Alluvione in Emilia Romagna e Marche, il disastro di queste ore non è imputabile né alla negligenza né all’incuria degli amministratori e nemmeno alla lentezza e ottusità della burocrazia. Ci troviamo di fronte a un tipo di evento del tutto eccezionale, contro il quale, purtroppo, non c’è difesa. Almeno oggi.
Sì, lo so, è duro dover spegnere le braci dell’indignazione, riporre la spada dell’invettiva, smetterla con il furore delle recriminazioni cui siamo da tempo immemore abituati per il dissesto del territorio italiano, per la speculazione edilizia selvaggia e disastrogena, per il ritardo nelle opere di rifacimento degli argini dei fiumi, per i fondi di bonifica stanziati e mai erogati.
L’alluvione in queste due regioni del centro Italia è il sintomo che qualcosa sta cambiando nella frequenza e intensità degli eventi atmosferici: gli eventi estremi sono sempre più imprevedibili e gli eventi rari sono sempre meno rari.
Che cosa, al dunque, è successo? È successo che, nelle zone colpite dall’esondazione dei fiumi, si sono verificati due distinte, abnormi precipitazioni di acqua nel giro di una decina di giorni. È come, per intenderci, ricevere due potenti pugni nello stesso punto della mascella nel giro di poco tempo: al secondo colpo, la mascella si rompe.
Da quelle parti – dice al “Corriere” il climatologo Massimiliano Pasqui– è caduta negli ultimi due mesi il doppio della pioggia che cade normalmente. «Ma il fatto grave è che le precipitazioni si sono concentrate in pochi giorni, tra il 1 e il 4 maggio e dalla mezzanotte del 15». Due eccezionali eventi fotocopia in meno di due settimane. Due fenomeni atmosferici rari che si ripetono a distanza di poco l’uno dall’altro: non accade mai. E invece stavolta è accaduto.
E c’è anche da registrare un paradosso nel disastro: i fiumi in piena sono, in questo caso, anche colpa della siccità. Come è possibile? Semplice: i terreni hanno perso la loro capacità di assorbire l’acqua piovana proprio perché risultavano riarsi nei mesi precedenti.
Ecco, questo stretto collegamento tra alluvione e siccità, unito al fatto che le precipitazioni sono sempre più erratiche (e violente) ci deve portare a cambiare mentalità e a capire che le soluzioni adottate negli ultimi decenni per prevenire i disastri atmosferici rischiano di essere sempre meno efficaci.
Non si può allora fare niente? No, qualcosa si può fare. Soluzioni possono essere trovate. Ma dobbiamo acquisire la consapevolezza che, se si possono limitare i danni (soprattutto alle persone), non si può eliminare il problema alla radice, perché i mutamenti climatici hanno ridotto le capacità di previsione del passato. I fenomeni atmosferici hanno perso la loro “regolarità”.
Secondo gli esperti, la prima cosa da fare è individuare i territori italiani a maggior rischio di alluvione e intervenire di conseguenza e senza indugio con opere di rafforzamento degli argini e di aumento della capacità di drenaggio e di deflusso idrico del suolo. In secondo luogo occorre predisporre piani di gestione dell’emergenza alluvione per le altre zone del Paese.
L’occasione per procedere a un grande piano di messa in sicurezza del territorio italiano è fornita dal Pnrr. Meglio utilizzare i fondi europei per rafforzare gli argini dell’Arno invece che per rifare lo stadio di Firenze.



