D’Alema e Profumo indagati. I media si scoprono garantisti a sinistra

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Partiamo da una premessa indispensabile; le accuse di “corruzione internazionale aggravate” mosse dalla Procura di Napoli a D’Alema e Profumo sulla questione delle forniture militari alla Colombia ci sembrano quantomai fragili e come minimo fantasiose. Secondo le carte finora emerse sui giornali l’ex premier sarebbe tra quanti si sarebbero «a vario titolo adoperati quali promotori dell’iniziativa economica commerciale di vendita al governo della Colombia di prodotti di aziende italiane a partecipazione pubblica», ovvero aerei, sommergibili e corvette realizzate da Leonardo e Fincantieri per un totale di 4 miliardi di euro.
D’Alema sarebbe stato coinvolto in quanto «per il curriculum di incarichi anche di rilievo internazionale rivestiti nel tempo (non solo ex presidente del Consiglio ma pure ex ministro degli Esteri) si poneva quale mediatore informale con i vertici delle società italiane». avrebbe agito da «mediatore informale nei rapporti con i vertici delle società italiane».
A rendere peggiore la situazione, secondo l’accusa della procura, che ha fatto avviare le perquisizioni in casa di D’Alema, il fatto che nel reato sarebbe coinvolto un gruppo criminale attivo in Colombia, Italia e Stati Uniti, e pure la ministra degli esteri e vicepresidente colombiana Marta Lucia Ramirez. Insomma, un pastrocchio talmente improbabile – per quanto degno di un bel thriller da spiaggia – che non ci aspettiamo ne uscirà nulla di concreto a parte qualche succosa polemica su Twitter, il più politico dei social.
Quello che però ci preme far notare è che se le accuse non appaiono molto solide, di sicuro fa impressione come la stampa italiana stia coprendo poco o nulla la notizia. In fondo sono coinvolti nomi di primo peso dell’establishment politico-finanziario; parliamo di uno degli uomini politici che più hanno caratterizzato la seconda repubblica, di un banchiere finito decine di volte agli onori delle cronache e pure di alcuni nomi di alto livelli delle principali controllate di Stato. Insomma, se al posto di D’Alema avessimo letto il nome di qualche esponente della parte politica opposta, o di qualche leader della sinistra ormai in disgrazia come Renzi, c’è da stare certi che questa notizia ci avrebbe accompagnato per tutta l’estate, condita da dichiarazioni di personaggi non identificati, pizzini, intercettazioni telefoniche più o meno autorizzate, scatti fotografici che non chiariscono nulla ma allusivi abbastanza da far sorgere qualche sospetto morboso. L’unico quotidiano che prova a insistere ancora sul tema è Il Giornale, ma pure lì la notizia è finita subito nelle pagine interne, messa forse più per non scontentare i lettori storici che per reale convinzione.
Se non ci credete fatevi pure un giro su Internet: dopo le prime doverose notizie pubblicate due giorni fa quando le indagini sono stare rese pubbliche non è comparso quasi niente; niente commenti indignati, niente aggiornamenti, niente ricostruzioni, niente analisi geopolitiche. Solo il silenzio che certo è bene osservare di fronte a indagini appena avviate e dovendo trattare le persone coinvolte da presunti innocenti. Come dovrebbe essere sempre, ma come di solito non è, almeno in Italia.

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