L’Annunciazione nell’arte fra Donne e Madonne

lunedì, 18 Dicembre 2023
5 minuti di lettura

Ok, ci piaccia o no, Natale è alle porte. Per gli allergici e gli infastiditi, l’espressione è quanto mai calzante. Arriva, assedia, sfonda e invade. Hai voglia barbe bianche e campanellini, torroni e renne festaiole, illuminate da tubi effetto neon. O se preferite da reti in acrilico, o anche da fili con luci micro led, il Web è prodigo. Sotto sotto si rintraccia una certa brutalità, del resto un assalto è un assalto. Quella stalla di Nazareth – non fatevi raggirare dalla location dimessa! – gode di paurose sponsorizzazioni ai piani alti. Cherubini, Serafini, gente di questa stazza, insomma. Non escludo anche Troni e Dominazioni. Tutta l’Upper Class celeste, insomma. Scomodarono perfino una Cometa, per far da navigatore ai Re Magi. Non c’è gara. Natale sta per arrivare e arriverà. Rassegnatevi.

Come fece la Vergine Maria, in precedenza, quando fu annunciata dall’Angelo del Signore. Quando le venne comunicato, insomma, che cotanto destino – Madre del Salvator Mundi, in più vergine, hai detto niente! – incombeva sulle sue spalle inesperte. Molti pittori hanno ben colto lo smarrimento, oserei dire la ripulsa appena velata di buone maniere con cui la giovane accolse il formidabile annuncio. Del resto gli artisti, se davvero tali, hanno vista scandagliante e cuore profondo. Nella (oggi) celebratissima Annunciazione di Lorenzo Lotto l’evento è rievocato con originale e scanzonata maestria. E ricordiamoci che se non fosse per il solito ebreo geniale di nome Berenson – la storia della cultura occidentale è impregnata di ebrei geniali – noi italiani questo favoloso nostro pittore l’avremmo per sempre abbandonato ai ragni e alla polvere della dimenticanza.

Veniamo al quadro. La giovane cui s’indirizza il grande annuncio ha il viso rivolto verso di noi. V’è un che di contadinesco e insieme di scaltro nei tratti di lei. In disaccordo col tono più alto dell’arredo e del curatissimo giardino di sfondo. Le mani levate e protese esprimono una trattenuta – ma precisa – ripulsa. Del resto, la comprendiamo. L’Angelo muscoloso alla sua destra – oggi si direbbe palestrato – appare spavaldamente conficcato nella zona di comfort della ragazza. Addio comfort, insomma. Col poderoso braccio levato a indicarle Dio Padre, che in alto a destra sta tuffandosi su di lei, il Messaggero celeste non è di quelli che puoi rispedire al mittente. Come facciamo coi call center. Lo sa bene il gatto rabbioso e spaventato, che schizza lontano dall’intruso, con gli occhi fuori dalle orbite. E lo sa la fanciulla, col capo stretto tra le spalle, come rientrato. Se fosse una tartaruga scomparirebbe nel guscio, ma è umana, può solo inclinarlo in atteggiamento di debole ripulsa. Si schermisce, insomma, ma non rifiuta. Non può. Ci guarda da sotto in su con quegli occhi complessi, da soli un capolavoro. Come implorasse una via d’uscita, una scusa per un ‘No, non posso, non son degna’. Qualcosa che non offenda i Potenti. Per sottrarsi a quella stanza fatale insieme al suo gatto. E c’è anche, in quegli occhi già sottomessi, la cognizione che le toccherà piegarsi. Per un motivo assai semplice: è donna.

Glielo ricorderà San Girolamo. Che importanza ha che siano ormai passati quattro secoli, una ragazza nella sua posizione il tempo lo sfora.

‘Se la donna non si sottomette all’uomo, che è il suo capo, essa è colpevole del medesimo delitto di un uomo che non si sottomette al suo capo, Cristo…’. Figuriamoci quindi una campestre ragazza che disobbedisce a Dio. Il Capo dei Capi. Non se ne parla.

Rincara la dose il dotto apologeta cristiano Tertulliano, nel 3° secolo dopo la nascita del Bambinello. ‘ La donna è un tempio costruito su una cloaca. Tu, donna, sei la porta del demonio… È a causa tua che il figlio di Dio ha osato morire; tu dovrai fuggire per sempre in gramaglie e coperta di cenci…’. Non c’è che dire, un tipo affettuoso. Un Gufo supremo. Ci sopporta solo in veli luttuosi e oltretutto laceri. Non ce lo manda a dire.

La fanciulla di Lotto – futura Madonnina – si sentiva le spalle gravate anche per via di queste future esecrazioni? Che avrebbero intossicato i destini di tutte le sue consorelle cristiane? Delle donne, insomma? È possibile…

In una tela del preraffaellita Rossetti, una Vergine dégoutée e palesemente anoressica, rannicchiata in camicia da notte su un lettino, osserva con avversione il giglio che il severo Angelo Nunziante le sbarra davanti, quasi a recluderla. Più intellettuale di quella del Lotto, questa s’è forse sintonizzata col verbo futuro di San Girolamo, che si occupa con fervore mellifluo di come educare le bimbe cristiane. O piuttosto di come avviarle a un prematuro suicidio, sembrerebbe.

‘…Che non sappiano, si raccomanda, a che servono flauti, lire e cetre. La musica è proibita. Non devono avere cameriere graziose e curate, ma una vecchia virago seriosa, pallida, sordida che esorti di notte al canto dei salmi , e di giorno alle preghiere nelle ore dovute. Non deve prendere bagni…una fanciulla non dovrebbe mai vedersi nuda…verrà allevata in un chiostro, non guarderà in faccia nessun uomo e nemmeno saprà che esiste un altro sesso…’. Mamme cristiane, mi raccomando: la governante sceglietela ‘sordida’. Repellente, insomma. Vecchia e accigliata è troppo poco.

Nell’Annunciazione Martelli, di Filippo Lippi ci troviamo in contesto più mondano. La Vergine, di vaghe fattezze e ancor più vaghe vesti, cerca di sottrarsi all’Angelo educatamente inginocchiato di fronte a lei con un rapido cenno di scusa. ‘Chiedo scusa, ho ospiti a cena, mi aspettano’, sembra dire. Ma non te la caverai così, cara. Le buone maniere non ti sottrarranno al tuo augusto destino. Magari a te i Santi Padri si rivolgeranno in modo più urbano. Più politico. Considerato che i tuoi – hailoro! – ti hanno fatto studiare, che sai leggere scrivere e far di conto. È alle donne acculturate come te che si rivolge Papa Benedetto XV, deceduto nel 1922, a noi pericolosamente più vicino dei precedenti.

‘È opportuno il voto alle donne – decreta – perché sono più conservatrici e legate agli ambienti ecclesiastici, ma ciò non toglie valore alla loro necessaria ineguaglianza e inferiorità…’

‘Ah, non lo toglie??? Noi si cominciava a sperare…’

‘…ripeto: non toglie valore alla loro necessaria ineguaglianza e inferiorità, in quanto la Sacra Scrittura sottopone soprattutto alla nostra attenzione due dei maggiori pericoli: vino e donne.’

Tremate anche voi, viticoltori. Bio e Doc non vi salveranno, brucerete all’Inferno. Non oso immaginare cosa potrà accadere nell’aldilà ai viticoltori donne. Comunque niente di carino, ci potete giurare.

Papa Paolo VI, passato a miglior vita nel 1978, dà una riverniciata modernista alla misoginìa millenaria di Santa Madre Chiesa. Si accapiglia con le femministe. ‘ Il posto della donna è soprattutto in casa – proclama con ammirevole originalità – Sono da condannare gli sforzi di quelle femministe le cui pretese mirano a un’ampia uguaglianza tra uomo e donna…’. Papale papale.

Cristallino. Il perché l’aveva enunciato prima. ‘All’uomo spetta l’ultima parola in tutte le questioni economiche e domestiche e la donna dev’essere pronta all’obbedienza in tutte le cose’. Augh! Grande Capo si è espresso.

Ma nessuno può eguagliare in soavità, apertura mentale e profondo, sincero apprezzamento del femminile il buon Sant’Oddone di Cluny (878-942).

‘Se gli uomini vedessero quel che è sotto la pelle delle donne – ci ha lasciato scritto – immediatamente vomiterebbero. E se ci ripugna toccare lo sterco anche solo con la punta del dito, come possiamo desiderare di abbracciare una donna, creatura di sterco? ’. Eh già. Oddone il coprofobo. L’insano di Cluny. E l’hanno pure fatto Santo.

Ok, d’accordo, la Santa Chiesa nel 1995 ha chiesto scusa alle donne. Una lettera, firmata Giovanni Paolo II, rivolta a ‘ogni donna’. Chiede perdono alle donne per le ingiustizie commesse nel nome di Cristo. E a Cristo, l’ha chiesta?

E poi, una letterina non basta. Qui le donne continuano a cadere. Non per droni, non per bombe, ma per maschi. Cara Chiesa, tu ci hai messo molto, del tuo. Per secoli e secoli. No, una lettera di scuse non basta proprio. Ti ricordo queste note parole del Talmud: ‘ State molto attenti a far piangere una donna, perché poi Dio conta le sue lacrime’.

Parole sante. Sarebbe ora di farci un pensierino. Dopotutto, è Natale.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.