Manovra 2024, sì da commissione Bilancio: dalle pensioni al Ponte, le novità

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(Adnkronos) – La commissione Bilancio del Senato ha completato intorno alle 6 del mattino, al termine di una seduta notturna iniziata poco prima dell’1, l’esame di tutti gli emendamenti alla manovra 2024. Dopo aver proceduto alla votazione di quelli dell’opposizione, la commissione ha dato il via libera a quelli del governo e successivamente a quelli dei relatori, oltreché agli emendamenti unitari delle forze di minoranza sui 40 milioni del ‘tesoretto’ da destinare al contrasto alla violenza di genere e sui 2 milioni da destinare allo screening delle malattie rare e dei tumori. Terminata la seduta, è stato stabilito che la commissione si riunirà alle 10 per gli ordini del giorno, le dichiarazioni di voto e per dare, infine, il mandato ai relatori.  

Sono stati approvati dalla commissione Bilancio del Senato i quattro emendamenti alla manovra 2024 presentati dal governo che riguardano le pensioni, comprese quelle dei medici, gli enti locali, i finanziamenti per le infrastrutture tra cui quello per il Ponte sullo stretto di Messina e la sicurezza, che include il trattamento previdenziale di forze armate, forze di polizia e vigili del fuoco. 

“E’ stato un lavoro molto impegnativo, credo che alla fine il governo abbia portato a casa diversi risultati. Abbiamo cercato di ascoltare anche le ragioni dell’opposizione e non abbiamo compresso il dibattito. Alla fine un percorso ordinato si è raggiunto, credo con beneficio di tutti. C’è stato spazio per tutti i gruppi parlamentari”, ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani al termine del voto della commissione Bilancio. “C’è un impegno per chiudere venerdì mattina e vogliamo che questo impegno venga mantenuto. Dipende dalla capigruppo ma non penso che andremo in Aula questo pomeriggio, credo sia più immaginabile che si cominci martedì pomeriggio”, ha aggiunto il ministro. 

Non ci saranno tagli alle pensioni di vecchiaia di medici, operatori sanitari, dipendenti degli enti locali, ufficiali giudiziari e insegnanti, mentre, ad esclusione del settore della sanità, vengono confermati i tagli a quelle anticipate. Nel settore della sanità, invece, la decurtazione diminuirà man mano che si ritarderà l’anticipo del pensionamento. Inoltre, i dirigenti medici e gli infermieri potranno rimanere al lavoro fino a 70 anni, su base volontaria. E’ quanto prevede la norma del governo in manovra che ha ottenuto il via libera in commissione Bilancio del Senato. 

Le decurtazioni non si applicano “ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2023 e nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio”. L’accesso alla pensione anticipata “è consentito se risulta maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il trattamento pensionistico decorre trascorsi 3 mesi dalla data di maturazione dei requisiti contributivi”. Per quanto riguarda medici, infermieri, dipendenti enti locali, insegnanti d’asilo e ufficiali “il trattamento pensionistico decorre trascorsi 3 mesi dalla data di maturazione dei requisiti se sono maturati entro il 31 dicembre 2024, 4 mesi se sono maturati entro il 31 dicembre 2025, 5 entro il 31 dicembre 2026, 7 mesi entro il 31 dicembre 2027 e 9 mesi entro il 31 dicembre 2028.  

Per i medici e le altre categorie di dipendenti pubblici già citate, la riduzione del trattamento pensionistico è “ridotta in misura pari a un trentaseiesimo per ogni mese di posticipo dell’accesso al pensionamento rispetto alla prima decorrenza utile per gli iscritti alla cassa per la pensione dei sanitari e per quelli alla cassa per le pensioni dei dipendenti degli enti locali che cessano l’ultimo rapporto di lavoro da infermieri”. Questo per assicurare “un efficace assolvimento dei compiti primari di tutela della salute e di garantire l’erogazione dei livelli assistenziali di assistenza”. 

Il governo conferma i costi previsti per il Ponte sullo Stretto, pari a 11,63 miliardi di euro, ma le spese a carico dello Stato vengono alleggerite per 2,3 miliardi con il reperimento delle risorse attraverso il fondo per lo Sviluppo e la Coesione in capo alle regioni. Ha infatti ottenuto il via libera della commissione Bilancio del Senato l’emendamento del governo che prevedeva, “nelle more dell’individuazione di fonti di finanziamento atte a ridurre l’onere a carico del bilancio dello Stato” la spesa complessiva “di 9.312 milioni di euro, in ragione di 607 milioni di euro per l’anno 2024, 885 milioni di euro per l’anno 2025, 1.150 milioni di euro per l’anno 2026, 440 milioni di euro per l’anno 2027, 1.380 milioni di euro per l’anno 2028, 1.700 milioni di euro per l’anno 2029, 1.430 milioni di euro per l’anno 2030, 1.460 milioni di euro per l’anno 2031 e 260 milioni di euro per l’anno 2032”. 

La parte mancante rispetto agli 11,63 miliardi di euro previsti nel disegno di legge viene reperita attraverso l’autorizzazione “della spesa di 718 milioni di euro, in ragione di 70 milioni di euro per l’anno 2024, 50 per l’anno 2025, 50 per l’anno 2026, 400 milioni di euro per l’anno 2027 e 148 milioni di euro per l’anno 2028, mediante corrispondente riduzione del Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, e imputata sulla quota afferente alle amministrazioni centrali” e gli altri 1,6 miliardi “in ragione di 103 milioni di euro per l’anno 2024, 100 milioni per l’anno 2025, 100 milioni per l’anno 2026, 940 milioni di euro per l’anno 2027 e 357 milioni di euro per l’anno 2028 per l’anno 2029, mediante corrispondente riduzione risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027 e imputata sulle risorse indicate per le Regioni Sicilia e Calabria dalla delibera Cipess”. 

La norma prevede che “gli accordi per la coesione da stipulare tra la Regione Siciliana e Calabria con il ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr danno evidenza degli importi annuali a destinazione delle risorse alla realizzazione dell’intervento, a concorrenza integrale degli importi annuali individuati”. Entro il 30 giugno di ogni anno, e fino all’entrata in esercizio dell’opera, “il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti presenta informativa al Cipess sulle iniziative intraprese ai fini del reperimento di ulteriori risorse a copertura dei costi di realizzazione dell’opera. Con apposite delibere, su proposta del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con il ministero dell’Economia e Finanze, il Cipess attesta la sussistenza delle ulteriori risorse”, determinando conseguentemente “la corrispondente riduzione in via prioritaria dell’autorizzazione di spesa e la relativa articolazione annuale”. 

Viene costituito un fondo nello stato di previsione del ministero dell’Economia e delle Finanze con una dotazione di 32 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025 e di 42 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 da destinare, nell’ambito dei rispettivi provvedimenti negoziali relativi al triennio 2022-2024, alla disciplina degli istituti normativi nonché ai trattamenti economici accessori del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, privilegiando quelli finalizzati a valorizzare i servizi di natura operativa di ciascuna amministrazione. Lo prevede un emendamento del governo alla manovra che ha avuto il via libera in commissione Bilancio del Senato.  

In caso di mancato perfezionamento dei predetti provvedimenti negoziali alla data del 10 gennaio 2025, recita la norma approvata, l’importo annuale di cui al primo periodo è destinato, con decreto dei ministri per la Pubblica amministrazione e dell’Economia e delle Finanze, sentiti i ministri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia, all’incremento delle risorse dei fondi per i servizi istituzionali del personale del comparto sicurezza-difesa e dei fondi per il trattamento accessorio del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. 

Cento milioni di euro in favore delle Regioni a statuto ordinario per l’anno 2024 al fine di coprire i maggiori costi determinati dall’aumento dei prezzi delle fonti energetiche degli anni 2022 e 2023 e la riduzione di 250 milioni di euro di somme disponibili per investimenti stabiliti nel Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021. E’ quanto previsto in un emendamento sugli enti locali del governo alla manovra, che ha avuto il via libera in commissione Bilancio al Senato. 

La riduzione di 250 milioni di euro degli stanziamenti, spiega la relazione che accompagna il testo, si rende necessaria per garantire la neutralità finanziaria sui saldi di finanza pubblica. In particolare, il riconoscimento alle regioni di un contributo di 100 milioni di euro, ampliando la capacità di spesa corrente per 100 milioni nel 2024, richiede pari copertura in termini di indebitamento netto. Considerato che le risorse stanziate per spese di investimento pluriennali, sulla base delle informazioni più aggiornate incorporate nei quadri tendenziali di finanza pubblica presentati nella Nadef 2023, hanno sotteso un diverso profilo di impatti sull’indebitamento netto (40% per il primo e il secondo anno e il 20% per il terzo anno) occorre ridurre gli stanziamenti per investimenti di 250 milioni di euro. 

Viene inoltre estesa la cumulabilità delle agevolazioni fiscali per interventi di risparmio energetico con i contributi regionali, già prevista per gli anni 2023 e 2024, anche per gli anni 2025 e 2026.  

Ci sono poi quasi 105,6 milioni di euro per la Val d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, Trento e Bolzano a titoli di ristoro per gli effetti finanziari delle misure del primo modulo della riforma fiscale. Nel dettaglio, oltre 5 milioni sono assegnati alla Val d’Aosta, quasi 21 mln alla provincia autonoma di Bolzano, circa 19,5 mln alla provincia autonoma di Trento, oltre 29 mln per il Friuli Venezia Giulia e quasi 40 mln per la Sardegna. 

Ha ottenuto il via libera della commissione Bilancio del Senato l’emendamento dei relatori alla manovra che chiarisce la questione della cedolare secca al 26% per gli affitti brevi. Nella disposizione approvata si precisa che l’aliquota ridotta al 21% si applica ai redditi derivanti da contratti di locazione breve relativi a una unità immobiliare, individuata dal contribuente in sede di dichiarazione dei redditi. Inoltre, l’emendamento prevede l’accesso nel 2024 al fondo per l’acquisto della prima casa anche per le famiglie numerose. 

Più tempo a circa 200 Comuni di tutta Italia per fissare le aliquote Imu, con un impatto anche sui contribuenti che, in alcuni casi, potrebbero dover pagare una nuova rata entro febbraio. E’ quanto prevede un emendamento dei relatori alla manovra, approvato in commissione Bilancio del Senato, secondo il quale solo per il 2023 in deroga alla normativa vigente, le delibere regolamentari e di approvazione delle aliquote e delle tariffe sono tempestive se inserite nel portale del federalismo fiscale entro il 30 novembre 2023. Di conseguenza, il termine per la pubblicazione delle delibere, ai fini dell’acquisizione della loro efficacia, è fissato al 15 gennaio 2024. Se le nuove aliquote comporteranno una differenza positiva tra le nuove aliquote e l’imposta versata al 18 dicembre i contribuenti saranno di nuovo chiamati alla cassa entro il 29 febbraio 2024, senza sanzioni e interessi. Nel caso emerga una differenza negativa il rimborso è invece dovuto secondo le regole ordinarie. 

Bocciata la proposta normativa che prevedeva la proroga di un mese dello smart working per i dipendenti pubblici fragili e che spostava la scadenza dal 31 dicembre 2023 al 31 gennaio 2024. 

 

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