È ormai al centro del dibattito mediatico la vicenda che ha visto coinvolti i 5 membri dell’equipaggio del sottomarino Titan. Come è noto ai più l’escursione nei meandri dell’Oceano Atlantico ha assunto un taglio inaspettato nella giornata di Domenica, quando il sottomarino ha perso i contatti con la sua nave d’appoggio.
A bordo era presenti Stockton Rush, fondatore e amministratore delegato della OceanGate Expeditions, la società che gestiva il sommergibile. Assieme a lui vi erano Hamish Harding, uomo d’affari ed esploratore britannico e Shahzada Dawood, 48 anni, e suo figlio Suleman, 19 anni, che appartenevano a una delle famiglie più facoltose del Pakistan.
.L’epilogo dell’avventura è stato più che drammatico. Difatti durante la giornata di Giovedì l’Ocean Gate ha dichiarato che i passeggeri del sottomarino sono ufficialmente morti.
Ad avviso della Guardia Costiera americana i passeggeri sarebbero morti a causa di un implosione catastrofica. A sostegno della tesi della Guardia Costiera sono stati trovati, grazie a un veicolo a comando remoto, dei detriti del Titan a circa 500 metri dalla prua del delitto del Titanic.
Alla luce di ciò il Il Transportation Safety Board of Canada ha deciso di aprire un’inchiesta date le numerose ombre che presenta il caso. Prova ne è che la catastrofe oltre che aver interessato il settore giudiziario è stata anche la matrice di un forte dibattito sociale.
Questo perché da giorni sono diffusi servizi e articoli di giornale in merito alla vicenda, senza parlare dell’enorme quantitativo di risorse e mezzi che sono stati messi a disposizioni per la ricerca del sottomarino perduto.
Il fatto che nel 2023 delle persone possano morire in mezzo al mare,senza che nessuno possa salvare ha creato molto scalpore. Eppure non si tratta di nulla di troppo nuovo.
Quasi ogni giorno migliaia di migranti muoiono in mare,in situazioni critiche, eppure il grado di interesse e preoccupazione da parte dell’opinione pubblica non è lo stesso rispetto all’attuale vicenda del Titan. Basti pensare alla tragedia dell’imbarcazione che si è rovesciata ed è affondata al largo della Grecia la scorsa settimana.
Un’agenzia investigativa pakistana ha condiviso con la Reuters dei dati, secondo il quale ad oggi i morti certi sarebbero 82, ma il bilancio ufficioso parla più di 200 morti.
Si apre a questo punto una dicotomia: Da un lato vi sono un gruppo di persone facoltose, che hanno deciso di imbattersi in un’esperienza estrema che ha avuto un prezzo finale decisamente troppo alto.
Dall’altro vi sono persone, con un portafoglio decisamente diverso, che muoiono in mare in cerca di una vita migliore che non raggiungeranno mai .
Si tratta di due gruppi di persone differenti, ma con un destino analogo. Allora perché una vicenda ha attirato più attenzione dell’altra? Le ipotesi sono molte, ma forse le più verosimili si contano sulle dita di una mano.
Ciò che è certo è che vi è una forte differenziazione nelle modalità di ricerca e in particolare modo nell’ impegno impiegato in essa. Basti pensare all’incredibile mobilitazione navale e militare verificatasi non solo quando è stata appresa la criticità della notizia, ma anche dal momento in cui è stato appurato che i cinque passeggeri erano deceduti, a causa dell’esaurimento d’ossigeno all’interno del Titan.
Perciò la questione non è la forte empatia che la società sta provando nei confronti dell’equipaggio, ormai deceduto del Titan, ma l’assenza di compassione nei confronti dei migranti che quotidianamente muoiono in mare.
Questa assenza è con tutta probabilità il prodotto della ciclicità con cui si verificano i morti durante questi lunghi tragitti della speranza. Inoltre in questo contesto entra in gioco la consapevolezza delle linee di frattura che da sempre muovono il mondo.
La somma di questi fattori rende inevitabile una noncuranza diffusa da parte dei più. Potrebbe trattarsi di un meccanismo inconscio, quindi probabilmente anche non imputabile, ma è inutile dire che attitudini di totale indifferenza e freddezza possono portare a conseguenze non di poca importanza.
A quel punto sarebbe inutile lasciar spazio ad ulteriori ipocrisie ed ammettere con assoluta franchezza che esistono morti seria A e morti di serie B.



