L’inflazione non frena e le pensioni si schiantano

venerdì, 1 Settembre 2023
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Ad agosto l’inflazione cresce al 5,5% su base annua, segnalando una leggera frenata rispetto al mese scorso (quando si era al 5,9%) ma confermando che i prezzi continuano a restare in salita a fronte di salari fermi e pensioni pure, se il governo riuscirà a bloccare anche quest’anno l’indicizzazione per quelle più alte.

Quel che è peggio, a essere più alta è l’inflazione “dei poveri”, ovvero quella legata al costo dei beni del carrello della spesa, che rimane a uno stellare 9.6%. A rivelarlo l’Istat, che ha appena pubblicato gli ultimi dati sull’inflazione in Italia.

La nota pubblicata dai suoi esperti è come al solito un po’ difficile nella forma, ma chiara nella sostanza: “La decelerazione su base annua dei prezzi al consumo, ancora fortemente influenzata dalla dinamica dei beni energetici, riflette anche l’evoluzione favorevole dei prezzi di alcune tipologie di servizi (ricreativi, culturali e per la cura della persona e di trasporto) e il rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei beni alimentari, la cui crescita in ragione d’anno rimane, tuttavia, su valori relativamente alti”. Insomma, nell’aumento dei prezzi a salire di più sono quei beni dei quali nessuno può fare a meno, a partire da quelli alimentari.

Se i piccoli commercianti se la cavano aumentando i prezzi (aumentando a loro volta l’inflazione) la situazione è molto più difficile per i dipendenti e i pensionati, che già sono stati colpiti dal blocco dell’indicizzazione delle pensioni e quest’anno potrebbero essere colpiti di nuovo, stavolta colpendo anche assegni più bassi.

Si tratta di una misura che rende l’inflazione ancora più difficile da sopportare anche perché si tratta di tagli che non verranno mai più recuperati. Uno stop all’indicizzazione si traduce di fatto in una diminuzione definitiva del proprio assegno. Non sorprende che i sindacati siano già sul piede di guerra. Cgil, Cisl e Uil promettono battaglia, recuperando su questo fronte l’unità persa nella lotta per il salario minimo, dal quale il segretario della Cisl Sbarra si era sfilato preferendo un rafforzamento della contrattazione collettiva.

Sul tema il sindacato è stato invece molto duro: secondo il segretario generale della Fnp Cisl Emilio Didonè tenere bloccate le pensioni «Sarebbe una scelta politica sbagliata che lascerebbe l’amaro in bocca». «Deve finire – ha aggiunto – questa sconcia pratica iniqua e ingiusta di usare i pensionati come bancomat a cui ricorrere ogni qual volta si aprono falle nei conti pubblici, in un Paese che non riesce a risolvere il problema della grande evasione fiscale».

Giorgia Meloni dovrà quindi giocare con attenzione questa partita, perché contare sulla Cisl come interlocutore disposto al dialogo potrebbe essere fondamentale per tenere sotto controllo le tensioni che inevitabilmente si acuiranno con l’avvicinarsi dell’approvazione della Legge di bilancio. Continuare a colpire le pensioni potrebbe invece rinsaldare un blocco che sarà difficilissimo rompere, soprattutto considerando quanto gli ex lavoratori siano forti all’interno dei tre sindacati confederali.

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