Giustizia, la politica batte un colpo (anzi due )

sabato, 17 Giugno 2023
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Giustizia, il disegno di legge appena varato dal governo può mettere ko i giustizialisti d’Italia che da almeno una trentina di anni tengono sotto scacco partiti e pubblica opinione.

Con il pacchetto di misure promosso dal ministro della giustizia Carlo Nordio, la politica batte un colpo (anzi due) in un settore che finora era dominato da quell’apparato mediatico-giudiziario che ha intimidito a lungo le istituzioni rappresentative, rovinando vite, carriere, rapporti politici. Primo colpo: la riaffermazione del principio che sul funzionamento della macchina giudiziaria, sulle garanzie per i cittadini, sui diritti di libertà delle persone l’ultima parola spetta al governo e al parlamento, non certo ai Pm. Secondo colpo: s’afferma la speranza che la fase degli abusi sia finita e si ottenga in Italia una giustizia un po’ più giusta. Il primo colpo è nel metodo, il secondo nel merito.

Nel metodo, Nordio ha, prima, preso di sorpresa il potere giudiziario sparando una serie di colpi su temi sensibili (abuso d’ufficio, nuove regole sulla pubblicazione delle intercettazioni, inappellabilità da parte del Pm delle assoluzioni per i reati più lievi, informazione all’indagato delle circostanze che sono oggetto del procedimento penale)  e dimostrando che, la sua, è una riforma seria e, poi, ha risposto per le rime al presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, al primo accenno di contrattacco da parte della “corporazione” dei magistrati. «Dall’Anm sono venute interferenze, il nostro interlocutore è il Csm», ha detto il ministro. In altri tempi,  il politico di turno avrebbe immediatamente cercato un compromesso, se non addirittura iniziato una marcia indietro. Stavolta no, stavolta il responsabile del dicastero della giustizia ha tenuto il punto.

Né si può dire che il cannoneggiamento contro il governo subito iniziato dagli alleati politici e mediatici dei giudici (Pd, M5S, “Il Fatto”, “la Repubblica”) sia stato efficace . È apparso davvero ridicolo l’argomento che Nordio e la Meloni avrebbero approfittato dell’onda emotiva provocata dalla scomparsa di Berlusconi per varare una riforma della giustizia contro i giudici. In realtà, il governo è partito all’attacco perché non c’erano più scadenze elettorali all’orizzonte e perché  la Meloni non aveva più immediati e urgenti impegni internazionali.

Il punto che scotta di più ai giustizialisti è che stavolta la politica è riuscita a dividere, per la prima volta nella storia, il “partito” dei giudici. E si tratta probabilmente del successo politico più rilevante di Nordio. A differenza di Santalucia (esponente della corrente di sinistra Area in seno all’Anm), gli esponenti di Magistratura indipendente (la corrente di destra) non hanno affatto attaccato il ministro, apparendo invece possibilisti. Secondo i soliti bene informati, dietro questa spaccatura dentro il “partito” delle toghe, ci sarebbe il sottosegretario Alfredo Mantovano, lui stesso magistrato nonché vicino alla corrente più lontana dalla sinistra. Certo è il fatto che la riforma Nordio sta portando in superficie la diversità di approccio tra i giudici, da una parte, e i Pm, dall’altra. Non è del resto un mistero che Nordio punta alla separazione delle carriere, per cui l’attuale disegno di legge appare il primo passo verso una riforma della giustizia da attuare anche per la via costituzionale.

Per quanto invece riguarda il merito del “pacchetto” Nordio, si può tranquillamente dire che una parte consistente d’Italia gioisce e sia augura che tale pacchetto possa quanto prima diventare legge. A gioire ci sono innanzi tutto i sindaci, che si sentono finalmente liberi di poter firmare i provvedimenti che ritengono necessari per il benessere delle comunità da essi amministrate senza il timore di incorrere nel reato di abuso d’ufficio, un vero e proprio spauracchio per gli amministratori e un motivo di paralisi per l’intera macchina degli enti locali e regionali. Basterà solo dire che solo il 3 per cento dei procedimenti promossi dai Pm per tale reato è arrivato alla fase del giudizio.

Ma a gioire più di tutti saranno sicuramente quegli italiani innocenti che si sono vista distrutta l’onorabilità solo perché giornalisti in cerca di facili scoop (imbeccati da Pm compiacenti) hanno pubblicato il testo delle intercettazioni in cui sono casualmente incappati senza avere nulla a che fare con la vicenda giudiziaria che aveva mobilitato gli spioni.

Al dunque, politica batte partito delle Procure due a zero. E’ un vecchio derby che si gioca per la libertà (e le garanzie) di tutti gli italiani.

 

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