Negli ultimi tempi i settori della moda e cosmesi sono stati invasi da un fenomeno alquanto particolare: i dupe. Tale tendenza nasce negli Stati Uniti, prendendo il nome di dupe culture, per poi diffondersi rapidamente anche tra gli Stati europei.
Nello specifico si tratta di duplicazioni e imitazioni economiche di noti marchi, dall’abbigliamento fino ad arrivare al mondo della cosmesi e dei profumi.
Il target di interesse per i duplicati in questione è la Gen Z, non a caso il termine “Dupe” rientra tra i termini di tendenza all’interno di Tik Tok.
Le motivazioni dietro il consenso giovanile nei confronti del nuovo trend sono molteplici, prime tra tutte è senz’altro l’attaccamento alle apparenze.
Difatti, come è noto, gli adolescenti amano ostentare i grandi marchi e i simboli del lusso. Spesso però non tutti possono permetterselo e di conseguenza tendono a ricercare soluzioni alternative.
Gli acquisti dei ragazzi in questione sono indirizzati verso abiti, accessori, profumi e prodotti cosmetici che riproducono, anzi duplicano, da cui il termine “Dupe” che significa anche imbroglio, persino ‘credulone’ riferito allora all’utente , quelli originali.
Alla luce di ciò è spontaneo chiedersi se la realizzazione dei dupe non vada a scontrarsi con le norme in tema di contraffazione. Sulla base degli orientamenti giurisprudenziali in tema di “equivalenze” e “falsi d’autore” vi sono un’articolata interpretazione delle norme pertinenti e al contempo dibattiti ancora aperti.
In linea di massima però i dupe sono stati inseriti nel mercato con lo stesso impiego attribuito alle equivalenze, diffusi soprattutto nelle profumerie e negli ambiti riguardanti la cosmetica.
In questi casi però, è obbligatorio che vi siano segni distintivi sul duplicato in questione, che differenzino l’elemento equivalente dal prodotto originale. Difatti in questi casi, la riconoscibilità del prodotto è essenziale, poiché lo scopo di chi produce e commercializza i dupe, come già le “equivalenze” ed i “falsi d’autore”, è, nella teoria, distinguere e non confondere.
Chi non ha ricevuto sufficiente attenzione nella questione dupe sono senz’altro i titolari dei marchi duplicati. In questo senso i produttori e venditori di questo marchi, a fronte della dupe culture, hanno riscontrato non poche difficoltà.
Il rischio per i titolari dei marchi “copiati” è la perdita del valore esclusivo del prodotto e il conseguente accostamento a prodotti di livello inferiore, con un target che non coincide con quello dei prodotti con cui il marchio si identifica.



