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Ecco perché la sovranista Giorgia ormai piace anche ai poteri forti

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Altro che governo sovranista, quello di Giorgia Meloni rischia di passare per un esecutivo più europeista e filomercati di quello di Draghi, che scontava l’handicap dei CinqueStelle nella maggioranza.

Nelle ultime settimane sono arrivate promozioni a raffica per Palazzo Chigi, tutte provenienti da quelle sedi dei “poteri forti” che di solito riservavano all’Italia parole di fuoco. Parliamo di Bruxelles e delle principali piazze finanziarie (New York, Londra, Toronto) dove hanno sede le agenzie di rating che hanno rialzato tutti gli indici di previsione per il nostro Paese dopo aver visto la Manovra firmata Giorgetti.

Ripercorriamo brevemente i successi ottenuti, provando a immaginare cosa sarebbe successo se a portarli a casa fosse stato Super Mario.

Promozioni a raffida dalle agenzie di rating

Qui la Meloni ha fatto cappotto: le temutissime Standard & Poor’s, Dbrs, Fitch e anche Moody’s hanno promosso la manovra italiana assicurando che la tenuta dei conti pubblici non è a rischio, riconoscendo l’attenzione che Palazzo Chigi sta dimostrando nel tenere a bada il nostro enorme debito pubblico (che è responsabilità di un trentennio di politiche scellerate, non certo una creazione di questo governo).

Il risultato è ancora più notevole se si pensa che in questo momento l’economia dell’intera Eurozona è in affanno, e quando il Pil fatica a crescere di solito i paesi che vengono colpiti per primi sono quelli che portano il fardello degli elevati interessi sul debito da pagare ogni anno.

Manovra ok per la Ue

Pure Bruxelles ha riservato a Giorgia solo parole dolci. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen (della quale la Meloni ha saputo conquistarsi la fiducia in pochissimo tempo) ha dato l’ok alla Manovra a pochi giorni dalla bocciatura della Francia, segno che la Ue non ha deciso di ammorbidire le sue politiche e che la finanziaria scritta a Roma era davvero ben fatta.

Pioggia di miliardi per il Pnrr

Il risultato forse più soddisfacente è stato però l’ok degli euroburocrati alla revisione del Pnrr, vero cavallo di battaglia della Meloni ai tempi della sua opposizione al governo Draghi. Terza e quarta rata assicurate, ma soprattutto 21 miliardi in più in partenza da Bruxelles per italiani e imprese. Praticamente una seconda Finanziaria a costo quasi zero (ricordiamo che i finanziamenti del Next Generation Eu sono in parte a fondo perduto e in parte sono prestiti, ovvero soldi che prima o poi andranno restituiti).

A Bruxelles è stata vista di buon occhio la capacità del governo di adattarsi ai rilievi, rimettendo mano ai progetti giudicati irrealizzabili o non ammissibili e rivedendo quelli che avrebbero dovuto essere portati a termine dagli enti locali, spesso incapaci di gestire somme ingenti in tempi tanto ristretti.

Risultati che hanno ridotto al silenzio completo l’opposizione, costretta a ricalibrare gli attacchi alla Meloni limitandosi al solo tema dei diritti civili, che comportano di certo battaglie sacrosante ma da sole insufficienti a dimostrare che Pd e grillini sarebbero in grado un giorno di assumersi gli oneri di governo.

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