Inflazione, per la Lagarde ora è colpa del cambiamento climatico

mercoledì, 28 Giugno 2023
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Sull’origine dell’inflazione ne avevamo sentite tante; per qualcuno era colpa del Covid che aveva interrotto le catene di approvvigionamento, per altri del rialzo dei costi dell’energia, per altri ancora della guerra in Ucraina o del confronto con la Cina. Ogni esperto aveva la sua spiegazione, non importa se improbabile, perché in economia come in politica puoi spararla grossa quanto vuoi, non c’è modo di verificare con certezza se avevi detto o no una scemenza.

Ma dobbiamo ammettere che una tesi ardita – per usare un eufemismo – come quella avanzata da Christine Lagarde non l’avevamo ancora sentita. Ospite la scorsa settimana del Paris climate finance summit, uno di quei tanti forum organizzati dai paesi ricchi per chiedere scusa ai paesi poveri per un po’ di storture nella gestione economia mondiale e poi non prendere alcuna decisione per migliorare le cose, la presidente della Bce ha spiegato con aria convinta che il cambiamento climatico è un fattore che causa l’inflazione. Di fronte a una sparata del genere ci saremmo aspettati chiare e dettagliate spiegazioni, ma furbescamente la numero uno dell’Eurotower ha subito dirottato il suo discorso su temi molto più generici, annunciando con toni da convinta attivista un presente “siccità, ondate di caldo e inondazioni da record” che “stanno già affliggendo il mondo”, causando “sofferenze e danni in ogni continente”.

Quanto alle soluzioni proposte, sono di una vaghezza eccezionale: dobbiamo “andare avanti con una transizione globale per garantire che le nostre economie siano a prova di futuro. Ciò significa non solo ridurre a zero le emissioni di gas serra e adattare le nostre economie per proteggerle dai cambiamenti climatici, ma anche affrontare le cause profonde della grave distruzione della natura che sta minacciando le risorse vitali su cui facciamo affidamento per la nostra sopravvivenza”. Insomma, la Lagarde parla come una Greta Thumberg matura e, questo glielo dobbiamo concedere, più sorridente.

Ma dato che l’associazione tra inflazione e cambiamento climatico era davvero troppo clamorosa per ignorarla abbiamo fatto qualche ricerca, scoprendo che la Lagarde ne aveva già parlato lo scorso anno concedendo qualche particolare in più. Nell’agosto 2022 aveva infatti affermato che “se nel mondo si verificano sempre più disastri climatici, siccità e carestie, ci saranno ripercussioni sui prezzi, sui premi assicurativi e sul settore finanziario. Dobbiamo tenerne conto”. Insomma, il succo del ragionamento era più o meno questo: siccome il riscaldamento climatico porta cose brutte, ci saranno ripercussioni sull’economia. Il ragionamento non fa una piega, ma si dovrà ammettere che il rapporto consequenziale non è proprio stringente. Dalla persona sulle cui spalle pesa il futuro dell’economia di un intero continente ci saremmo aspettati un’analisi un filo più argomentata.

L’impressione è che la Lagarde stia provando a mantenere alte le sue quotazioni impegnandosi in battaglie per le quali è facilissimo farsi applaudire, nella speranza che poi i cittadini chiudano un occhio sulla gestione non proprio esemplare della lotta all’inflazione, che poi sarebbe il vero lavoro di un banchiere centrale. Lotta che con i continui rialzi dei tassi ha già causato un principio di recessione in Germania e promette di farlo anche in Italia, la cui economia è legata a doppio filo a quella di Berlino.

Ma consoliamoci, chi è più povero consuma di meno, giusto? Quindi inquinerà di meno, per la gioia della Lagarde.

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