Gli altri furbetti dell’estate, non solo caro toast

giovedì, 17 Agosto 2023
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Furbetti scatenati nell’estate dei rincari. L’evento simbolo è accaduto in un bar sul lago di Como: una coppia s’è vista addebitare 2 euro sul conto per il semplice taglio di un toast. Tutto s’è svolto nei luoghi in cui Alessandro Manzoni ambientò “I promessi sposi”. Anche il mite don Abbondio si sarebbe infuriato e avrebbe fatto fuoco e fiamme.

I due clienti hanno invece fatto proprio il motto del perfido Giannetto della “Cena delle beffe”: «La vendetta è un piatto che si serve freddo». Hanno pagato senza fiatare e hanno fotografato lo scontrino con la dicitura “tagliato in due” accanto al prezzo di 2 euro. La foto ha poi fatto il giro del web e i furbetti di Como sono diventati i portabandiera di tutti i furbetti d’Italia che hanno approfittato della psicosi-inflazione per alzare i prezzi in modo ingiustificato e, soprattutto, abnorme.

I vendicatori del lago hanno fatto scuola e altri furbetti sono finiti allo spiedo. Come quei ristoratori di Catanzaro che hanno fatto sborsare 235 euro a due clienti che avevano consumato due pizze e due birre. Compreso naturalmente il caffè, ma non l’ammazzacaffè: è bastato l’ammazzaportafoglio. Anche questo conto ha fatto il giro di Facebook e gli ammazzaclientela catanzaresi si sono ritrovati alla berlina.

I furbetti sono ovunque. Dopo aver vissuto un lungo letargo invernale, si sono ringalluzziti a primavera , quando hanno appreso che l’Italia era entrata in pieno boom turistico. A quel punto, mentre il governo era impegnato a fronteggiare il caro prezzi, a tanti italici (o italioti) ingegni è venuta l’acquolina in bocca: perché non approfittare del grande afflusso di turisti per racimolare un bel gruzzolone? Senonché è accaduto che tanta gente, spaventata dai prezzi di stabilimenti balneari, alberghi, B&B e ristoranti, ha cambiato destinazione all’ultimo momento e ha disertato le italiche sponde o ridotto i giorni di vacanza. A complicare le cose hanno provveduto anche le compagnie aeree che, in piena stagione turistica, hanno aumentato a dismisura le tariffe, anche oltre il 40%. E non parliamo della benzina, in rialzo da 17 giorni consecutivi: in un distributore sulla Milano-Varese è arrivata a costare 2,7 euro al litro.

Risultato? Il boom turistico è rimasto limitato alla primavera, perché l’estate ha fatto registrare un notevole calo di presenze. È sempre così: perfino l’astuto diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Anche chi scrive ha avuto le sue disavventure con i furbetti. Basterà dire che ha dovuto sborsare 65 euro in una pescheria di Santa Marinella per acquistare, sotto Ferragosto, una piccola orata. Il tutto è accaduto  pochi giorni dopo aver ricevuto una richiesta di 60 euro per l’affitto, relativo a una giornata, di un ombrellone e due lettini. Neanche al Twiga osano tanto.  Ma alla fine anche i furbetti del litorale laziale piangono: nella vicina Santa Severa c’è stata una contrazione turistica del 30% rispetto allo scorso anno. Giravano più turisti al tempo del Covid. Dove non arriva il coronavirus, arriva lo spremiclienti.

È bene comunque ricordare che i furbetti dei prezzi non nascono oggi. La loro azione più devastante la svolsero nel passaggio dalla lira all’euro, nel gennaio del 2002. I prezzi di carne, verdura e altri generi alimentari aumentarono nei mercati rionali (non certo frequentati da benestanti) del 60-70 %. Li chiamarono “arrotondamenti”, ma fu speculazione allo stato puro. Il governo di centrodestra di allora, presieduto da Silvio Berlusconi non intervenne. Il Cavaliere affermò che non si doveva alterare il mercato e fece appello alle “massaie” affinché queste facessero due passi in più alla ricerca di un banco di frutta e verdura dai prezzi più bassi. Ma le poverette che gli diedero retta fecero una ginnastica inutile: ovunque i prezzi erano scandalosamente alti. Le teorie liberali di Adam Smith le applica alla fine la casalinga di Voghera. E talvolta si rivelano una vera fregatura.

I furbetti del 2023 hanno sperato che anche stavolta il governo si sarebbe attenuto al principio del “laissez faire”, cioè, detto volgarmente, che se ne sarebbe bellamente infischiato. Mal gliene incolse: non hanno considerato che l’esecutivo Meloni non è di centrodestra bensì di destracentro e che pertanto la musica è diversa rispetto ai tempi di Berlusconi. A farne per primi le spese sono stati i furbetti (anzi i furboni) delle compagnie aeree che si sono visti piovere addosso il decreto contro il caro voli voluto dal ministro Adolfo Urso. Il Ceo di Raynair, Eddie Williams, ha accusato il governo di usare metodi “sovietici”. E, sia detto per inciso, si tratta di una invettiva a dir poco grottesca, perché  rivolta a gente che s’è formata politicamente nelle battaglie contro il comunismo. Ma questo fatto mister Raynair non lo sa e , in fondo, non è neanche importante che lo sappia. Quello che deve invece sapere è che, se si azzarda a tagliare voli interni all’Italia, rischia di perdere quote di mercato: il ministro gli ha infatti fatto chiaramente intendere che eventuali buchi sarebbe immediatamente coperti da altre compagnie.

Insomma, per furbetti, furboni e furbastri la pacchia potrebbe finire presto. Urso ha annunciato che «questo governo non accetta ricatti di lobby né di multinazionali: il far west è finito». Speriamo solo che non si metta di mezzo l’Ue a dare ragione agli speculatori. Staremo a vedere. 

È il caso di inviare infine un avviso ai viandanti: chi volesse recarsi in gita al lago di Como è bene che si munisca di un temperino o di qualsiasi altro strumento atto a tagliare in due toast, panini, pizzette o quant’altro gli dovesse richiedere lo stomaco. Farebbe, sì, la figura del burino “fagottaro” tanto caro ad Alberto Sordi, ma almeno renderebbe innocuo ogni eventuale furbetto del tramezzino.

 

 

 

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