Il cosiddetto “accordo sul grano” è stato siglato il 22 luglio 2022 da Ucraina, Federazione Russa, Turchia e Onu ed era finalizzato a consentire l’esportazione di prodotti alimentari ucraini, come orzo, grano, granoturco e mais, in tutto il mondo.
Un anno dopo, a metà luglio scorso, il presidente Putin annunciava la decisione russa di interrompere l’accordo sul grano, adducendo quale pretesto che la Russia era stata ingannata dall’Occidente, che non aveva soddisfatto le sue condizioni soprattutto in termini di sicurezza. Col pretesto del grano – a detta dei russi – l’Ucraina si faceva inviare armi e minacciava la sicurezza della navigazione russa nel Mar Nero. Dopo di che, tanto per rincarare la dose, l’esercito russo ha cominciato a bombardare pesantemente i porti ucraini di Odessa e – per la prima volta – quello di Reni sul Danubio, limitrofo ai confini con la Romania. A seguito dei bombardamenti russi le strutture portuali ucraine hanno subito gravi danni e sono state disabilitate. Successivamente il traffico navale commerciale nell’area si è bloccato quasi completamente per paura degli attacchi dell’esercito russo. Le autorità russe hanno infatti dichiarato di considerare anche il traffico commerciale ucraino nel Mar Nero come un’attività di tipo militare.
La faccenda del grano è enorme, tanto che si può considerare come una guerra nella guerra. E interessa anche agli americani. Infatti, il commercio del grano procurava al governo ucraino enormi introiti. Senza questo apporto di denaro, l’Ucraina rischia di crollare finanziariamente, per cui il sostegno statunitense al paese in guerra dovrà essere maggiore. Anche l’Onu è interessato alla questione, dal momento che il grano ucraino, non di buona qualità ma a buon mercato, era destinato a sfamare il sud del mondo. Senza questa preziosa risorsa interi paesi dell’Africa e dell’America Latina potrebbero scivolare nella penuria alimentare. Ecco dunque che Putin ha dichiarato che la Federazione Russa darà il proprio grano ai paesi poveri gratuitamente. Non si tratta di pura filantropia: la Russia sta acquistando un gran numero di alleati in Africa e America Latina a scapito dell’Occidente. Anche la Turchia è interessata all’affare del grano, in quanto lo comprava a buon mercato dall’Ucraina e introitava anche i diritti di transito delle navi commerciali attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Con l’uscita della Russia la Turchia ha perso questi vantaggi. Così la Turchia ha cercato di mediare con Putin per far rientrare la Federazione Russa nell’accordo sul grano. Ma l’incontro a Soci tra Putin ed Erdogan del 4 settembre scorso non ha prodotto risultati apprezzabili. La Russia è favorevole a rientrare nell’accordo sul grano ma a due condizioni: 1) la cancellazione delle sanzioni che bloccano l’esportazione dei suoi prodotti agricoli; 2) la riammissione della Banca Agricola russa nel sistema internazionale di transazioni finanziarie Swift.



