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Ti spedisco in convento: docu-reality o docu-flop?

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Dal 4 aprile 2021 va in onda su RealTime “Ti spedisco in convento”, un docu-reality prodotto da Fremantle per Discovery+. Il bizzarro reality ha raggiunto una media di 774000 ascolti durante la prima edizione e 400000 durante la seconda, per la terza dovremmo aspettare il 30 aprile quando andrà in onda l’ultima puntata. In ogni caso, stando alle statistiche, non sembra che il reality abbia riscosso molto successo, circa 350000 telespettatori hanno deciso di non guardare la seconda stagione e chissà quanti avranno deciso di non guardare neanche la terza.

In realtà i principi fondanti del programma non sembrano essere poi così male, il format corrisponde a quello classico dei reality-show. Viene selezionato un gruppo di ragazze tutte accomunate da una stessa caratteristica, l’essere scapestrate. Dopo aver passato un periodo di tempo in convento, seguendo le regole ferree di questo e dedicandosi alla preghiera, dovranno infine decidere se continuare a seguire la disciplina appresa oppure ritornare sui propri passi, e quindi continuare a condurre uno stile di vita discutibile.

In sostanza, presentato in questo modo, il programma apparirebbe come un mero tentativo di avvicinare giovani ragazze alla religione, o comunque cercare di fargli intraprendere uno stile di vita adeguato ed in linea con i principi cristiani. Se effettivamente l’esperimento abbia funzionato o meno non è dato sapersi, in fondo stiamo sempre parlando di un reality, quindi il rischio che sia manovrato è alto.

Una cosa è certa, l’opinione pubblica non ha molto apprezzato l’idea, in fondo non tutti credono nei valori che vengono proposti, ma soprattutto la probabilità che questi vengano trasmessi attraverso dei programmi di intrattenimento è certamente bassa. Sembrerebbe piuttosto che quella piccola percentuale di sostenitori sfegatati segua il programma per puro divertimento, perché le dinamiche all’interno del convento sembrano essere a dir poco ridicole, tanto da rendere poco credibili anche suore e compagnia bella.

Forse questo esperimento non ha dato i frutti desiderati, ma si sa.. unire sacro e profano non è mai una buona idea.

Di Francesca Pandolfi

 

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