L’orsa Amarena, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, è stata uccisa. Un uomo le ha sparato perché l’ha ritrovata davanti a sé e, spaventato, ha pensato al peggio che però è accaduto all’orsa.
La notizia della morte dell’animale è arrivata ieri sera dal profilo Facebook del Parco Nazionale:

Le reazioni contro il gesto dell’uomo non sono certo mancate.
Antonio Nicoletti, il responsabile aree protette e biodiversità ha commentato: “Chi ha deliberatamente ucciso l’orsa Amarena non ha nessuna giustificazione e non può accampare nessuna scusa, perché ha scelto di sparare a un animale protetto e a rischio di estinzione per proteggere delle galline che generalmente finiscono in pentola. Una scelta che non è stata condizionata da una situazione di rischio perché l’orsa Amarena non ha mai nemmeno simulato aggressioni verso le persone, né giustificabile dalla perdita di un patrimonio economico perché il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise avrebbe risarcito come da prassi anche questa irrisoria perdita del costo delle galline. Si tratta di un atto volontario, grave e ingiustificabile che richiama tutti alla massima responsabilità e al continuo impegno per migliorare la coesistenza della fauna selvatica con le comunità locali. La coesistenza è una scelta consapevole delle popolazioni marsicane e appenniniche su cui non si faranno passi indietro. Fatti come questi sono un danno per l’intera comunità abruzzese e non devono essere tollerate, anche per questa ragione Legambiente si costituirà parte civile contro il responsabile dell’uccisione dell’orsa Amarena”.
Anche Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli animali ha dichiarato: “È un crimine orribile, ripugnante, sconvolgente, non solo perché è costato la vita a un animale simbolo, di una sottospecie strettamente protetta da cent’anni e sempre in pericolo d’estinzione, ma perché Amarena era popolare e accettata dalla grande maggioranza della popolazione, anche quando faceva “passeggiate” per le strade dei paesi, e soprattutto perché era una mamma”.



