Porti, Durigon: “Obiettivo infortuni zero”

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(Adnkronos) – “Abbiamo vissuto giornate davvero drammatiche con tanti incidenti che hanno causato la morte di tanti lavoratori. Il documento firmato oggi rientra nella specificità di come poter risolvere alcune problematiche di alcuni luoghi di lavoro e credo che con l’intervento di Inail, Assoporti e soprattutto dell’Autorità Portuale di Civitavecchia si possano dare delle risultanze diverse e arrivare all’infortunio zero”. Queste le parole di Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, durante l’incontro per la sottoscrizione dell’accordo attuativo del protocollo nazionale tra Inail, Mit e Assoporti dello scorso aprile. 

L’accordo darà avvio ad una serie di iniziative per implementare la salute e la sicurezza nel corso delle operazioni portuali che si svolgono nel porto di Civitavecchia e da attuare con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e delle associazioni imprenditoriali di categoria del settore portuale e in collaborazione con altre istituzioni competenti.  

Per diminuire l’incidenza di infortuni sul lavoro “Si interverrà attraverso molta formazione – spiega il sottosegretario – oggettivamente un sistema portuale presente costantemente e capace di informare i propri dipendenti può sicuramente avere un rischio di margine, sicuramente meno elevato rispetto a quello che oggi noi abbiamo e questo protocollo va in quella direzione. All’interno della realizzazione di questo protocollo ci sono anche le parti sociali, che in qualche modo sanno dove si possono intersecare i rischi e dove si possono trovare soluzioni per ambire all’infortunio Zero”. 

Dai dati Inail, infatti, emerge che i principali rischi nelle realtà portuali attengono alla movimentazione di merci e alle attività di magazzino, seguiti dalla conduzione di mezzi pesanti e dalla movimentazione di macchine e mezzi operativi sulle navi. 

Altro tema fondamentale emerso dal protocollo è quello della performance “cioè i rischi che determinano dalle diversità dei porti del mondo: c’è competizione con i porti cinesi, ad esempio, che hanno sicuramente una minore valutazione del rischio rispetto a quello che noi dobbiamo mettere in campo, ma ciò che conta per noi oggi è determinare che non si può morire per lavoro”, conclude. 

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