Roma. Agguato a Don Antonio Coluccia, il prete antimafia

mercoledì, 30 Agosto 2023
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Il fatto è avvenuto nel pomeriggio di ieri, mercoledì 29 agosto, in via dell’archeologia nel quartiere di Tor Bella Monaca. Mentre era in corso una marcia per la legalità in cui era presente Don Antonio Coluccia, il sacerdote leccese che da 25 anni è impegnato nella lotta alla criminalità nei quartieri più disagiati della capitale, un bielorusso di 28 anni con precedenti per droga a guida di uno scooter lo avrebbe riconosciuto e, puntatolo, avrebbe tentato di investirlo. 

Un agente della scorta è stato ricoverato d’urgenza presso l’ospedale Casilino dopo che, nel tentativo di proteggere il sacerdote, è stato sbalzato dallo scooter per più di 10 metri. 

In quegli attimi di concitazione un collega ha estratto la pistola d’ordinanza ed esploso due colpi, uno dei quali ha raggiunto il braccio del pregiudicato ferendolo e costringendolo ad arrestarsi. 

L’uomo, trovato in possesso di uno zaino contenente una mannaia ed un martello, è stato condotto in ospedale sotto piantonamento e, una volta dimesso, dovrà rispondere di tentato omicidio. 

«L’aggressione non mi fermerà. Continuerò la mia battaglia che sto portando avanti contro la criminalità», queste le parole con le quali il presule si sarebbe rivolto al ministro dell’interno Piantedosi a seguito della sua chiamata per accertarsi delle condizioni dei due agenti e del presule e con le quali ha espresso la vicinanza delle Istituzioni. 

Don Antonio Coluccia è da tutti conosciuto come il “prete-coraggio”, da anni infatti visita con cadenza quasi quotidiana i quartieri di San Basilio, Quarticciolo e Tor Bella Monca per disturbare le piazze di spaccio organizzando manifestazioni per la legalità e pregando nel tentativo di convertire i pusher (come nel caso di Angelo). 

Numerosi i messaggi di vicinanza agli agenti feriti e al sacerdote da parte delle Istituzioni italiane ed ecclesiastiche.  

Già nel 2018, mentre era in visita nella sua città natale a Specchia, dei malviventi avevano esploso 4 colpi contro la sua auto, costringendolo ad una vita sotto scorta. 

«La mia chiesa è la strada» ama ripetere Don Antonio, che ha fondato l’Opera Don Giustino per allontanare giovani e meno giovani dalla malvivenza e per offrire loro nuove opportunità di vita. 

 

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