“Che si siedano per terra”. La protesta del sindaco “sceriffo” della provincia di Lecco contro i maleducati del quartiere diventa virale. Dallo scorso Mercoledì mattina, nel parco pubblico di Pescate, è comparso un bizzarro messaggio di sequestro. “Panchina segregata per maleducazione”.
A detta del sindaco Dante De Capitani, da troppi giorni questa parte, i dintorni della panchina sarebbero stati ritrovati in condizioni inaccettabili. Sporcizia, cibo, plastica e lattine. Una forma di maleducazione che il sindaco sembra aver finito di tollerare. L’unica soluzione possibile sembrerebbe quindi quella di procedere con un sequestro temporaneo di sei giorni. “Se si continua così, chiuderò il parco”, ha aggiunto il sindaco.
Severo e intransigente come un genitore con il figlio capriccioso, ma De Capitani è famoso proprio per questo. Lo chiamano il sindaco “sceriffo“, armato di un’implacabile intransigenza e già protagonista di decisioni singolari e, alle volte, discutibili.
Si era già schierato a favore dei Vigili di Milano nell’episodio che la scorsa estate ha visto protagonista Bruna, donna trans manganellata in video nei pressi dell’Università Bocconi. “Si sono comportati da uomini d’onore, hanno fatto bene”. Così lo sceriffo del lecchese aveva commentato la vicenda.
Risale invece al mese scorso un altro particolare provvedimento preso in tema “panchine”. Rimossa definitivamente la cosiddetta “panchina dell’amore”. Eliminata in tronco in quanto, a detta del sindaco, divenuta sede di incontri troppo appassionati tra giovani amanti.
Un cinismo fuori dal comune ed un amore apparentemente incondizionato per il decoro pubblico, questi gli ingredienti che meglio descrivono il controverso operato dell’ex Lega Dante De Capitani. La panchina sottratta ai cittadini maleducati, quindi, è solo l’ultima soluzione “all’italiana” firmata dallo sceriffo in nome della sua implacabile lotta all’inciviltà.
Ad ogni modo, la vicenda apre le porte ad una riflessione più ampia in tema di amministrazione pubblica. Bisognerebbe infatti chiedersi se un approccio di tipo “genitoriale” nei confronti dei propri cittadini possa essere effettivamente condivisibile, o meglio, efficace.



