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Nuovo film su Napoleone, ma lui non c’è

6 minuti di lettura
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di Carlotta Wittig

Se non fosse firmato Ridley Scott – gigantesco film-maker del ventesimo secolo, malamente approdato nel ventunesimo – questa macabra, asfittica, tetramente senile mise-en-scène di uno dei più orgastici snodi della storia d’Europa meriterebbe di floppare in silenzio. Perché non solo qui si pretende, a partire dal roboante titolo, di resuscitare una creatura del tutto maiuscola – vuoi Dio o vuoi Mostro – come Napoleone, ma anche ci si balocca frigidamente con gli ultimi sussulti della Rivoluzione Francese. Dai cui lombi insanguinati noi tutti – Napoleone in primis – in qualche modo discendiamo.

‘Fatevi una vita’, pare che l’ex-grande Ridley abbia sarcasticamente risposto ai delusi critici di quest’ultimo suo parto. Invito che può esser rigirato pari pari al triumvirato Scott-Phoenix-Scarpa – regista, protagonista e sceneggiatore – perversamente coeso nel tentativo di nanizzare ciò che (ahivoi!) fu grande. ‘Perché non ve la siete fatta voi, una vita? sorge spontaneo chiedere. Prima di catapultarvi in impresa cinematografica non solo così disequilibrata e stracca, ma anche, il che è ancor più triste, sinistramente inutile.

Ma entriamo nella carne viva del film (magari ne avesse!). Ci è stata annunciata una vigorosa narrazione della ‘rapida ascesa al potere di Napoleone Bonaparte fino alla sua caduta…passando per la storia d’amore con la moglie Giuseppina’. Ok. War&Love. Binomio succoso, funziona sempre. E poi, Ridley Scott! Il regista supremo di Blade Runner, i Duellanti, Thelma e Louise, Alien…Un’offerta strepitosa, per qualche euro all’ingresso. Dio esiste, e il Grande Cinema pure. Entriamo fiduciosi. Ci accoglie, fin dai primi minuti, un ometto stracco e scontento, dal colorito malsano, sulla cinquantina. Sullo schermo, voglio dire, non tra i gradini del lussurioso multisala per farci luce con torcia. Il bizzarro individuo presto indosserà un tricorno, quindi tocca rassegnarsi, ‘Napoleon’ (ahinoi!) è proprio lui. Il ‘Premio Oscar Joaquin Phoenix’. Magistrale negli inquieti e inquietanti panni del tossico Commodo o del disturbato Joker, risulta del tutto a disagio, dispeptico e distopico negli incendiari panni del ‘sulfureo’ Bonaparte – come subito lo descrissero i contemporanei. Il piccolo caporale Corso (1,68), che irruppe sul proscenio della Storia a vent’anni, e nei successivi venti fece della Francia un impero e sbigottì l’Europa, travolgendola su ogni fronte e costringendola, come un’educanda violata, all’implorazione e all’inchino. Come quasi tutti i Grandi si ubriacò di se stesso, peccò di tracotanza e cadde. Fallì nel tentativo di fare della Francia un Impero, ma ebbe il merito d’aver forgiato, nel suo scomposto megacrogiuolo, la matrice dell’Europa Moderna. Glielo riconoscono, oggi, quasi tutti gli storici. Ma torniamo al film e al suo modesto pentolino, ché di crogiuolo in questo caso è improprio parlare. La ‘rapida ascesa al potere di Napoleone’ dev’essere nottetempo evasa dal girato. Forse per vergogna? Non sappiamo. Ciò che ora di lei si rintraccia è la prima vittoria del futuro imperatore a Tolone, svogliatamente raccontata, e quasi subito, bypassando malevolmente vent’anni, e trentotto ( ci piaccia o no) strepitose vittorie, perveniamo per direttissima alla prima tragica disfatta. La campagna di Russia. Ad opera del grande Generale Inverno, per dirla col maresciallo Ney. Precisiamo: una delle trentotto neglette vittorie in realtà è negligentemente raccontata. Austerlitz. Tutti i critici ansiosi di recuperare Scott dall’evidente pantano in cui s’è cacciato, s’affannano a dire gran bene di questa sequenza. In realtà buia, scompaginata, ripetitiva. Si gioca molto sul pathos di cavalli e cavalieri che affondano nel lago ghiacciato, ma quanto ad appeal spettacolare acquoreo Shekhar Kapur fece assai meglio in Elizabeth number two. Con l’affondamento della ‘Invincible armada’ spagnola di Filippo II, nelle insanguinate acque della Manica. (Mai spingersi troppo oltre coi nomi, o ‘Invincible armada’! ‘Titanic’ docet).

E veniamo alla deliziosa e intensa Vanessa Kirby, nei panni di Josephine Beauharnais, malmenata a pari merito dallo sceneggiatore, dal metteur en scène e dal Premio Oscar Phoenix. I primi due le hanno messo in bocca una delle battute più trivialmente banali mai prima reperite in contesto high-historical-chic come questo film prometteva. Primo incontro di Josephine con Napoleon, che le ha chiesto di vederla face to face. Boudoir di lei, seduti di fronte, morbide luci crepuscolari, lei si tira su le gonne, apre senza reticenze le gambe e gli spiattella sotto il naso il suo tesoretto non più virginale. ‘Se guardate sotto vedrete una sorpresa…e quando l’avrete vista vorrete sempre averla’. Trash in merletti, quanto di peggio. Anzi no. Il peggio viene poi. ‘L’innamoratissimo Napoleone’ – e qui non potevano troppo deragliare, le lettere del vero Generale lo gridano a gran voce – appare sessualmente inadeguato, molesto e ripetitivo. Il Premio Oscar, insomma, ‘lo fa’ come un coniglio, scrive un recensore. Mai immagine fu più appropriata, la riporto tal quale. E non incrudelisco, per rispetto alla Kirby e al suo talento. Si dirà: perché scaldarsi, avrà pur letto prima il copione, no? Certo, ma quando a proportelo è un uomo alonato d’immenso come Scott, e il partner che ti affiancherà è Zio Oscar che lo incorona, è pressoché normale che un’attrice emergente come lei firmi il contratto. ‘Tanto, c’è Ridley’, avrà forse pensato. ‘Un genio di questa caratura, mi farà comunque grande’. Risultato? Kirby-Josephine, in qualche modo, scintille di briosa grandezza le irradia nel film. Ma nonostante Scott. Nonostante Phoenix. Non certo per merito loro. E tantomeno per merito dello sceneggiatore, vistosamente inadeguato. David Scarpa. Aveva firmato, per Scott, lo script di ‘Tutti i soldi del mondo’. Ma è saper troppo poco di un uomo.

E ciò basti su questo film mancato. Ché poco importa, a mio avviso, la veridicità storica in ciò che si racconta. Non è questa la pecca di ‘Napoleon’. Già in ‘Gladiator’, Madame l’Histoire veniva ampiamente strapazzata. Ma non importava. Il film risultò comunque grande, sanguigno, coerente. Procurandomi litigi e azzuffate con l’élite dei Ridleyani, per cui quel film fece da spartiacque e che da lì, schifati, avviarono le pratiche di divorzio dal genio di Blade Runner. ‘Gladiator’ se ne infischiò, aveva centrato al cuore il mondo (cosa assai ardua per qualsivoglia creatore) e il mondo lo ricompensò con la sua moneta preferita: un successo epocale. La pecca di ‘Napoleon’ sta nell’assenza – totale, irrimediabile – di quel sangue, quel calore, quel dolore. E nell’assenza altrettanto nefasta del suo centro focale: Napoleone. Più di 100.000 libri scritti su di lui – una formidabile impronta sui suoi contemporanei e gli immediati posteri – migliaia e migliaia di soldati che rapiti dal suo slancio volavano sul campo di battaglia letteralmente abbracciando la morte… Se vi sembra immagine romantica, certo che lo è! Poiché questo smisurato condottiero e legislatore visse si alimentò e cadde nei nutrienti e pericolosi marosi del grande romanticismo. Che fu magma travolgente, non cosetta da frasi d’amore nei cioccolatini.

Scott-Phoenix-Scarpa, tetro terzetto, andate a nascondervi. Dietro la lavagna, come al tempo delle lavagne, con in capo il cappello di carta e le orecchie d’asino. Su 100.000 e passa trattati su Napoleone, almeno uno, oltre ai suntini del web, non avreste potuto leggerlo?
Ascoltate quel che di lui scrisse il visconte Chateaubriand, ‘padre del romanticismo’, cellularmente avverso al parvenu Bonaparte, ma profondamente lucido e onesto : ‘Un genio immenso nella guerra, – una mente instancabilmente abile e sensata nell’amministrazione, un legislatore laborioso e ragionevole…epperò un politico che lascerà sempre a desiderare’. Ed era suo avversario…
Beethoven ( non precisamente l’ultimo degli scalzacani apparso su Spotify) scrisse per lui la più impetuosa delle sue sinfonie, la 3°. Che titolò ‘l’Eroica’. E dedicò a Napoleone, per festeggiare l’apparizione di un Grande Uomo. Si rimangiò il tutto quando l’ambizioso generale si auproclamò imperatore, ma questo è ininfluente, le passioni hanno questi andamenti. E il piccolo Còrso dell’ispirare passioni smisurate se ne intendeva. E tanto.
Hegel, qualcosa di più di un odierno youtuber che ci inonda di petulanti video sapienziali, scrisse rapito (per quanto può esserlo un immenso filosofo):“Ho visto l’imperatore – quest’anima del mondo – uscire dalla città per andare in ricognizione; è davvero una sensazione meravigliosa vedere un tale uomo che, concentrato qui su un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo…’
Victor Hugo, profondamente partecipe dell’epopea napoleonica, ci ha lasciato pagine di splendore su Waterloo, nei Miserabili. A conclusione della sua superba evocazione di quel crollo epocale ‘Era possibile che Napoleone vincesse quella battaglia?’ – si domanda – ‘No, rispondiamo. Perché? Per via di Wellington? Per via di Blucher? No: per via di Dio. Bonaparte vincitore a Waterloo, non era più ammissibile dalla legge del secolo decimo nono; stava preparandosi un’altra serie di fatti, nei quali non v’era più posto per Napoleone. Da molto tempo la cattiva volontà degli eventi s’era manifestata: era tempo che quell’uomo cadesse. L’eccessivo suo peso nel destino umano turbava l’equilibrio. Quell’individuo contava da solo più di tutto il resto dell’universo…era giunto per l’incorruttibile equità suprema il momento di riflettere. Probabilmente i princìpi e gli elementi dai quali dipendono le gravitazioni regolari nell’ordine morale come nell’ordine materiale si lagnavano; il sangue fumante, il rigurgitare dei cimiteri, le madri in lacrime sono arringhe terribili; e quando la terra soffre d’un sovraccarico, vi sono misteriosi gemiti nell’ombra, che l’abisso sente. Napoleone era stato denunciato nell’infinito e la sua caduta era decisa. Egli era d’ostacolo a Dio. Waterloo non è una battaglia: è il mutamento di fronte dell’universo”

Questo, nella vittoria e nel crollo, era l’uomo senza confini che Ridley Scott si è illuso di catturare. Con un retino da farfalle. Pretesa utopica di un Grande che invecchia male.

1 Comment

  1. Ma che bella lettura! Come mangiare un cibo molto piccante, che sorprende ogni nuovo boccone. Non penso sia il trovarsi in linea o meno con i suoi punti di vista. Parlo semplicemente del puro divertimento. Ma accolgo con estremo interesse il suo punto di vista (che stimo) su questo nuovo film. Andrò a vederlo? MMMHHHHH

    Dopo questa lettura, mah, non saprei. Amo il cinema e apprezzo Il Grande Scott, ma sento sempre i bisogno di trovare un rispetto per la verità e la coerenza in quello che guardo. Se non c’è una verità storica da rispettare (parliamo di un fantasy) ci deve essere DEVE ESSERE una coerenza. Ormai non sono più “drogabile” dai CGI, anche se li apprezzo se usati con moderazione (film=videogioco? NO!) , e quindi è sempre il valore della coerenza e del buon disegno di una sceneggiatura solida che conta. Che ti fa venire quel desiderio nostalgico, direi “dalla pancia” di rivedere un film, e poi rivederlo ancora. Pare che dopo questa valutazione stimabile della Wittig il film in questione sia uno che dimenticherai quasi con piacere dopo essere uscito dal cinema e averne discusso un po’ con qualche amico.

    Va bene. Basta così

    Giovanni

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