Bollette del gas più care dell’11% per il mercato tutelato: è questo il primo conto per gli italiani della crisi in Medio oriente secondo le stime di Staffetta quotidiana, che ha calcolato il costo medio per ottobre dell’energia in 43 euro a megawattora contro i 36 di settembre.
Secondo il presidente di Nomisma Davide Tabarelli la situazione sarebbe leggermente migliore, l’aumento si fermerebbe a un +8%. Stime simili quelle del portale Facile.it, che prevede bollette più salate del 9%. Percentuali che però a fine anno si traducono in un discreto prelievo per il portafogli, calcolato in oltre 100 euro in più a famiglia per un totale di 1300 euro. Certo siamo ancora lontani dai 1700 spesi nel 2022, ma a quei tempi si era nel pieno della crisi in Ucraina e l’Italia non aveva ancora trovato dei fornitori alternativi alla Russia.
E questo potrebbe essere solo l’inizio, perché finora l’aumento è dovuto soprattutto a speculazioni e paure dei mercati, non è stato determinato da un’effettiva diminuzione della disponibilità del gas. La situazione potrebbe invece cambiare drammaticamente nel caso nel conflitto si inserissero altri paesi arabi, come il Qatar (da anni sponsor di Hamas) e l’Algeria (che ha avuto parole di fuoco nei confronti di Israele) le quali da un anno a questa parte sono diventate i nostri principali fornitori di energia dopo l’abbandono del partenariato con la Russia.
Insomma, le tensioni geopolitiche che ormai stringono come una tenaglia da Est e da Sud l’Europa continuano a farsi sentire sui consumatori, soprattutto quelli più deboli per i quali anche un piccolo aumento delle bollette si traduce nell’impossibilità di far quadrare i conti a fine mese. E l’Italia, che in più ha anche il fronte aperto sulla questione migranti del Mediterraneo, si trova tanto per cambiare nella posizione di maggiore debolezza.
Parlando con i giornalisti Tabarelli ha comunque invitato all’ottimismo: «Le riserve sono piene, il clima è mite, la guerra a Gaza non crea problemi alle forniture, la domanda è calata per la crisi economica, la Russia non ha chiuso i tubi, l’eolico nel Mare del Nord e l’idroelettrico sulle Alpi hanno aumentato la produzione», ha spiegato.
Proprio il fatto che le riserve siano piene ha convinto il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona che siamo di fronte a “Una speculazione bella e buona che dimostra l’urgenza di prorogare il regime tutelato, perché, nonostante il rincaro di domani, Arera riesce a dare più equilibrio ai prezzi rispetto al mercato libero, proprio per la scelta di stabilire il prezzo ex post e non ex ante, rispetto ai prezzi effettivi del mercato all’ingrosso Psv italiano”. Per Psv si intende il Punto di scambio virtuale, ossia la figura di riferimento usata in Italia per calcolare il prezzo del gas nel mercato tutelato. Il quale a questo punto potrebbe non essere più conveniente per le famiglie, che farebbero bene a cercare delle alternative più convenienti in quello libero, in grado di contrastare almeno in parte gli effetti degli aumenti.



