E’ una tragedia che lascia senza parole quella di Jesús de Miguel. Il centravanti del Tenerife aveva 30 anni. Uno scontro di gioco con il portiere dell’ FC Andorra, poi l’arresto cardiocircolatorio, la corsa in ospedale e una notte di speranza che si è trasformata in lutto. Una tragedia che riporta alla memoria altre pagine dolorose della storia del calcio.
Tutto è successo nei minuti di recupero, quando le due squadre erano sul 2-2. Una palla lunga, un’uscita del portiere avversario Jesús Owono appena prima del centrocampo e uno scontro violentissimo con De Miguel, intervenuto per contendere il pallone. L’impatto è stato terribile. Il calciatore è rimasto a terra, privo di conoscenza, mentre compagni e avversari chiedevano immediatamente l’intervento dei soccorsi.
Sono stati minuti interminabili. I sanitari hanno lavorato sul terreno di gioco, riuscendo a ristabilire il battito cardiaco del giocatore prima del trasferimento in ambulanza all’ospedale universitario Nuestra Señora de Candelaria. Le prime notizie avevano lasciato aperto uno spiraglio: De Miguel era ricoverato in terapia intensiva e, nonostante la gravità della situazione, sembrava stabile.
Poi il peggioramento neurologico, le ore di attesa e infine la comunicazione che ha spezzato ogni speranza. Un comunicato carico di dolore, nel quale il club ha parlato di un dolore impossibile da descrivere e ha espresso vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutta la tifoseria. Parole che raccontano bene lo stato d’animo di un ambiente che, nel giro di poche ore, si è ritrovato a fare i conti con una perdita assurda.
De Miguel era arrivato al Tenerife nell’estate del 2025, dopo l’esperienza al Castellón. Aveva contribuito alla promozione della squadra nella seconda divisione spagnola e rappresentava un attaccante nel pieno della propria maturità sportiva. Una carriera ancora davanti, progetti, ambizioni, una vita che non avrebbe dovuto interrompersi in quel modo.
La morte di De Miguel riporta inevitabilmente alla memoria altri episodi che hanno segnato profondamente la storia del calcio. Non tutti sono sovrapponibili: in alcuni casi si è trattato di arresti cardiaci improvvisi, in altri di conseguenze devastanti di scontri e traumi subiti durante una partita. Ma tutti hanno avuto un elemento comune: la drammatica scoperta che neppure un atleta professionista, giovane e sottoposto a controlli, è immune dalla fragilità della vita.
Il pensiero va innanzitutto a Piermario Morosini. Il 14 aprile 2012, durante Pescara-Livorno, il centrocampista amaranto si accasciò sul terreno di gioco. Aveva soltanto 25 anni. I tentativi di rianimazione non bastarono a salvarlo. Una tragedia che sconvolse il calcio italiano e che lasciò un segno indelebile nella memoria collettiva.
Impossibile dimenticare anche Antonio Puerta, difensore del Siviglia, morto nel 2007 a soli 22 anni dopo una serie di arresti cardiaci. Durante una partita contro il Getafe aveva perso conoscenza, riuscendo inizialmente a rialzarsi e a raggiungere gli spogliatoi. Le sue condizioni, però, peggiorarono rapidamente. Morì tre giorni dopo.
Nel 2003 era toccato al camerunense Marc-Vivien Foé, che si accasciò senza contatti con avversari durante la semifinale di Confederations Cup contro la Colombia. Aveva 28 anni. Anche in quel caso, nonostante i disperati tentativi di soccorso, non ci fu nulla da fare.
E poi Miklós Fehér, attaccante ungherese del Benfica, morto nel gennaio 2004 a 24 anni durante una partita contro il Vitória Guimarães. Sono storie diverse, ma unite da un filo doloroso. C’è poi un elemento particolare nella morte di De Miguel: il trauma provocato dalla collisione con un avversario. Anche sotto questo profilo esistono precedenti che meritano di essere ricordati.
Nel 2025, in Spagna, il giovane portiere Raúl Ramírez, appena 19 anni, era morto dopo uno scontro durante una partita con il Colindres. Ricoverato in ospedale, non era riuscito a superare le conseguenze dell’incidente.
Un altro caso risale al 1986 e riguarda José Antonio Gallardo, portiere del Málaga, morto dopo uno scontro di gioco con un avversario durante una partita contro il Celta Vigo. Anche allora, inizialmente, le conseguenze dell’impatto erano sembrate meno gravi di quanto si sarebbero rivelate successivamente.
Sono episodi che ricordano quanto possano essere imprevedibili le conseguenze di un contrasto, anche in uno sport nel quale il contatto fisico è parte integrante del gioco. La medicina sportiva ha fatto enormi passi avanti, i controlli sono sempre più accurati e negli stadi esistono protocolli di emergenza che possono fare la differenza tra la vita e la morte. Eppure, come dimostrano queste vicende, non tutto può essere previsto o evitato.



