Arriva Barbie Bebe Vio: quando l’inclusione paradossalmente esclude

domenica, 22 Ottobre 2023
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La Mattel, in occasione del quinto anniversario Barbie Dream Gap Project, ha deciso di realizzare cinque bambole Role Models di fama mondiale.

L’intenzione dell’azienda statunitense è quella di rappresentare 5 donne che hanno abbattuto barriere e pregiudizi in favore dell’inclusività, diventando quindi fonte di ispirazione.

Le 5 protagoniste sono: l’atleta Bebe Vio, Shonda Rhimes, pluripremiata scrittrice, produttrice, autrice statunitense, nonché CEO di Shondaland; Helene Darroze, chef francese di fama mondiale e Hui Ruoqi, campionessa cinese di pallavolo.

Non è la prima volta che la casa di produzione decide di promuovere iniziative di questo stampo. Difatti è la stessa azienda a dichiarare che: “ Dal 2018, Barbie si impegna a chiudere il Dream Gap: anche se sono stati compiuti progressi verso l’uguaglianza di genere, esistono ancora stereotipi e pregiudizi sociali che possono influenzare le scelte e il futuro delle bambine” – fanno sapere dalla casa di produzione –  Il Barbie Dream Gap Project è una mission globale che ha l’obiettivo di colmare il divario di genere, sfidando gli stereotipi e aiutando a smentire i pregiudizi che impediscono alle bambine di sognare in grande e sfruttare a pieno il proprio potenziale”.

Tra le 5 bambole, è proprio quella dell’atleta italiana ad essere stata messa in vendita all’asta su varie piattaforme di selling, con delle intenzioni senz’altro positive.

I proventi dell’asta saranno devoluti all’Associazione art4sport ONLUS. L’associazione fu fondata nel 2009 dalla schermitrice, con l’obiettivo primario di fornire protesi e carrozzine sportive ai bambini in necessità, per poi, in ultima istanza struttura per i bambini stessi dei percorsi sportivi ben mirati.

Tra le varie attività promosse ed organizzate, dal 2021, l’associazione, ha dato il via a la “Bebe Vio Academy”, un luogo inclusivo dove bambini normodotati e bambini con disabilità possono giocare e divertirsi praticando sport insieme.

In questo senso anche  le bambole di Shonda Rhimes, Katya Echazarreta, Helene Darroze e Hui Ruoqi saranno vendute all’asta, tramite Frontstream.

Alla luce di queste osservazioni è evidente come le intenzioni di coloro che stanno promuovendo il progetto siano lecite e ad avviso di alcuni, anche nobili.

Allo stesso tempo però, sarebbe inopportuno non osservare l’altra faccia della medaglia. È bene premettere, onde evitare polemiche sterili, che l’inclusività, intensa nel senso etimologico del termine è più che legittima, in quanto è alla base della nostra stessa struttura societaria.

Qual è però il modus operandi da attuare quando è la stessa inclusione ad escludere? Difatti, sentire l’esigenza di dover produrre delle bambole che rappresentano degli ideal-tipi come quelli citati, per poi descriverle ed etichettarle come “diverse” dalle solite Barbie, non rappresenta, anche se in senso lato, una forma di discriminazione?

Alla luce di ciò, sarebbe quindi opportuno, prima di auto-proclamarsi portatori di determinati ideali e obiettivi, accertarsi che effettivamente ci sia un effettivo e concreto margine di riuscita.

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