Putin vola in Cina con codici nucleari inclusi

giovedì, 19 Ottobre 2023
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L’incontro bilaterale tra Xi Jinping e il leader russo Vladimir Putin è avvenuto a Pechino in occasione del terzo Forum sulla “Belt and Road” per la cooperazione internazionale, tenutosi tra il 16 e il 18 di ottobre.

Si tratterebbe della seconda trasferta dello Zar (la prima era stata in Kirghizistan) da quando, lo scorso 17 marzo, la Corte Penale dell’Aja ha emesso un mandato d’arresto internazionale nei suoi confronti, mandato che tuttavia né Biškek né Pechino hanno recepito, riservando una calorosa accoglienza al gradito ospite. 

Quello stesso mandato aveva impedito la sua partecipazione al vertice BRICS dello scorso agosto in Sud Africa, nel corso del quale Putin era stato costretto ad intervenire da remoto. 

Nel corso dell’incontro Xi avrebbe accolto il presidente della Confederazione Russa affermando che “I nostri due Paesi hanno approfondito la fiducia politica reciproca e mantenuto uno stretto ed efficace coordinamento strategico” e aggiungendo che “Il nostro volume di scambi bilaterali ha raggiunto un livello record e si sta avvicinando all’obiettivo di 200 miliardi di dollari“. 

Uno dei temi trattati e che risulta oramai ricorrente, è stato quello di un impegno congiunto finalizzato a “salvaguardare l’equità internazionale” e ad instaurare quella che Putin definisce “una cooperazione paritaria nel mondo“, obiettivi che Xi auspica di raggiungere anche grazie ad uno “stretto ed efficace coordinamento strategico” tra le due nazioni. 

Anche le parole del leader russo si sono dimostrate generose, essendo state in gran parte spese per complimentarsi per il successo della “Belt and Road Initiative”, affermando che “Quando iniziamo qualcosa di grande, ci aspettiamo che abbia successo, ma considerando la scala globale, è difficile aspettarsi che tutto vada bene. I nostri amici cinesi lo hanno fatto”. 

A dire il vero l’amicizia tra Xi e Putin sembra avere profonde ragioni economiche, non è un caso che, proprio in concomitanza con la BRI, si sia avviata la progettazione di opere quali il gasdotto “Power of Siberia-2″ che, passando per la Mongolia, raddoppierà (50 miliardi di metri cubi/anno) il passaggio di gas proveniente dalla Russia e diretto in Cina. 

Rimanendo in tema “numeri” il presidente della RPC avrebbe annunciato che la “China Development Bank” e la “Export-Import Bank of China” istituiranno ciascuna finanziamenti per 350 miliardi di yuan, mentre ulteriori 80 miliardi verranno destinati al “Silk Road Fund”. 

Per difendersi dalle accuse occidentali di “neocolonialismo”, Xi ha inoltre annunciato che si sta lavorando per migliorare quelle criticità che sono emerse nel corso della BRI, tra queste l’indebitamento dei paesi partner. 

Nel corso degli incontri a Pechino non sono mancati rappresentanti occidentali, tra loro il primo ministro ungherese Viktor Orban che su Facebook scrive “oggi in Europa tutti si chiedono se ci sarà un cessate il fuoco in Ucraina. Anche per noi ungheresi, la cosa più importante è che l’ondata di rifugiati, le sanzioni e la guerra nel nostro Paese vicino finiscano”. 

Tra i delegati europei presenti, anche l’ex primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin, che assieme ad altri avrebbe tuttavia abbandonato la sala poco prima del discorso di Putin, secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters. 

E mentre le telecamere cinesi riprendono lo Zar impegnato tra un sorriso ed una foto, dipingendolo come un ospite qualsiasi dell’evento, a riportare tutti alla realtà dei fatti è la presenza costante al suo fianco della famigerata valigetta con i codici nucleari. 

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