Vladimir Putin, il presidente della Federazione Russa, ha approvato giovedì 2 novembre il disegno di legge per revocare la ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (cd “CTBT”).
Il disegno è stato precedentemente approvato dalla Camera Bassa il 17 ottobre e dalla Camera Alta lo scorso 25 ottobre, in entrambi i casi con l’unanimità dei consensi.
Il CTBT è stato adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre del 1996, prevedendo il divieto di qualsiasi esplosione nucleare, a prescindere che essa sia finalizzata a scopi militari o pacifici.
Il documento non è tuttavia ancora entrato in vigore a causa della mancata ratifica di 8 Paesi, tra essi: Cina, Stati Uniti, India, Pakistan, Corea del Nord, Egitto, Iran e Israele.
La clausola di recesso dal CTBT prevede che essa possa essere attivata con un preavviso di almeno 6 mesi e solo in caso di un’emergenza che minacci gli interessi supremi dello Stato membro.
La Russia rimane uno dei 187 Paesi firmatari del trattato e, secondo quanto riferito da alcuni funzionari russi, continuerà a collaborare con la Commissione preparatoria dell’Organizzazione del Trattato e con il suo Sistema di monitoraggio internazionale, istituito per verificarne il rispetto.
È tuttavia evidente che il passo indietro da parte di Mosca rappresenta una battuta d’arresto nel processo per il raggiungimento delle finalità espresse dal Trattato.
Lo scorso 5 ottobre, in occasione del “Valdai Discussion Club” di Sochi, interrogato su questo punto, Putin aveva risposto: “Non sono pronto a dire ora se abbiamo davvero bisogno o meno di condurre test (nucleari)”, rimarcando un’invettiva contro gli USA che hanno firmato il trattato nel 1996 senza tuttavia mai ratificarlo e affermando che “Come questione di principio, possiamo offrire una risposta “this-for-that” nelle nostre relazioni con gli Stati Uniti“.
Una nota del Segretario di Stato americano, Antony J. Blinken, immediatamente successiva alla diffusione della notizia in questione, sottolinea che gli USA sono “Profondamente preoccupati per la prevista azione della Russia di ritirare la ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT)” poiché questo rappresenta “un passo significativo nella direzione sbagliata” e verso “l’inquietante e fuorviante sforzo di Mosca di aumentare i rischi nucleari e le tensioni mentre persegue la sua guerra illegale contro l’Ucraina.
La nota si conclude con la rassicurazione che “Gli Stati Uniti restano impegnati a raggiungere l’entrata in vigore del CTBT e ribadiscono il loro impegno a rispettare la moratoria sui test nucleari a rendimento zero, in vigore da 30 anni”.
Anche l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha commentato la vicenda affermando che “oggi la Russia ha firmato la revoca della ratifica del Trattato per la messa al bando totale dei test nucleari. Ciò avviene nel contesto della sua guerra di aggressione illegale contro l’Ucraina e dopo mesi di retorica nucleare irresponsabile e minacce, alcune delle quali puntano specificamente a una ripresa dei test nucleari. L’Unione europea deplora profondamente questa decisione della Russia”.
Tra atti apertamente ostili e poco rassicuranti garanzie, sembrano aprirsi nuovi scenari inevitabilmente sempre più complessi.
Seppure uno scontro atomico tra le grandi potenze appaia oggi come una possibilità assai remota e che non lascerebbe vincitori sul campo, il passo indietro della Federazione Russa sul CTBT e le dichiarazioni delle parti coinvolte lasciano intendere che lo spettro della guerra totale sembra essere tornato vivo quantomeno nella recente retorica internazionale.



