L’intesa fra la Federazione Russa e la Turchia comincia seriamente a scricchiolare e a mostrare crepe. Qualche giorno fa, con una decisione improvvisa e non concordata, la Turchia ha rilasciato i comandanti del battaglione ucraino “Azov”, catturati dai russi a Mariupol prevalentemente nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal.
I russi hanno criticato ferocemente la decisione, dicendo che si trattava di una violazione dei patti. Secondo i russi, il rilascio dei prigionieri ucraini sarebbe dovuto avvenire nel quadro di uno scambio di prigionieri russi e ucraini. Poi, l’incredibile decisione di Erdogan al vertice Nato di Vilnius di approvare l’ingresso della Svezia nell’alleanza atlantica, dopo mesi che la Turchia aveva negato il suo consenso a questa operazione. In questo caso si è trattato però di un “mercato delle vacche”. Sembra, infatti, che a fronte dell’accordo per l’ingresso della Svezia nella Nato, Erdogan abbia ricevuto in cambio ampie rassicurazioni che Washington appoggerà in futuro l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. E non è tutto. Il presidente turco avrebbe ottenuto anche la fornitura di un buon numero di jet americani F16, sempre a fronte del proprio lasciapassare per l’ingresso della Svezia nella Nato.
Certo quest’ultima decisione di Erdogan provoca alla Russia un forte imbarazzo. La “frontiera” tra la Federazione Russa e i paesi aderenti alla Nato raddoppia letteralmente. Per cui, lungo tutto il tratto di confine russo-finlandese, la Russia dovrà installare apposite fortificazioni e ammassare un’ingente quantità di armamenti. La militarizzazione del Mar Baltico apporterà ulteriori difficoltà all’Europa, ma questa è un’altra storia. Resta il fatto che l’idillio tra lo “Zar” e il “Sultano” comincia a finire. Non è un caso che recentemente i caccia russi e quelli siriani abbiano ripreso a bombardare pesantemente le posizioni dei guerriglieri filo-turchi in Siria della formazione Hayat Tahrir al Sham. E, addirittura, notizia di ieri, i jet russi e siriani hanno bombardato duramente i dintorni della base statunitense in Siria di Al Tanf, facendo parecchie vittime tra i guerriglieri addestrati dagli Usa in funzione anti Assad.
Il riavvicinamento di Erdogan all’Occidente fa salire la tensione in tutti i punti caldi, nei quali si svolge ormai da anni uno scontro senza quartiere fra Russia e Occidente. Inoltre, aumenta il pericolo che una rottura definitiva dell’intesa tra Russia e Turchia possa cagionare ulteriori e più devastanti conflitti.
Ma, viene da domandarsi, perché Erdogan si stia riavvicinando all’Occidente. E’ forse il prezzo che deve pagare per aver vinto le elezioni presidenziali del maggio scorso e aver ottenuto così un nuovo mandato presidenziale? La risposta potrà darla soltanto il tempo.



