La lotta con la magistratura fa dimenticare le vere emergenze

lunedì, 10 Luglio 2023
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Berlusconi se n’è andato ma è tornato il tempo dei governi Berlusconi. Quelli immobilizzati dagli attacchi più o meno ragionevoli della magistratura, indotti a chiudersi a riccio per difendere ministri e sottosegretari mentre i problemi dell’economia e le necessità delle famiglie vengono bellamente ignorate.

È questo il principale rischio che l’esecutivo Meloni si troverà ad affrontare nei prossimi mesi: che per rispondere agli attacchi alle aziende della Santanche e alle accuse di stupro al figlio di La Russa Giorgia finisca per trascurare gli urgentissimi dossier che continuano ad impilarsi inesorabili sulla scrivania di Giorgetti.

Per rendersene conto basta leggere le dichiarazioni dei politici e le home page dei giornali: il Pnrr è sparito dai radar, la decisione sul Mes è già un ricordo, la perdita del potere di acquisto delle famiglie sembra non interessare più nessuno.

Provvede per fortuna a ricordarci quali sono le vere priorità del paese l’ultimo Rapporto Istat, presentato ieri dalla Presidente Francesca Maria Chelli proprio alla Camera. I dati snocciolati fanno impressione: l’inflazione in Italia è superiore di ben 2 punti percentuali rispetto alla media dell’eurozona; la retribuzione media lorda è sotto di 8mila euro rispetto a quella tedesca e di ben 3.700 euro rispetto alla media Ue. Ci stiamo insomma trasformando in un paese di media ricchezza, mentre stati che una volta vedevano l’Italia come terra di benessere e opportunità – come la Polonia – si avviano a sorpassarci.

Quel che è peggio è che tutti gli indicatori disponibili ci dicono che la situazione non potrà che peggiorare: abbiamo la popolazione con l’età media più alta d’Europa, dato che sommato con l’altissima percentuale dei giovani che non studiano e non lavorano (il 20% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni si trova in questa condizione) ci racconta un’Italia dove lavorano sempre meno persone e chi lavora è sempre più vecchio. A rendere la situazione ancora più drammatica il fatto gli under 30 siano ormai sfiduciati, sentendosi esclusi da un sistema che li tiene ai margini: «La precarietà e la frammentarietà delle esperienze lavorative e la scarsa mobilità sociale – ha spiegato infatti a Chelli – hanno contribuito a compromettere le opportunità di realizzazione delle aspirazioni di una larga parte di giovani».

Le cose non vanno meglio con i neolaureati, che pure ci sono. Quelli bravi fanno la fila per andarsene dato che il sistema economico italiano non riesce ad assorbirli: le nostre imprese sono piccole, in media hanno appena 4 addetti (sono insomma poco più che officine, per quanto di altissimo livello) e raramente hanno bisogno di personale qualificato. Da noi a sentire gli imprenditori mancano camerieri, non certo ingegneri. Il risultato è che la produttività delle imprese italiane è la seconda più bassa d’Europa, subito prima della Spagna.

Insomma, la Meloni avrebbe di che rimboccarsi le maniche, cominciando da un saggio utilizzo dei miliardi del Pnrr, che non ci verranno offerti una seconda volta. E invece no, passiamo le giornate a vederla difendere i suoi ministri e a leggere giornali pieni di improbabili articoli sul Twiga e sulle scorribande notturne dei figli del presidente del Senato.

Con la scomparsa del Cavaliere avevamo sperato di lasciarci alle spalle i tempi tormentati delle lotte tra politici e giudici, che di fatto non spostano di un millimetro le convinzioni degli elettori ma diventano un’enorme distrazione per la nostra classe dirigente, che perde tempo in discussioni legali invece di lavorare per affrontare i gravissimi problemi che rischiano di condannare l’Italia a un declino irreversibile. Invece il fantasma di Silvio continua ad aleggiare su Palazzo Chigi.

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