È notizia di ieri: Pogba risulterebbe positivo al testosterone.
Ma nella storia del calcio non sarebbe né il primo né l’unico giocatore finito nel circolo vizioso del doping.
Per il centrocampista le acque si sono agitate dopo la prima gara stagionale della Juventus, vinta dalla squadra di Allegri per 3-0 in casa dell’Udinese.
Il giocatore è intanto stato sospeso in via cautelare: “Il Tribunale Nazionale Antidoping in accoglimento dell’istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare l’atleta: Paul Labile Pogba (Figc) per la violazione degli articoli 2.1 e 2.2; sostanza riscontrata: Metaboliti del testosterone di origine non endogena (I risultati del GC/c/IRMS sono compatibili con l’origine esogena dei metaboliti)”.
Pogba rischierebbe così la pena fino ai quattro anni di squalifica, periodo di tempo stabilito direttamente dalle norme sportive antidoping del Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
Ma è ancora presto per parlare con chiarezza.
Per adesso bisogna aspettare le controanalisi, che serviranno a confermare o smentire la positività e poi a capire cosa potrà (o non potrà) fare il centrocampista.
Ma quello di Pogba è solo il caso più recente di una controversia dovuta al doping nel mondo del calcio e della Serie A.
Un altro è stato quello del difensore dell’Atalanta, Jose Luis Palomino, risultato positivo a luglio 2022 al clostebol metabolita,ma è stato poi assolto dal Tribunale Nazionale Antidoping perché i risultati delle controanalisi hanno dimostrato la sua innocenza.
Per la Juventus non si tratta però di un episodio isolato.
Il club ha già combattuto con il doping, ma 22 anni fa, con il centrocampista olandese Edgar Davids, risultato positivo alla sostanza del nandrolone, uno steroide anabolizzante derivato dal testosterone.
Per non parlare poi dei primi anni del 2000 quando il doping era un tema all’ordine del giorno.
Solamente nel 2001 i casi sono stati molti come quello di Guardiola, Frank de Boer, Jaap Stam, Cristian Bucchi, Salvatore Monaco, Igor Shalimov, Fernando Couto, Nicola Caccia, Stefano Sacchetti, François Gillet.
Ma perché i giocatori fanno uso di doping?
Spesso si utilizza per i suoi vantaggi, anche se solo apparenti.
Come spiega anche il Ministero della Salute:“In ambito sportivo vengono spesso usati con la speranza di incrementare la massa muscolare, ridurre il grasso corporeo, aumentare la velocità, migliorare la resistenza ed avere un recupero più rapido” .
Si pensa poi che sia l’unico modo per riuscire a sopravvivere ai carichi di allenamento insostenibili a cui i giocatori sono sottoposti, specialmente in vista di partite molto importanti.
Inoltre il calciatore potrebbe farne uso per ottenere sempre e comunque risultati, che portano poi a benefici economici e a notorietà. A questi si aggiungono gli sponsor che pagano molto bene i campioni dello sport, ma solo finché si vince.
Insomma un vero e proprio circolo vizioso.
Ma se da una parte l’uso di sostanze medicinali, naturali e sintetiche, è finalizzato al miglioramento delle prestazioni fisiche in ambito sportivo, dall’altra questa pratica illegale è molto pericolosa per la propria salute ed è solo apparentemente utile al miglioramento della performance. Queste sostanze possono infatti recare gravi danni alla salute fisica e mentale e persino comprometterla irrevocabilmente, mentre nei casi più estremi possono persino provocare la morte.
Il tutto per cosa?
Giocando con lo slogan della Juventus: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”?
