La vicenda dei due droni ucraini che hanno preso di mira il Cremlino è talmente incredibile che sembra uscita da un romanzo di spionaggio di John Le Carrè e invece è cronaca. Mercoledì mattina due Uav ucraini imbottiti di esplosivo, come riferisce l’ufficio della presidenza della Federazione Russa, sono stati disattivati mentre cercavano di colpire la residenza di Putin a Mosca. Prima incongruenza: è davvero difficile immaginare che due velivoli senza pilota ucraini siano entrati nello spazio aereo russo indisturbati, siano arrivati fino al Cremlino e siano stati “disattivati” proprio davanti alla residenza di Putin. Seconda incongruenza: il presidente russo Vladimir Putin, obiettivo dell’attentato, non era al Cremlino in quel momento. Terza incongruenza: tutti hanno negato di essere autori dell’attentato, ucraini e americani, mentre la Russia fin dall’inizio ha accusato Kiev e Washington di essere i respnsabili dell’accaduto.
Chi dice la verità? In questo gioco di specchi è difficile da stabilire. E allora si deve procedere per ipotesi, da verificare rigorosamente una per una. 1^ ipotesi, sono stati gli ucraini. Se così fosse, sarebbe un suicidio. I russi, infatti, hanno promesso una rappresaglia a tempo debito, che avrà come obiettivo presumibilmente i vertici del governo ucraino. E Mosca, con i suoi missili ipersonici non intercettabili come il Kinzhal, ha dimostrato di poter colpire dovunque con grande precisione ed efficacia. 2^ ipotesi, sono stati gli americani. Questo è quello che va sostenendo Dmitry Peskov, portavoce del presidente Putin, sono gli americani che dirigono dietro le quinte le operazioni belliche dell’Ucraina. Nel campo ucraino non si muove foglia che Washington non voglia. Ma, è lecito domandarsi, cosa ne avrebbero ricavato Usa/Nato da un simile attentato? Se Putin fosse rimasto ucciso nell’esplosione dei droni, vi sarebbe stata un’escalation del conflitto, con il pericolo di una guerra nucleare tra le superpotenze. Per la verità, attualmente, tutti gli esperti di geopolitica e di cose militari negli Stati Uniti, compresi la Rand Corporation e il Council on foreign relations, stanno spingendo per una exit strategy dal conflitto russo-ucraino, giudicato ormai dannoso per gli interessi statunitensi. 3^ ipotesi, l’attacco di Uav al Cremlino è stato organizzato da “qualcuno” che vuole proprio una escalation del conflitto in corso, così da trasformarlo in una guerra mondiale vera e propria. Una tesi del genere è stata espressa dal vice capo del Consiglio di sicurezza russo Medvedev, che però attribuisce agli Stati Uniti e ad alcuni funzionari a Bruxelles l’intenzione di provocare una escalation dell’attuale conflitto russo-ucraino. Questa ultima ipotesi probabilmente è la più plausibile. In effetti, questo attentato con i due Uav ucraini pilotati fino al Cremlino ha tutte le caratteristiche di una mega provocazione mondiale. Resta da capire: chi vuole l’escalation?



