Nicaragua-Santa Sede, Monsignor Álvarez resta in prigione

lunedì, 10 Luglio 2023
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Ha di recente sollevato grande stupore la notizia diffusa da fonti diplomatiche su una possibile scarcerazione di Mons. Rolando José Álvarez, il vescovo di Matagalpa arrestato e condannato a 26 anni di prigionia per “cospirazione contro la sovranità nazionale” dal regime nicaraguense di Daniel Ortega. 

Ancor più stupore ha tuttavia destato la smentita diffusa nei giorni scorsi dal Card. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, che ha così commentato la notizia: «Monsignor Álvarez non si è mai mosso dal carcere. Non capisco la ragione di queste speculazioni».  

Un tentativo di mediazione tra Santa Sede, Nunziatura e governo nicaraguense per la liberazione del vescovo cinquantasettenne sembra esserci stata, ma le condizioni dell’eventuale scarcerazione avrebbero previsto l’esilio volontario del vescovo, possibilità che Mons. Álvarez avrebbe escluso. 

«Me ne vado dal mio Paese solo se me lo ordina papa Francesco», queste le parole con le quali il presule avrebbe optato per la permanenza nella cella di massima sicurezza presso il carcere di “La Modelo” che da mesi lo vede prigioniero. 

Dal 2007 il regime di Daniel Ortega tenta in ogni modo di estirpare ogni forma di dissenso interno per accentrare il potere su di sé e sul proprio vicepresidente, sua moglie Rosario Murillo. 

Il picco di crudeltà è stato raggiunto nel 2018, anno durante il quale la violenta repressione delle manifestazioni studentesche ha portato alla morte di più di 350 giovani, definiti “terroristi” dal governo di Managua. 

Tra i soggetti colpiti non manca la Chiesa cattolica, per molti rimasta l’ultima istituzione in Nicaragua a non essere sottoposta al controllo del regime, e che per questo subisce continue vessazioni: 78 i religiosi che finora hanno dovuto lasciare il Paese per evitare le repressioni del regime; tra questi don Pedro Méndez che, a seguito dell’organizzazione di una giornata di digiuno e di preghiera per monsignor Rolando Álvarez,  ha dovuto abbandonare il Nicaragua lo scorso 23 marzo in seguito alle pressioni delle “Turbas”, le squadriglie paramilitari sotto il diretto controllo di Ortega. 

Con una legge risalente al 2018, anno delle grandi manifestazioni studentesche, questa milizia è stata pienamente assimilata alle altre forze dell’ordine nazionali. Questo disegno di legge ricorda quello con il quale, nel 2009, si è deciso di sopprimere il limite di due mandati presidenziali per garantire la continuazione del regime di Ortega, evidenziando anche in questo caso la natura antidemocratica del suo governo. 

Secondo Sergio Ramirez, ex vicepresidente di Daniel Ortega tra il 1985 ed il 1990, il suo piano sarebbe quello di “non andarsene mai più” e di utilizzare la repressione come strumento per evitare sollevazioni popolari. 

Anche Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, per mezzo del suo portavoce, si è detto “molto preoccupato per la grave chiusura dello spazio democratico e civico in Nicaragua e per le recenti azioni contro le organizzazioni della società civile, comprese quelle della Chiesa cattolica” aggiungendo che la notizia dell’arresto del vescovo cattolico di Matagalpa non fa che aumentare tali preoccupazioni. 

Proprio il 13 marzo dello scorso anno il nunzio apostolico presso Managua, mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, era stato espulso dal Paese, determinando la sospensione delle relazioni diplomatiche, instaurate da più di un secolo, tra Nicaragua e Santa Sede, un paradosso considerando che la maggioranza dei cittadini nicaraguensi si professa cattolico. 

Le ultime dichiarazioni di Papa Francesco sulla prigionia di Mons. Álvarez risalgono a quattro mesi fa quando, in occasione dell’Angelus del 13 febbraio scorso, il Pontefice aveva affermato: «Le notizie che giungono dal Nicaragua mi hanno addolorato non poco e non posso qui non ricordare con preoccupazione il Vescovo di Matagalpa, Mons. Rolando Álvarez, a cui voglio tanto bene, condannato a 26 anni di carcere, e anche le persone che sono state deportate negli Stati Uniti. Prego per loro e per tutti quelli che soffrono in quella cara Nazione». Il Papa aveva poi aggiunto: «Domandiamo inoltre al Signore di aprire i cuori dei responsabili politici e di tutti i cittadini alla sincera ricerca della pace, che nasce dalla verità, dalla giustizia, dalla libertà e dall’amore e si raggiunge attraverso l’esercizio paziente del dialogo». 

Al momento, proprio in virtù di quello stesso amore alla verità e alla giustizia, Rolando José Álvarez ha deciso di rinunciare alla propria libertà, un bene che molti in Nicaragua aspirano a ritrovare al più presto?

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