Pogba, l’antidoping a volte sbaglia: i falsi casi non sono pochi

mercoledì, 13 Settembre 2023
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Il mondo dello sport è stato spesso segnato da scandali legati al doping, con grandissimi campioni che si sono visti revocare medaglie, titoli e riconoscimenti a causa di accuse di utilizzo di sostanze proibite. Giustamente, nessuno oserebbe mai negare l’importanza dell’antidoping e della competizione equilibrata. Per anni la Russia ha dominato le Olimpiadi sfruttando un sistema complesso di dopaggio degli atleti, corruzione degli ufficiali corrompibili e elusione degli altri. Per questo motivo è stato giustissimo levare tutte e 48 le medaglie olimpiche russe ottenute da atleti dopati, che, secondo una stima, sarebbero stati più di 150 nella storia dei Giochi Olimpici.

Tuttavia, c’è un lato meno noto di questi casi: ovvero quando test antidoping positivi hanno distrutto carriere per poi rivelarsi falsi o maneggiati. Nel secondo caso rientrano probabilmente tutti gli scandali legati al doping nell’ambiente del ciclismo, che ha detta di moltissimi addetti ai lavori sarebbe stato per anni dominato dall’efedrina, una sostanza stimolante che aiuta a ridurre la fatica e ad aumentare la resistenza. Basti pensare alle dichiarazioni di Angelo Zomegnan, direttore del Giro d’Italia per 7 anni dal 2004 al 2011 che, in merito al caso Pantani, disse “Nel 1999 quando Marco Pantani fu fermato al Giro d’Italia a Madonna di Campiglio per la eccessiva presenza di globuli rossi nel sangue, verosimilmente dovuta al famigerato Epo, quasi tutti i primi dieci in classifica facevano uso di sostanze dopanti per migliorare l’ossigenazione del sangue ed avere prestazioni sportive più competitive“. e ancora, “Non si vietava l’uso dell’eritropoietina ma si cercava di gestirne l’uso, non una cosa eticamente bella.”

Ancora, il campione olimpico di marcia Alex Schwazer ha visto la propria carriera crollare davanti ai suoi occhi a causa di un’alterazione dei campioni di urina. Il giudice della corte di Bolzano che seguì il suo caso, dopo averlo scagionato a seguito di terribili anni di martirio mediatico, accusò pubblicamente Wada (L’agenzia mondiale antidoping) e Iaaf (federazione internazionale di atletica leggera) ,dicendo che “hanno operato in maniera totalmente autoreferenziale non tollerando controlli dall’esterno fino al punto di produrre dichiarazioni false”. Inizialmente Schwazer fu trovato positivo Il 6 Agosto 2012 all’eritropoietina ricombinante in un controllo antidoping a sorpresa, venendo sospeso fino al 2016, dandogli quindi la possibilità di gareggiare alle Olimpiadi di Rio. Eppure, il primo gennaio 2016 risulto nuovamente positivo all’antidoping dopo una serie di analisi estremamente sospette da parte dell’agenzia antidoping. Così iniziano 7 anni di calvario per Schwazer, escluso da tutte le competizioni per altri 8 anni e in causa costante con le autorità antidoping. Ad oggi è ormai stato accertato che i campioni del 2016 furono manipolati per danneggiare il corridore, che secondo alcuni report avrebbe stracciato la concorrenza alle olimpiadi di Rio.

La situazione Pogba, infine, è estremamente delicata. Il calciatore francese della Juventus rientra da una serie di infortuni e stava cercando di riprendere il massimo della forma per contribuire al campionato bianconero. Eppure, come un fulmine a ciel sereno, ecco la notizia della sua positività al doping dopo Udinese-Juventus, prima partita di campionato della squadra di Torino.

L’agente del centrocampista ha detto: “Attendiamo le controanalisi e fino ad allora non possiamo dire nulla. La cosa certa è che Paul Pogba non ha mai voluto infrangere le regole”. Nel mentre, le prime indiscrezioni parlano di un integratore americano assunto da Pogba poiché legale negli Stati Uniti, quindi di una leggerezza dell campione del mondo, che ha assunto una sostanza come il testosterone, che a livello di prestazioni non influenza effettivamente la qualità di un giocatore nè la sua energia in campo.

Chissà se tra non intenzionalità, diritto americano e qualche cavillo legale non riesca ad avere lo stesso successo di Palomino, calciatore atalantino già positivo al doping ma oramai praticamente assolto dal tribunale antidoping grazie alla scusante di una pomata cicatrizzante.

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