Picchia la moglie, assolto perchè violenza culturale. E le femministe zitte?

mercoledì, 13 Settembre 2023
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La violenza domestica è diventata un fatto culturale, questa sembrerebbe la posizione assunta dal pubblico ministero di Brescia. La vicenda vede protagonista un uomo del Bangladesh, residente in Italia da diversi anni, accusato di violenze e maltrattamenti da parte dell’ex moglie, originaria del Bangladesh, ma cittadina italiana.

La prima denuncia nei confronti dell’uomo risale al 2019, quando l’ex coniuge portò alla luce i maltrattamenti psicologici e fisici subiti. Al tempo la procura chiese l’archiviazione, ma poco dopo il gip stabilì  che “sussistono senz’altro elementi idonei a sostenere efficacemente l’accusa in giudizio”.

Ad oggi però le dinamiche sembrerebbero essere cambiate. Difatti è stata presentata una richiesta di assoluzione nei confronti dell’uomo in vista dell’ultimo atto del processo. Ad avviso del pubblico ministero: “La compressione delle libertà morali e materiali della parte offesa da parte dell’imputato sono il frutto dell’impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia della medesima, atteso che la disparità tra l’uomo e la donna è un portato della sua cultura e che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine”.

Il pm dunque  ha connotato  i comportamenti dell’uomo come consoni in quanto riconducibili al contesto sociale e culturale in cui è nato. Inutile dire che la  posizione assunta dal Pubblico Ministero di Brescia ha fatto molto discutere, creando una serie di contro-risposte. Le prima fra tutte è la vittima della vicenda, che a seguito delle parole del PM, ha affermato che non vi è stata né giustizia e tantomeno protezione.

È lei stessa ad aver dichiarato che: “incoraggiate a denunciare al primo schiaffo? Oppure il fatto che io sia una bengalese tra le tante, mi rende di meno valore dinanzi a questo pm?”. La complessità della questione è evidente, poiché sta creando un precedente, secondo il quale la violenza domestica potrebbe essere giustificata più volte in futuro. Anche il parterre politico si è espresso in merito, manifestando un forte dissenso.

La vicepresidente dell’Europarlamento, la dem Pina Picierno, ha definito  “assurda” la richiesta di archiviazione perché il magistrato ha considerato la “mentalità abusante e schiavista un retaggio culturale”. Per questi motivi ha effettuato una richiesta ben precisa al ministro della Giustizia Carlo Nordio: mandare gli ispettori in Procura. Sulla stessa linea di pensiero vi è il ministro Calderoli che ha definito come “pericoloso” il messaggio del PM in un momento in cui “stiamo affrontando una battaglia culturale, oltre che normativa, per arginare questa strage”.

Ciò che rende ancora più preoccupanti i fatti di Brescia è che vi sono dei precedenti. Nel 2021 un telepredicatoreislamico, arrestato nel 2019 per maltrattamenti e lesioni ai danni della moglie di 20 anni più giovane, fu assolto in primo grado, sempre a Brescia. Alla luce di ciò Riccardo De Corato, deputato di FI, ha descritto la vicenda come “inaccettabile e vergognosa” affermando che :” L’Italia rappresenta un faro di civiltà nel mondo dove non c’è posto per chi intende mortificare le donne maltrattandole perché ritenute inferiori”.

Chi inaspettatamente non ha preso posizione all’interno della vicenda sono le femministe. Anche loro forse sono diventate sostenitrici della violenza culturale?

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