“Bro, gls, che sbatti: Generazione Z rimandata in italiano”

sabato, 27 Maggio 2023
1 minuto di lettura

(Adnkronos) –
Generazione Z rimandata in italiano. Il 57% dei cittadini infatti boccia a piene mani le parole più comuni dello slang usato dai giovani. In testa alla classifica delle abbreviazioni, acronomini, idiomatismi, inglesismi e quant’altro, che possono rendere una conversazione di fatto incomprensibile ai più, c’è la parola “Bro”, abbreviazione dell’inglese brother usata come appellativo tra i coetanei, seguita dall’immarcescibile “Scialla”, e da “boomer”, epiteto usato di fronte alla ‘lentezza’ con cui tra i 60 ed i 70 anni si percepiscono le trasformazioni tecnologiche. A formalizzare l’indagine la Preply che ha intervistato per questo circa 1.600 madrelingua italiani.  

E ancora, tra gli idiomi più difficili da digerire: “Che sbatti”, quando non si ha voglia di fare nulla; Gls, abbreviazione per già lo sai; e l’intramontabile “amò”, abbreviazione affettuosa della parola amore. D’altra parte se l’89% degli italiani, prosegue il rapporto, ammette l’utilizzo di qualche termine slang, quasi 1 su 5 lo usa abitualmente nella maggior parte delle conversazioni. Tra le frasi gergali più note, infatti, le parole “postare”, “un botto” e “spoilerare” conquistano il podio insieme a “mai ‘na gioia”, “inciucio” e “bella” che ormai sostituisce il saluto amichevole. Solo per intenditori o habituè dello slang invece “abbuco”, “bibbi”, “bae” e “simp”. 

Ma dove si impara lo slang? Il 59% lo assorbe da Internet o dai social media; il 43% dagli amici; il 18% dalla famiglia. E se il 13% degli italiani pensa che sia appropriato usare lo slang anche in ambito professionale, solo il 4% avrebbe il coraggio di usarlo davanti al proprio capo. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.