Israele, Zaki choc: perché doveva tacere

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Zaki, chi è costui? È il nulla, guarnito di barba e di una zazzera riccioluta e boccolosa. Ma, incredibilmente, questo zero assoluto, questo autentico signor nessuno è diventato una icona mediatica, un personaggio capace di suscitare una discussione pubblica pur con le scemenze che escono dalla sua bocca.

Allora ci viene il sospetto che il problema non sia Zaki in sé, ma la fragilità del nostro sistema della comunicazione che, ogni tanto, elegge a suoi beniamini personaggi di una insulsaggine assoluta.

Ma procediamo con ordine. Il signor Zaki-nessuno è balzato in questi giorni agli onori delle cronache per alcune, demenziali dichiarazioni a giustificazione della mattanza, delle atrocità, degli atti bestiali commessi da Hamas nell’attacco a Israele di sabato scorso. “Mister diritti umani” ha definito il premier israeliano Benjamin  Netanyahu un «serial killer», responsabile di quanto sta avvenendo tra Israele e la Striscia di Gaza. Non contento di ciò, ha gabellato le politiche israeliane come «razziste». Ma l’autentico paradosso lo ha raggiunto quando ha  accusato il governo di Gerusalemme di «fascismo e occupazione». Dare del “fascista” a un governo ebraico è come definire “comunista” o “filosovietico” un  patriota ungherese del 1956…

Va detto che mister Zaki-nessuno ha la facoltà di sparare corbellerie a ruota libera perché è considerato una sorta di vessillifero dei buoni sentimenti. E ciò a seguito della sua detenzione nelle prigioni egiziane di Abdel Fattah al-Sisi e della notorietà  internazionale che glien’è derivata. Inoltre, a renderlo particolarmente simpatico all’opinione di sinistra è stato lo sgarbo nei confronti del governo italiano che aveva ottenuto la sua liberazione, sgarbo consistente nel rifiutare il volo di Stato che gli aveva offerto il nostro ministero degli Esteri. Per ultrasinistri e sconvolti vari ciò ha rappresentato un atto di “libertà”. Per tutti gli italiani di buon senso s’è trattato invece di un gesto di ingratitudine e maleducazione.

Ora Zaki insiste nelle sue insulse provocazioni. E, sia detto per inciso, certe prese di posizione rappresentano un aiuto oggettivo a regimi, come quello di al-Sisi, che guardano con sospetto agli attivisti dei diritti umani. E che quindi possono contare su  un argomento in più per resistere alle pressioni dei governi europei volte a spingerli a politiche più democratiche. Ma lasciamo stare i cattivi pensieri e i sospetti sulfurei…

Il fatto che ci deve più sconcertare (e far riflettere) è che il signor nessuno-Zaki  sia diventato “qualcuno” solo grazie ai media italiani. A fare notizia, dopo le improvvide dichiarazioni dell’attivista egiziano, è stata la cancellazione della sua partecipazione  al nuovo programma di Fabio Fazio, domenica prossima, sul Nove. Zaki avrebbe dovuto presentare il suo libro, in uscita presso l’editore La Nave di Teseo, dal titolo “Sogni e illusioni di libertà- La mia storia”. Fazio sarà pure fazioso (nomen omen), ma non è uno scemo. Quindi s’è guardato bene dal finire nell’occhio del ciclone, nella puntata d’esordio del suo nuovo programma, per sponsorizzare un personaggio quantomai rumoroso e discusso.

Al dunque ci si chiede: che interesse avrà mai la sinistra dei salotti culturali a promuovere gente, come Patrick Zaki, che rappresenta il nulla più tronfio ed ebbro della sua nullità? Solo lorsignori possono rispondere. Però è certo che, con simili personaggi, la sinistra non andrà lontano, al netto delle preferenze che questi improbabili “eroi” dei diritti umani potranno ottenere nelle prossime elezioni europee. Ci saranno sempre un Nicola Fratoianni o una Elly Schelin pronti a candidarli. Ma, alla fine, che se ne faranno mai?

 

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