Mentre l’Europa si prepara a mettere al bando le auto benzina e diesel entro il 2035, negli Stati Uniti il più grande investitore del mondo sta investendo miliardi di dollari nel settore petrolifero. E la domanda non può che sorgere spontanea: siamo sicuri che i burocrati di Bruxelles abbiano più fiuto del più furbo capitalista del paese più capitalista al mondo? Con tutto l’europeismo di cui siamo capaci, temiamo che la risposta sia no.
La notizia è rimbalzata sui giornali americani in questi giorni, ma quelli italiani si sono ben guardati dal rilanciarla: il mitico imprenditore Warren Buffet, quinto uomo più ricco del mondo e soprannominato “oracolo di Omaha” (la sua città natale) per il suo talento nel prevedere l’andamento dei mercati, ha infatti deciso di investire 39 miliardi di dollari in due importanti produttori petroliferi americani, la Occidental Petroleum e la Exxon. Per entrambe le aziende la Berkshire Hathaway, il fondo di Buffet, è già oggi il primo investitore.
Ormai le azioni energetiche costituiscono il 14% del portafoglio azionario di Berkshire, una percentuale che dimostra in maniera equivocabile che secondo Buffet il petrolio servirà ancora a lungo all’umanità, altro che passaggio alle energie alternative nel giro di qualche anno!
Buffet non è un negazionista del cambiamento climatico; ha semplicemente capito che, a meno di non tornare allo stile di vita dei nostri bisnonni, non ci sono alternative credibili all’uso di combustibili fossili per far funzionare tutti i macchinari che ci servono per mantenere il nostro stile di vita. Buffet lo ha sintetizzato in maniera lapidaria nell’ultima assemblea degli azionisti della sua azienda, qualche mese fa: “prova a fare a meno di 11 milioni di barili al giorno e guarda cosa succede domani”, ha detto.
Il petrolio non è insomma una risorsa vetusta e con i giorni contati: grazie a innovazioni tecnologiche nei sistemi di estrazione Occidental è ormai in grado di trarre profitto dalle sue attività anche con il petrolio ceduto al prezzo quasi stracciato di 40 dollari al barile. Considerando che le valutazioni in questi anni hanno oscillato tra i 60 e i 150 dollari e che la domanda dalla Cina è destinata a crescere non ci vuole molto a capire che il 92enne Buffet ci ha azzeccato un’altra volta. Tanto più se si considera che Occidental ed Exxon estraggono il loro petrolio negli Stati Uniti, e sono quindi al sicuro dalle incertezze geopolitiche che minacciano costantemente gli altri paesi produttori, dalla Russia ai paesi arabi.
Certo, qualcuno potrebbe accusare Buffet di essere un cinico investitore, che farebbe meglio a investire i suoi miliardi in progetti che ci liberino dall’inquinamento. Il fatto è che Buffet lo sta facendo, solo non pensa che per riuscirci serva liberarci del petrolio.
In questi mesi ha finanziato Occidental in un progetto che mira a catturare l’anidride carbonica nell’aria mediante enormi ventilatori, incanalandola nel sottosuolo. L’obiettivo è raggiungere le zero emissioni entro il 2050, un risultato che sarebbe fenomenale, perché renderebbe ecologicamente sostenibile le aziende petrolifere, oggi le più inquinanti del pianeta. Permettendo magari agli americani di scorrazzare liberamente sui loro Suv a otto cilindri mentre noi europei ci mettiamo in fila per ricaricare le nostre utilitarie elettriche, sperando che la rete elettrica regga.



