Intelligenza Artificiale, pregi e difetti di una primattrice mondiale

lunedì, 2 Ottobre 2023
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Oggi va in scena una primattrice mondiale… sua altezza riveritissima l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE… Corteggiata, riverita, temuta, sognata, enfatizzata… ‘Schiava, o Regina?’, come titolava un antichissimo romanzetto rosa, delizia di nonne e delle loro cameriere… dite la vostra, mentre lei dice la sua… e BUONA LETTURA!

Grazie a lei, alla pervasiva IA – intelligenza artificiale – noi attualmente razzoliamo sui nostri PC, colloquiamo coi nostri smartphone, inviamo mail e ne riceviamo, e non importa se all’80% sono fetide spam, sarà sempre lei, l’ingegnosa e accudente IA a far repulisti.

Chi produce vino può chiedere a lei quando iniziare la raccolta dell’uva, chi invece fa moda, specialmente borse e scarpe, tiene in gran conto i suoi consigli circa quali prodotti del brand esporre in Via Condotti a Roma o nelle più trendy vetrine newyorkesi. E così via. È particolarmente versata nel gioco degli scacchi. Dopo svariati tentativi è anche riuscita ad averla vinta su un campione del mondo. Era il 1996 e lui si chiamava Garry Kasparov. Oggi nemmeno il giovanissimo Magnus Carlsen, norvegese e detentore del titolo mondiale nel ‘17 ce la fa a tener botta al vertiginoso punteggio raggiunto dai computer.

Occhio, quindi, anziani scacchisti. E orecchio. Se per caso siete soli, semiparalizzati e sconsolati, col solo comfort d’un pile sulle ginocchia ma con cervello ancora pimpante, troverete nella nostra disponibilissima IA un’eccellente damina di compagnia. Non si strofinerà affettuosamente contro le vostre guance ingiallite come il gatto di casa, ma vi impegnerà a fondo in interminabili sfide all’ultimo Matto. E per qualche ora silenzierete guai e recriminazioni articolari.

Ma tocca anche scoprire il lato Hide della nostra servizievole ma invasiva IA. Finora si è solo accennato a quello luminoso, al buon Dottor Jekyll. Ma il perverso Hide reclama la sua parte.
Qualche cifra: il veterano Gpt-3, bisnonno dei Large Languaage Models alla base dell’IA generativa, ha bisogno di 1287 megawatt/ora per addestrare i suoi 175 miliardi di parametri. Il che equivale – solo per la fase di addestramento – a un’emissione all’incirca di 552 tonnellate di CO2, il famigerato biossido di carbonio. Tanto per farci un’idea di quanto l’IA ci attossica: 552 tonnellate di CO2 le emettono in un anno 123 auto alimentate a gasolio.

Altro apporto ansiogeno dell’intelligenza artificiale: l’occupazione.
Secondo uno studio di Goldman Sachs ammontano a circa 300 milioni i posti di lavoro a rischio nel mondo a causa della fulminea diffusione dell’IA. È vero che i futurologi ottimisti sul tipo di Bill Gates si sperticano a integrare e contraddire tale lugubre prospettiva, ma è anche vero che tra le richieste cardine di sceneggiatori e attori statunitensi impegnati da cinque mesi in un durissimo sciopero, quella che ha fatto più scalpore riguarda proprio l’intelligenza artificiale. Gli autori, il cui sciopero si è concluso da pochissimo, hanno finalmente ottenuto ‘…che l’intelligenza artificiale non possa essere usata per riscrivere materiali originali e di fatto sostituire gli sceneggiatori’.

Va peggio per gli attori, tuttora in sciopero e prossimi alla canna del gas (esclusi i divi, la maggioranza guadagna assai poco e si sta mangiando le riserve). L’AMPTP, associazione che riunisce gli studios, ha dichiarato di aver offerto una proposta «innovativa» al riguardo, ma il capo negoziatore del sindacato l’ha respinta brutalmente ( e sacrosantamente, direi). ‘Vorrebbero scannerizzare le comparse e pagarle per un giorno di lavoro. Poi, dal momento che le loro aziende sono proprietarie di quella scansione, della loro immagine, potranno usarla per tutto il tempo che vogliono su qualsiasi progetto, senza consenso e senza compenso. Se pensate che sia una proposta innovativa, vi suggerisco di ripensarci’.

E l’Arte? Riesce anche qui l’ingorda piovra AI ad accaparrarsi un invidiato serto di vittoria?
Partiamo dai prodromi. Una masnada di irretiti dalla Rete, nemici dichiarati del Fare (too hard, fa sudare) ma ardenti seguaci del promettente Clic che ti fa genio in un minuto, si sta cimentando da vari anni con svariati programmi su Pc e iPad per fare Arte (presto e male).

Per chi vuol sapere come funziona, è molto semplice: le brave mamme di famiglia capiranno all’istante. È come con le polpette. La cosa importante è che i vari tagli di carne del macellaio siano di eccellente qualità. Li infili nel tritacarne, manipoli amorevolmente il composto, lo condisci, lo suddividi con imparzialità e hai le tue gustose polpette.

Allo stesso modo devi procedere – ti assicurano – per fare un bel quadro. Immetti nel programma foto di celeberrimi dipinti, insomma ‘tagli’ di carne viva dei Grandi Maestri, ordini alla servizievole IA di spezzettare il tutto, mixarlo ed espellerlo. Ma quel che con le polpette funziona alla grande, qui fa cilecca. I risultati sono catastrofici. Per rimanere in ambito culinario, ci troviamo di fronte a uno dei peggiori incubi dell’esperta casalinga: la mayonnaise impazzita. Uova freschissime, olio di qualità…eppure il tutto non si amalgama, non decolla, non ‘monta’ per dirla giusta. Così col tuo quadretto: ci hai messo dentro tanto bel Monet, un pizzico di Degas, anche una spruzzatina di Caravaggio: ti esce uno scarafaggio. Puoi mixare e rimixare quanto vuoi, e aggiungerci anche del Chagall, del Picasso: non andrai oltre il ‘pasticciaccio brutto’, per dirla con Gadda. I reperti più patetici dell’Arte Artificiale sono però i ritratti. Qui la cosa si fa seria, non invita affatto al sarcasmo, piuttosto alla pietà. Come rivivessimo un ospedale psichiatrico prebasagliano. Molti di questi volti cimiteriali e incompiuti dell’IA richiamano un’idea di ectoplasma infelice, spaesato, quasi vergognoso. Non ne hanno colpa. Questo ci fa simpatizzare con loro. ‘Mica te l’ho chiesto io di venire al mondo!’, sembrano rinfacciarti. Come spesso i figli.

David Salle, pittore americano per nulla naif, postmoderno, citazionista (whatever it means!) e comunque ben quotato, ultimamente si è fidanzato ufficialmente con un potente algoritmo installato nel suo iPad. Lo sta progressivamente educando a imitare il suo stile. ‘Devi produrmi opere capaci d’ingannare il mio gallerista’, lo stimola. A osservarli, questi laboriosi reperti, si resta francamente sconcertati. Ma al pittore alcuni piacciono. Lo ispirano. Lo suggeriscono. Come ispirano altri amici artisti – una scrittrice, un poeta – che ha coinvolto nell’esperimento. E questo è un fertile uso dell’intelligenza artificiale.

Del resto Pietro di Cosimo, un grandissimo della pittura fiorentina del secondo Quattrocento, ‘ingegno astratto e difforme’ come lo definisce il Vasari, ‘…si fermava talora a considerare un muro, che lungamente fosse stato sputato da persone malate e ci vedeva le battaglie dei cavalli e le più fantastiche città e i più gran paesi che si vedesse mai; e la stessa cosa faceva con le nuvole nell’aria…’

Dove il manufatto artistico non è uno schizzo malfatto della nuvola, ma ciò che l’artista legge in lei, e che poi pone in cottura dentro quell’irriproducibile atanòr che è lui stesso. Il suo corpo, la sua anima, la memoria, il talento, il dolore. E infine lo estrae, lo fa raffreddare, poi lima, corregge, congeda. E questa finalmente è l’Opera.

IA: Vorrei dire la mia. Alcuni di quelle mie opere qui definite spregiativamente ‘quadretti’, ‘scarafaggi’ ‘mayonnaise impazzite’ sono state in realtà battute in aste importanti e addirittura acquistate!

Sì, cara. Hai ragione. È successo e probabilmente può continuare a succedere. Al peggio non c’è mai fine. Lo dobbiamo all’irruzione del cinismo, del piccolo gesto astuto in cui critici e galleristi che cavalcano l’onda facile di certo Postmoderno, hanno preteso di ravvisare l’orma del Genio. Non sei tu che sei grande, ma loro a essere piccoli.

Come fece dire Bernard Shaw a una sua giovanissima Cleopatra ‘Non sono io a essere intelligente, Cesare. È solo che gli altri sono molto stupidi’.

2 Comments Lascia un commento

  1. L’IA ci ha già cambiato la vita, e ci permette con un click di accumulare e utilizzare tantissime informazioni (forse qualche volta false, qualche altra imprecise)… Cose impensabili fino a qualche decennio fa! Ma l’intelligenza è anche creatività, creazione, ed è nell’arte che entra in ballo l’individuo. L’arte, a quanto pare, non può prescindere dal cervello umano, per quanto bacato, imperfetto, insulso o confuso… Un cervello con infinite fonti di ispirazione a disposizione, tra cui scarabocchi, muri sporchi, algoritmi…

  2. Ottimo esempio:
    avevo scritto un ricco commento ma il sistema pensava che fossi un robot. Ho cercato di sistemare la cosa ma non ha funzionato.
    Il mio commento è andato perso, e per sempre perché non ho intenzione di riscriverlo.
    Se moltiplichiamo questo per 100, 1000, un milione avremo l’effetto “intelligenza artificiale”.
    Un sorriso umano a tutti voi

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