Similcani, Simildonne, Similbimbi. Perchè?

lunedì, 9 Ottobre 2023
2
6 minuti di lettura

Oggi entreremo in un un mondo fantascientifico… distopico… cani automatici che vi danno la zampa, fanno capriole all’indietro e non dovete manco portarli fuori… bambole in silicone che dirigono il TG… in Giappone!… follia o scienza?… a voi l’ardua sentenza!

‘Perché non parli?’, si dice abbia gridato Michelangelo al suo maestoso, quasi iperrealistico, Mosé. Costui non fece una piega né rispose, e allora lo scultore gli scagliò il martello contro il ginocchio. Non fu un gesto educato, ma era creatura sua, ne aveva il diritto. E poi il Maestro era di carattere notoriamente fumigante.

L’ossessione del plasmare simulacri d’uomo capaci non solo di parlare ma anche di sentire e muoversi come lui attraversa come un brivido malsano tutta la nostra storia. Dall’Olimpo all’osannato Hiroshi Ishiguro, campione giapponese della robotica mondiale.

Già Efesto, su ordine di Zeus, forgiò nelle sue fucine l’affascinante ma nociva Pandora. E poiché Dei e Miti sono squisite creazioni di menti maschili, è del tutto comprensibile che sia per i figli d’Israele che per gli antichi Greci l’origine d’ogni sciagura sia da ascriversi alla famigerata Donna. Eva nella Bibbia, Pandora per la grecità. Quest’ultima, simpatica e sexy, si divertì a contravvenire all’accigliato comando di Zeus, e scoperchiò il vaso proibito. Subito ne volarono fuori tutti i mali che da allora ci affliggono: vecchiaia, gelosia, malattia, dolore, pazzia e vizio. Hai detto niente!

È chiaro che il processo contro Pandora andrebbe riaperto. Perché l’onnipotente Zeus mise in mano a un cucciolo inesperto come lei un tale serbatoio di sciagure? Ci fu quantomeno malizia. E concorso di colpa. Per dirla tutta, anche vera istigazione a delinquere. Ma procediamo.

Sull’uso virtuoso dei robot si sono sparsi fiumi di parole, tutte per lo più confortate da fatti e sorrette da inequivocabili cifre. Si va dalla ormai insostituibile robotica industriale, a quella domotica, vale a dire l’automazione che ti entra in casa e allevia il calvario delle casalinghe. Incluse nel pacchetto anche quelle tecnologie, davvero benedette, create per portare aiuto, tra le pareti domestiche, ai portatori di handicap fisici o mentali. Altrettanto encomiabile l’uso biomedico della robotica, coi suoi robot che assistono (senza pericolo di cali di zucchero e gesti imprecisi) il chirurgo in sala operatoria. O quelli che somministrano terapie radioterapiche, e gli altri che, tele controllati, permettono operazioni a distanza. E vai con la robotica militare (vedi droni o robot artificieri), quella aeronautica per la verifica manutentiva degli aerei, quella spaziale (a spasso nello spazio ci mandiamo il robot, non l’astronauta, vera rivoluzione copernicana rispetto alla situazione di 2001 Space Odyssey, dove vita e morte degli astronauti erano affidati al permaloso supercomputer Hal 9000).

Usi preziosi, della robotica. Formidabili, potremmo dire. Ci siamo inventati chi fa il lavoro noioso e sporco al nostro posto. Non abbiamo più bisogno di vessare altri esseri umani, approfittando di un diverso colore di pelle e di una minor scaltrezza tecnologica. I nostri nuovi schiavi ora si chiamano robot. Non hanno sangue né lacrime, non sudano, non soffrono, non si ammalano e non hanno nemmeno la coscienza che li farebbe sentire oppressi.
Insomma, un Paradiso. E il serpente, quando arriva?

Il serpente c’è sempre stato. Silenzioso, non visto, paziente, com’è nella sua strisciante natura. È presente in quel gesto di Michelangelo, o, tanti secoli prima, nell’ossessione erotica di Pigmalione verso la sua bellissima creatura di pietra. Il fatto è che, allora, in epoche precibernetiche, non si poté andar oltre alla martellata rabbiosa, o a stressare la Dea Afrodite perché concedesse a quella delizia di statua le sembianze, gli odori e i sapori di una donna vera. Oggi però, quel serpentello sonnacchioso e quasi innocuo sta riguadagnando il centro della scena. E’ la robotica superflua, il suo primo insidioso suggerimento. Un esempio, tra i più attuali: il cane finto.

‘Non è bello avere sempre un adorabile cane che ti segue e risponde quando gli viene chiesto di sedersi o di stringerti la mano? E se il cane avesse alcune abilità uniche, come stare su una gamba mentre riposa su un pezzo di tofu senza distruggerlo, o fare continuamente capriole all’indietro?’

Con queste mielate parole, la Xiaomi Corp dalle prime pagine del China Daily ti presenta il suo ultimo nato, il cane artificiale Cyborg Dog 2. Con ‘soli’ 12.999 yuan (1.800 dollari) te lo porti a casa.

Ma in Cina non esistono rifugi per cani reali, che uggiolano pietosamente smaniando per essere adottati dall’Amico Uomo? Se li sono mangiati tutti?

Beh, no, ci assicurano i cinesi odierni, con la coda tra le gambe. Mangiar cani e gatti era una pratica dei loro anziani, ci dicono, e in parte è vero. Poverissimi e affamati, si nutrivano di tutto, anche di locuste. Il terzo millennio ha rischiarato, anche se non in toto, le cupe prospettive della stirpe dei canidi ( e dei gatti) nati all’interno della Grande Muraglia. Ok, Mao ha capovolto la situazione. Ma allora? Se si sono redenti, perché spendere 1800 dollari in un similcane privo di pelle di pelo, di occhi, di sguardo, di cuore e di calore?

Ma questo è un interrogativo minore. Ve n’è un altro, assai più perturbante. Un interrogativo che ogni essere umano senziente dovrebbe urgentemente porsi. Perché i programmatori più avanzati di tutto il globo stanno insensatamente dilapidando le loro preziosissime riserve di neuroni e sinapsi nel tentativo vano – o suicida – di sfornare alfine l’androide perfetto, in grado di ribellarsi e magari uccidere l’Uomo, suo inventore? Meta fino a questo momento – e non dispiaccia per loro – ancora molto lontana. Nonostante gli esponenziali passi avanti che l’IA ogni giorno registra sul nostro inquieto pianeta.

Osserviamo il ‘caso’ Erica, la creatura magistrale di Ishiguro. L’androide che conduce un TG nipponico.

Ha ventitre anni, un grazioso e inespressivo visetto di bambola in silicone, soffre di precoce artrosi cervicale perché i movimenti del collo – può ruotarlo a destra e a sinistra – appaiono rigidi, cauti, come se di anni ne avesse settantatre. Della cospicua mimica facciale annunciata dai suoi esagitati creatori a noi perviene solo un saltuario sbattimento di palpebre, e il fatto che nel parlare muove su e giù le labbra mentre vi fissa con sguardo vacuo. Sì, miracolo, può parlare con voi. Ma lo fanno già tante assistenti vocali in tutto il mondo. Non può però né alzarsi né tantomeno camminare. All’inizio non muoveva neanche le braccia e tantomeno le mani. Viceversa cambia spesso colore e taglio di capelli. Bella forza! Questi lo facevano anche le nostre bambole, compreso chiudere gli occhi frangiati di lunghe ciglia quando le mettevamo a letto.

Tornando a Erica: pare che ora qualche movimento in su e giù con gli avambracci siano riusciti a insegnarglielo, con enorme dedizione e pazienza. Così come si stanno industriando per addestrarla allo humour, corredandola di due tipi di risate, una soft e una fragorosa, in accordo a quella dei suoi interlocutori. Non fatevi raggirare. Non sa affatto perché o di cosa stia ridendo. Programmata per essere scaltra e bluffatrice, si limita a illudervi di essere in sintonia con le vostre battute. Considerato che il suo prezzo attuale, se fosse mai messa in vendita, sarebbe di 200.000 dollari, se ne consiglia l’acquisto solo a un tycoon particolarmente capriccioso, instabile e con disturbi alla cistifellea, per poterci giocare in certe notti insonni. Come un tempo altri magnati si rilassavano con versioni superestese dei trenini elettrici.

Il cinema, dall’irreplicabile 2001 di Kubrick, del ’68, all’accorato ‘Her’ (Jonze, 2013) e allo scorato ‘Ex machina’ (Garland, 2015), passando per il sublime Blade Runner di Scott (1982), nel pianeta della cibernetica ha pascolato fino alla sazietà. E continuerà a farlo. Nota comune a tutti i capolavori: l’irriducibile tristezza, la fatale impraticabilità della relazione profonda tra Uomo e Androide ( o supercomputer che sia). Il già citato – e malignetto – Hal 9000 di Kubrick verrà disattivato pezzo per pezzo da Frank, unico astronauta superstite, dopo che gli ha perversamente assassinato tutti i compagni. In Her l’intensa relazione tra il sensibile Theodore (Phoenix), e Samantha, un sistema operativo che parla con l’inimitabile voce hot della Johansson, crolla dolorosamente. Lei gli rivela che mentre interagisce appassionatamente con lui sta contemporaneamente comunicando con altri 8316 individui, e che 641 sono quelli che ha già cominciato ad amare. Lui non regge. E chi di noi potrebbe? Too fast, my sweet AI!

Per gli adepti del primo Blade Runner (un’ardente moltitudine, disseminata in tutto il globo) nessuno in cinema potrà mai più replicare i Replicanti. Quel fascino inclonabile: mix d’integrità, bellezza, violenza, tragica innocenza. Martiri e insieme assassini, ti restano conficcati nel cuore. Alieni più umani degli umani. Mandatela al cinema, la nipponica Erica!
E circa costei resta inevasa la domanda: perché? Perché tanto dispendio di capitali e cervelli per una simildonna a nulla finalizzata se non a confortare l’ego disturbato dei suoi costruttori? Viene alla mente la frase dell’infelice figlia di Hugo, Adèle: ‘Non potendo avere il sorriso dell’amore, mi consacro alla sua smorfia’.

Sì, Erica di Osaka, tu non sei che una smorfia. Una farsa, uno sberleffo. Un insulto alla vita, per dirla chiara. Con ogni probabilità affondi le radici malate del tuo non-essere nella cosiddetta ‘invidia dell’utero’. ‘Non potendo generare un vero bambino, mi consacro alla sua caricatura’. Sì. Siamo in un Globo libero. Ricordiamo però che Adèle Hugo finì dritta filata in manicomio. E lì rimase.

2 Comments Lascia un commento

  1. Potente foto. Grazie!
    Il robot che imita un uomo: è UN’IMITAZIONE, quindi.
    Diversi sono i robot, che significa semplicemente LAVORATORE credo in romeno, dipinti dalla fervida penna di Isaac Asimov, genio dell’immaginazione, e ripeto dell’immaginazione.
    Lavoratori che aiutano l’uomo nelle sue più difficili mansioni. Se poi si vedono le squallide quanto inutili e patetiche IMITAZIONI, beh…allora si va sul deprimente.
    Grazie Carlotta per l’impeccabile foto che hai scattato

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.