Alcuni giorni orsono è avvenuto lo storico incontro a San Francisco, California, tra il presidente Usa Joe Biden e il presidente della Rpc Xi Jinping. Erano anni che i presidenti delle due superpotenze non si incontravano in un bilaterale faccia a faccia. Il mondo sperava che dall’incontro e dai relativi negoziati scaturisse una distensione tra Cina e Stati uniti. Così non è stato.
Le trattative sono miseramente fallite e le due principali economie mondiali mantengono la rotta verso l’escalation. Come sempre lo Speciale vuole vederci chiaro, analizzando concretamente l’esito dei negoziati.
Su alcune questioni marginali in agenda i due leader hanno trovato un accordo. Gli Usa hanno un serio problema per quanto riguarda la droga. Ogni anno decine di migliaia di cittadini statunitensi muoiono per abuso di Fentanyl, una droga sintetica a base di oppiacei. E gran parte dell’oppio nel mondo viene prodotto in Asia. Stati Uniti e Cina hanno perciò concordato una cooperazione nella lotta contro il traffico di stupefacenti e comunque una più stretta cooperazione nei settori di interesse comune.
I due leader sono riusciti inoltre a mettersi d’accordo sulla ripresa del dialogo tra gli eserciti americano e cinese. Ciò al fine di prevenirte incidenti, quali l’abbattimento del pallone cinese che sorvolava il territorio americano e le collisioni tra navi militari nel Mar Cinese Meridionale.
Ma, sulle grandi questioni le posizioni delle due parti sono rimaste distanti e inconciliabili. Xi Jinping sperava che in questo bilaterale si raggiungesse un accordo per l’eliminazione o quantomeno per un allentamento delle sanzioni, imposte alla Cina dall’ex presidente Donald Trump. Per il settore manifatturiero cinese il mercato interno americano è una vera e propria manna dal cielo. Vendere là i propri prodotti per i cinesi è fonte di grandi guadagni. Biden però sulle sanzioni non ha mollato di un centimetro, ponendo la propria amministrazione in perfetta continuità con la precedente.
Anche sull’altro tema in agenda assai spinoso, quello relativo a Taiwan, non è stato raggiunto alcun accordo. Il prossimo anno a gennaio a Taiwan si terranno le elezioni. Se vincono le forze politiche favorevoli ad un riavvicinamento con la Cina Popolare Xi Jinping può sperare in un lento e progressivo riassorbimento dell’”isola ribelle” da parte della Cina continentale. Viceversa, se vincono le elezioni le forze politiche filo occidentali, il confronto tra Cina Popolare e Usa potrebbe sfociare in una escalation di carattere militare. Biden poi non è riuscito neanche questa volta ad allontanare la Cina Popolare dalla sua alleanza con la Russia. Cosa che sarebbe di importanza vitale per gli americani, in quanto gli studi dei think tank statunitensi evidenziano che gli Usa non potrebbero mai vincere una guerra contro Russia e Cina messe assieme. Naturalmente, i commentatori russi hanno espresso il loro apprezzamento per l’esito del bilaterale.



