Vox dimentica che alle urne si va con la mano sul portafogli

mercoledì, 26 Luglio 2023
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L’indiscutibile sconfitta di Vox e il risultato sotto le attese dei popolari nelle elezioni spagnole hanno scatenato commentatori ed esperti di ogni risma, che si sono affannati a spiegare in termini politici, etici, persino antropologici perché l’onda lunga della destra non abbia sommerso Madrid. Si è parlato molto del fallimento – per ora ancora presunto – del progetto meloniano di creazione di un’alleanza tra popolari e sovranisti in vista delle elezioni europee del 2024, e di come la maggioranza Ursula (che tiene PPE e PSOE) rischi di confermarsi come l’unica alternativa possibile.

Analisi in alcuni casi interessanti, spesso sensate, ma quasi tutte indifferenti alla ragione principale, a nostro avviso, della sorprendente tenuta dei socialisti di Sanchez; l’ottimo andamento dell’economia spagnola.

Noi italiani, ossessionati da ogni dato proveniente da Francia, Germania, persino il fuoriuscito Regno Unito, ci ostiniamo a ignorare l’andamento dei conti del Paese che più ci somiglia e che quindi ci converrebbe tenere d’occhio, anche solo per copiare dove conviene.

Prendiamo ad esempio l’inflazione, che sta devastando il potere d’acquisto dei lavoratori a reddito fisso; in Spagna è la più bassa dell’Eurosistema, con un misero +1,6%. Un valore persino più basso della soglia ideale della Bce, intorno al 2%, e che ha consentito agli spagnoli di mantenere un potere d’acquisto più che dignitoso. Merito di una politica energetica lungimirante (a Madrid si è sempre cercato di mantenersi autonomi dalle forniture russe e di puntare sullo stoccaggio e rigassificazione di gas naturale liquefatto) e di sostegni mirati ma sostanziosi alle categorie in vera difficoltà (niente aiuti a pioggia ai finti bisognosi insomma).

Dati certificati dall’Ocse, che nelle sue ultime previsioni sulla crescita economica ha rivelato inoltre che gli iberici cresceranno più dei francesi, tedeschi e italiani, facendo segnare un +2,1% nel 2023 e +1,9% nel 2024, mentre la disoccupazione, storicamente alta, è sotto controllo.

Non parliamo poi del Next Generation Eu, quel piano che l’Italia sta pian piano sprecando per colpa del ritardo dei progetti e soprattutto della mancanza di professionalità per realizzarli: a Madrid si stanno comportando da veri primi della classe; sono stati capaci di sbloccare già presso Bruxelles la metà dei fondi assegnati anche grazie alla realizzazione di riforme, come quella delle pensioni, approvate dal Parlamento senza alcuna protesta di piazza. Sanchez ha evitato sollevazioni come quelle fronteggiate nei mesi scorsi da Macron grazie a una comunicazione chiara nei confronti dei cittadini, che hanno accettato senza troppi drammi un notevole innalzamento dell’età media per i nuovi pensionati.

Molto gradita dall’elettorato spagnolo è stata poi la promessa, annunciata con una certa furbizia dalla ministra del Lavoro Yolanda Diaz a poco più di un mese dalle elezioni, di realizzare una profonda revisione sulle imposte in Spagna “in modo che le grandi aziende contribuiscano di più e le piccole imprese molto meno”. Una promessa che in Spagna possono mantenere perché l’evasione è molto più bassa che in Italia, sia in termini assoluti che relativi.

Messe insieme queste misure hanno convinto molti spagnoli che dopotutto con i socialisti non si sta poi tanto male; tanto è bastato per ignorare le sirene di Vox, che ha commesso il gravissimo errore di puntare la sua campagna elettorale solo sui temi identitari, dimenticando che la gente fa la spesa con i soldi, non con i valori.

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