Su questo giornale abbiamo più volte lodato le prime decisioni del governo in ambito economico, per essere riuscito a mostrare una certa discontinuità con l’esecutivo Draghi senza però spaventare mercati e Unione Europea, che anzi ci ha concesso le nuove rate del Pnrr fidandosi delle modifiche fatte al piano di spesa. Così per onestà non possiamo che bocciare questo ultimo decreto “Omnibus”, approvato in tutta fretta prima del liberi tutti agostano.
Un testo raffazzonato, un fritto misto che mette insieme le nuove norme sulle intercettazioni, l’inasprimento delle pene per i piromani, l’aumento delle licenze dei taxi e, a sorpresa, pure la tassazione sugli extraprofitti delle banche. Quest’ultima misura serviva a risolvere una magagna creata dallo stesso esecutivo, ovvero mantenere la difficile promessa elettorale del taglio delle tasse, che non si sa come finanziare. Si è pensato così di andare a battere cassa presso gli istituti di credito, per una somma imprecisata; il vicepremier Salvini, che ha illustrato la proposta, ha parlato genericamente di “alcuni miliardi”. Una decisione forse non sbagliata nella sostanza ma di sicuro errata nei modi, perché infilarla a sorpresa prima della chiusura agostana dimostra una evidente volontà di non confrontarsi con le banche, le quali potrebbero reagire restringendo ancora i rubinetti del credito alle imprese.
A leggere tutto il decreto l’impressione è simile a quella di certe e-mail scritte in tutta fretta il venerdì pomeriggio da un collega ansioso di cominciare il weekend, inviate tanto per sentirsi a posto con la coscienza ma che in realtà non risolvono niente e costringono a ricominciare da capo il lavoro il lunedì mattina.
Il governo ha fatto la stessa cosa, cercando di dare agli italiani l’impressione di aver sistemato tutti i dossier economici urgenti prima delle lunghe, lunghissime ferie estive che la classe politica italiana continua a concedersi, anche se ci sarebbe da mettersi urgentemente al lavoro su una Manovra che rischia di essere poverissima di fondi. Il risultato è stato involontariamente comico, perché accanto a temi delicatissimi, che avrebbero forse meritato una trattazione più approfondita, hanno trovato posto questioni che non si riesce a credere siano state oggetto di discussione in un consiglio dei ministri, come i fondi per incentivare la cattura del granchio blu, colpevole di provocare danni agli allevamenti di cozze e vongole del delta del Po.
L’impressione insomma è che si stia perdendo di vista quali sono le vere urgenze per il Paese, soprattutto sul versante lavoro, che anche quando c’è spesso assicura paghe talmente basse da rendere impossibile persino fare la spesa.
Finora la Meloni ha potuto contare nella luna di miele con gli italiani grazie a un’economia in crescita, ma Giorgia dovrebbe aver capito che i tempi delle vacche grasse stanno per finire. Nel secondo trimestre il PIL è sceso ed è probabile che, a causa del rialzo dei tassi deciso a Francoforte, nel 2024 faremo i conti con una vera recessione. Se poi sommiamo il sicuro aumento dell’evasione fiscale dovuto all’atteggiamento quantomeno ambiguo di questo esecutivo nei confronti di chi non paga le tasse non c’è dubbio che presto i soldi pubblici cominceranno a scarseggiare. La Meloni farà bene a usare questo agosto per lavorare a un deciso cambio di rotta in politica economica, anche perché l’unica alternativa al suo governo, vista l’inettitudine dell’opposizione, è l’ennesimo governo tecnico. Che questa volta vorremmo proprio risparmiarci.



