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Tolkien a Roma. Il Drago in cima al mondo

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di Carlotta Wittig

‘Io qui giaccio e posseggo’, dichiara il temibile Drago Fafner al nano Alberico. Dopodiché sbadiglia. Queste bestiole appaiono sempre potentemente assonnate, il troppo oro stroppia. ‘Lasciatemi dormire’, conclude poi. E rimboccandosi la fantasmagorica coltre d’oro e gemme, anello del potere ben celato all’interno, si rituffa nell’immeritato sonno dell’Ingiusto.

Siamo nell’ombelico della mitologia wagneriana, ma analoga sonnacchiosa arroganza ritroviamo nel drago Smaug, immaginato dal fervido Tolkien nel suo romanzo ‘Lo Hobbit’. Superbamente resuscitato da Jackson nell’omonima trilogia cinematografica. Rispetto al wagneriano Fafner, Smaug ha fatto carriera. E’ più eloquente, più maligno e internazionale. Gode di temibile fama, nella Terra di Mezzo. Che lo insignisce della corona nerastra di ‘Grande Calamità’. Come vedremo, Draghi e spietatezza vanno alla grande nel nostro tribolato Oggi.

Grande e ben meritata risonanza sta nel frattempo riscuotendo a Roma (e nel mondo) la mostra dedicata a John Ronald Reuel Tolkien, autore degli epici high fantasy ‘Hobbit’ e ‘Il signore degli anelli’, per citare i più celebrati. Inaugurata qualche giorno fa presso la Galleria nazionale d’Arte Moderna, proseguirà fino all’11 febbraio 2024. 150 opere tra foto, documenti, filmati e ricostruzioni virtuali. E per cortesia, Destre e Sinistre! Smettetela di contendervi la coperta con quelle unghiacce da Velociraptor. Giù le zampe! Tolkien, Wagner e l’arte (tutta) sono di tutti. Per tutti. E’ nostra. Compris?
‘Le mie opinioni politiche inclinano sempre più verso l’anarchia – scrisse del resto Tolkien in una lettera – intesa filosoficamente come abolizione di ogni controllo (non come uomini barbuti che lanciano bombe)… Comunque lo studio adatto all’uomo è solo l’uomo e l’occupazione più inadatta per qualsiasi uomo, anche per i santi (che almeno non se l’assumevano volentieri) è governare altri uomini’. Autòs éphe. L’ha detto lui. Di sé. Tolkien about Tolkien, insomma. Sicuramente ne sapeva più di un digrignante Velociraptor.

Se usciamo dal comfort delle sale museali, dei domestici monitor, dei meno frequenti schermi del cinema ‘vero’, cozziamo contro un mondo reale che in ferocia e spietatezza supera le più truculente sequenze dei film di Jackson. Orchi, maghi neri, lupi mannari e il calamitoso Smaug dopotutto ci appaiono innocui, amabilmente rinchiusi come sono nel recinto rassicurante del fantasy e d’un passato remotissimo. Un po’ come andare allo zoo. Ci si portano i bambini. ‘Guarda quello com’è cattivo! Oddio che mostro!!!’. Però, tranquilli. E’ là. In gabbia. Non può uscire. Non ti mangia mica.. Né ti morde al calcagno col dente venefico, se cobra e sottovetro. Il problema è che oggi hanno forzato le sbarre. Infranto i vetri. Alcuni di loro. I più pericolosi. Sono usciti e vanno a passeggio nei giardinetti di casa nostra, del nostro oggi, senza guardiani e senza museruola.

Trump, per dirne uno. Il più vistoso. Potrebbe ridiventare Presidente USA. Leonard L.Glass, professore associato di psichiatria alla Harvard Medical School così lo dipinge: ‘Si comporta come se fosse impervio, “un genio molto stabile”, ma sappiamo che è furioso, grandioso, vendicativo, impulsivo, privo di empatia, vanaglorioso, incitatore alla violenza e dalla pelle sottile. A volte sembra che non riesca a controllare se stesso o i suoi discorsi pieni di odio. Dobbiamo chiederci se questi non siano i precursori di un grave deterioramento delle sue difese caratteriali.’
Ma ascoltiamolo in diretta, il furibondo Trump. Nello scorso marzo, ha arringato i lealisti in Waco (Texas) con toni biblici, in perfetto stile Vecchio Testamento, da fare invidia a Cecil B.De Mille e al possente Mosè : ‘‘Sono il tuo guerriero. Sono la tua giustizia. E per coloro che hanno subito torti e tradimenti, io sono la vostra punizione. Con te al mio fianco cancelleremo completamente lo Stato profondo, bandiremo i guerrafondai dal nostro governo, cacceremo i globalisti e scacceremo i comunisti e i marxisti, elimineremo la classe politica corrotta, batteremo i democratici, sconfiggeremo i mezzi di informazione falsi …e sconfiggeremo Joe Biden e ogni singolo democratico”. Una sfida all’ultimo Biden, in perfetto John Wayne style.

In data 11 novembre, davanti a una folla di sostenitori a Claremont (New Hampshire), ha arricchito di ghiotti dettagli il già denso programma. ‘Sradi-cheremo i comunisti – ha tuonato – i fascisti marxisti e i delinquenti della sini-stra radicale che vivono come parassiti entro i confini del nostro paese, che ruberanno e imbroglieranno le elezioni e faranno tutto il possibile – faranno qualsiasi cosa, legalmente o illegalmente, per distruggere l’America e per di-struggere il sogno americano’.
Secondo lo psichiatra di cui sopra, Trump sta adottando, e consape-volmente, un linguaggio che replica quello di Hitler. Soprattutto i rife-rimenti agli oppositori come “parassiti” e “avvelenatori del sangue del nostro paese”. L’angoscioso interrogativo è: ‘Se vincesse le elezioni, si comportereb-be davvero come gli autoritari che elogia? In assenza di assistenti coscienziosi che potrebbero contenerlo (come hanno fatto a malapena l’ultima volta), ciò potrebbe portare direttamente a uno spargimento di sangue americano sul suolo americano, da parte di un uomo che crede di essere “l’unico” e che, se-condo alcuni, è un agente purificatore di Dio, nel quale non vedono il male e di cui non dubitano.”

Perché poi limitare gli eccidi ai soli Stati Uniti? Siamo prodighi. Con un Trump alla Presidenza, l’amena prospettiva, come col Coronavirus, si esten-derebbe all’intero Globo. Che possiamo fare? Ben poco, noi italiani, incapaci di riconoscere e arginare in tempo un’occulta, viscida dittatura televisiva, che ha spolpato di senso, cultura e coscienza due intere generazioni e di cui ora raccogliamo gli amari frutti. Ok, d’accordo, gli italiani, poco inclini al Far West (che non ebbero), non si sparano per le strade né nei campus (che non hanno). E poi, diciamocelo, chi glielo fa fare, su Amazon.it pistole fucili e mi-tragliette ancora non li vendono. In compenso, coi coltelli – li trovi in cucina – vanno alla grande. Specie quando l’accoltellatore è una sfibrata, torbida pa-rodia di ‘maschio’ e si accanisce contro un essere umano che parodia non è. Una Donna, insomma. Rispetto a lui compiuta. Senza bisogno di virgolette. E – rispetto a lui – Maiuscola.

Ma ritorniamo sugli spalti del Mondo. Se Trump impersona a meraviglia il collerico, fumigante, grandioso Drago Smaug – e insieme un temibile Caso Clinico – attraversato l’Atlantico c’imbattiamo nell’ancor più temibile Caso Cinico ‘Bibi Netanyahu’. E’ del 22 novembre l’editoriale di Haaretz –storico quotidiano progressista israeliano – che titola ‘Netanyahu lo sapeva. Netan-yahu ha ignorato. Netanyahu è responsabile’. Ci si riferisce, ovviamente, al ‘sabato nero’ dell’attacco di Hamas. ‘Non c’è prova migliore della responsabi-lità del primo ministro Benjamin Netanyahu per il disastro subito da Israele il 7 ottobre delle lettere di avvertimento inviategli dal capo della divisione di ri-cerca dell’intelligence militare, Amit Saar, a marzo e in luglio’. In queste lette-re, Saar avvertiva chiaramente il supercinico Bibi che i nemici di Israele – I-ran, Hezbollah, Hamas e Jihad islamica – avevano individuato una debolezza israeliana e un danno alla sua deterrenza, a causa di una profonda crisi inter-na, e che quindi c’era una maggiore probabilità d’una “tempesta perfetta” ’. E Netanyahu che fa? Licenzia il ministro della difesa Yoav Gallant, colpevole di aver pubblicizzato l’avvertimento. Poiché la Piazza insorge – quella muscolare di Tel Aviv, non quella zeffirelliana di Schlein – il licenziamento viene conge-lato. Ma i ripetuti – e drammatici – avvertimenti vengono allegramente igno-rati. Sepolti. Come sono stati criminalmente sepolti i drammatici report delle ‘osservatrici’ israeliane. Si tratta di giovanissime soldatesse – alcune con grado di comandante. Operano – operavano, molte sono morte – nove ore al gior-no, inchiodate ai loro schermi, nei numerosi punti d’osservazione disseminati lungo la linea di confine con Gaza. La faccenda, tragica e scandalosa, è venu-ta a galla da pochi giorni. Altro che attacco a sorpresa! Hamas ha preparato il tutto con molta perizia, ma anche con disinvolta imprudenza. Del tutto bene informato, a quanto sembra, circa la torpida distrazione che avviluppava Isra-ele e i piani alti della sua tanto celebrata Intelligence. Non quelli bassi, però. Le umili soldatesse ‘osservatrici’, giorno dopo giorno, hanno assistito a un’escalation di preparativi, briefing, simulazioni di attacchi, esercitazioni su larga scala da parte di Hamas. E giorno dopo giorno hanno inviato all’IDF esaurienti report, puntualmente e sprezzantemente ignorati. Isteria femminile, esagerazione, visionarietà, devono aver pensato questi graduatissimi idioti. O banditi, se parliamo degli amici di Netanyahu. Perché quando ti si dice: ‘Stamattina decine di auto e furgoni sono arrivati nella zona di cui sono re-sponsabile, vicino a una delle torri di osservazione di Hamas. Poi un’auto di lusso si è fermata accanto a loro – il tipo di auto che pochissimi hanno a Ga-za, quindi sicuramente di Hamas. Non li ho riconosciuti tutti, alcuni avevano dei passamontagna sul viso per non essere identificati. Sono partiti da lì per un briefing che è durato a lungo, dai 30 ai 40 minuti, con un binocolo puntato verso la parte israeliana”… “Hanno iniziato a posizionare i droni ogni giorno, a volte anche due volte al giorno, arrivano molto vicino alla recinzione, 300 metri e anche meno…”, “In un campo di addestramento di Hamas hanno costruito una replica esatta di un posto di osservazione armato, proprio come quelli che abbiamo noi. Si addestrano lì con i droni, per imparare a colpirlo”, “Hanno costruito un modello preciso di un Merkava IV ( ‘l’indistruttibile’ carro armato made in Israel’). Si stanno addestrando su come colpirlo, dove colpirlo, e poi, davanti ai nostri occhi, su come catturare l’equipaggio del carro armato”, “…gli esercizi di addestramento stanno aumentando di intensità…”, “…guardate che ci sono sempre più persone che vi partecipano’, ‘..adesso si sono aggiunte ulteriori unità di Hamas, provenienti da altre aree…’, ‘… du-rante la formazione viene utilizzato un numero sempre maggiore di furgoni e motociclette…’, ‘…oggi sono arrivati a 300 metri dalla recinzione, e i loro i-struttori stavano con i cronometri e misuravano quanto tempo impiegavano per correre verso la nostra recinzione, raggiungerla e tornare alle loro posi-zioni…’

Quando ti si comunica QUESTO, e tu sai solo rispondere ‘ Stai seduta, con-tinua a osservare. Sei i nostri occhi, non la testa che deve prendere decisioni’, allora caro veterano dell’Israel Defence Forces che ci hai fatte crepare a vent’anni, senz’armi, senza difesa, senza pietà, che tu sia degradato. Come ufficiale. Come uomo. Ma soprattutto, come essere umano.

2 Comments

  1. Bibi sapeva molto di più .Oltre alle segnalazioni degli osservatori militari, i servizi egiziani l’avevano avvertito Pensava che forse non tutta quella che c’è stata ma almeno un po’ di emergenza potesse tornargli utile. Ora tutti in Isdraele sanno ma la maggioranza lascia che sia sempre lui a metterci la faccia su quanto di terribile si sta facendo. a Gaza. È lecito uccidere un innocente per punire un colpevole? Questa è la domanda che ci dovremmo fare.
    Carlotta super come sempre!

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