Dal 28 Agosto il Digital Service Act è entrato in vigore per ben 19 piattaforme e motori di ricerca con oltre 45 milioni di utenti mensili. Il regolamento dell’Unione europea ha come finalità la lotta a contenuti dannosi, la trasparenza e la garanzia di riservare all’utente un’esperienza cibernetica sicura.
La Riforma ha riguardato in particolare modo le grandi piattaforme che tutti usiamo quotidianamente come Twitter, Facebook, Instagram, Tik Tok, Booking.com ecc. Difatti saranno proprio loro i primi a dover implementare la regolamentazione presente all’interno della riforma.
Ma cosa tratta nello specifico la Riforma Europea? Come precedentemente citato tra i temi principali del Digital Act vi è la trasparenza. Ciò significa che l’algoritmo deve essere leggibile obbligatoriamente a tutti i soggetti qualificati che operano nel settore e, ove possibile anche all’utente medio.
In altri termini per i tecnici che operano all’interno del mondo cyber, la trasparenza equivale a maggiore libertà di concorrenza e maggior governabilità dei risultati in base alle premesse operative. Per gli utenti del web invece vi sarà una maggiore libertà di scelta di contenuti, derivante appunto dalla trasparenza.
Centrali sono anche la lotta contro la disinformazione, l’odio e il forte contrasto nei confronti delle scene di violenza. Qui la questione è maggiormente complessa, in quanto si tratta di concetti che spesso si posizionano al limite della soggettività.
Questo perché il concetto di odio, come anche spesso quello di violenza si collocano nell’alveo della libertà di espressione e della manifestazione del pensiero. In questo senso il ruolo delle piattaforme, sarà quello di disincentivare economicamente i canali che postano elementi e contenuti che incitano alla violenza o che diffondono fake news.
Le intenzioni sembrano più che propositive, ma non è bastato per convincere interamente l’opinione pubblica. Se da un lato vi sono alcuni, tra cui lo stesso Nicola Danti, che sottolineano come il Digital Act ridurrà prodotti poco sicuri e contraffatti ma anche messaggi di odio e profilazione degli utenti, dall’altro vi sono altri che presentano un’opinione diametralmente opposta.
Tra questi troviamo il costituzionalista Andrea Venanzoni, che in contrapposizione a Danti evidenza per l’appunto la poca chiarezza della Riforma, che potrebbe produrre risultati indesiderati. Venanzoni ha evidenziato inoltre il rischio di colpire, oltre alle fake news, anche le narrazioni divergenti. La paura del docente, ma anche di molti altri, è che il Digital Act possa mettere per sempre fine al pluralismo, che da sempre è stato uno dei protagonisti indiscussi del Web.



