa subsahariana, Russia, Cina e Stati Uniti d’America. Il Sudan, in particolare, è un paese troppo importante dal punto di vista geopolitico ed economico, soprattutto per i suoi giacimenti auriferi. In questo momento in Sudan, dopo il colpo di stato tentato dalle Forze di Supporto Rapido, guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo detto “Hemeti”, infuria la battaglia tra questa milizia e l’esercito regolare. Il generale Dagalo qualche tempo prima aveva incontrato il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, ma dai colloqui intercorsi non sono trapelate indiscrezioni. Piuttosto, appare evidente che, a fianco dei miliziani delle Forze di Supporto Rapido, combattono misteriosi uomini vestiti di nero, che altri non sarebbero se non i russi della Pmc Wagner guidata da Evgeny Prigozhin.

Gli Stati Uniti, invece, appoggiano l’esercito regolare sudanese, guidato dal Presidente del Consiglio sovrano, Abdel Fattah al Buhran. Come ha scritto la rivista specializzata “Africa Intelligence”, negli ultimi mesi il capo dell’intelligence militare sudanese, Mohamed Ali Ahmed Subir, fedele sostenitore di Al Buhran, si è recato a Washington, dove ha incontrato alti esponenti dell’amministrazione di Joe Biden, sia del Dipartimento di Stato che della Cia e avrebbe ottenuto il loro sostegno, al fine di contrastare la crescente influenza regionale di Mosca.

I cinesi dal canto loro da svariati anni ormai sono protagonisti di una lenta e capillare penetrazione in tutti i paesi dell’Africa subsahariana, ivi compreso il Sudan, dove hanno conquistato posizioni di notevole influenza politica ed economica. Perciò i cinesi sono molto preoccupati di questi ultimi sviluppi militari in corso nel Sudan. In questo angolo di mondo le loro posizioni non sono coincidenti con quelle della Russia.

In ogni caso, il conflitto tra l’esercito regolare sudanese e le milizie delle Forze di Supporto Rapido rappresenta una ulteriore “guerra per procura” tra Russia e Stati Uniti/Nato. Proprio come la guerra in Ucraina. E la posta in gioco non è soltanto il Sudan. All’inizio di dicembre, scrive ancora “Africa Intelligence” il generale Dagalo ha annunciato di aver chiuso il confine con la Repubblica Centroafricana, per evitare che gli scontri tra le forze lealiste di Bangui e i gruppi ribelli si estendessero al Sudan. In realtà, la decisione farebbe seguito ad un accordo informale con Bangui – il cui Presidente Faustin-Archange Touadera è un alleato di ferro di Vladimir Putin – per consentire alle Forze di Supporto Rapido di intervenire nelle tre prefetture settentrionali del Centroafrica.

Questa nuova guerra per procura tra Russia e Stati Uniti/Nato dimostra che ci si trova di fronte ad un conflitto mondiale destinato ad allargarsi sempre di più.

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